Pupo ha sostenuto l’esame orale di maturità a 70 anni e ha chiuso la giornata nel modo più naturale per lui: cantando al pianoforte. Enzo Ghinazzi, questo il suo vero nome, si è presentato all’Istituto Minerva di Roma per completare un percorso iniziato due anni fa, con l’obiettivo di recuperare gli studi interrotti da ragazzo. Un traguardo personale, più che televisivo, affrontato con emozione, preparazione e anche un po’ di quella leggerezza che lo accompagna da sempre.
La scena è curiosa, ma anche bella. Un cantante famoso, con decenni di carriera alle spalle, torna davanti a una commissione come uno studente qualunque. Non per promuovere un disco, non per fare una gag, non per inventarsi l’ennesima trovata da spettacolo. Pupo ha deciso di rimettersi sui libri e arrivare fino all’esame di maturità, con tutte le ansie del caso. Perché puoi aver cantato davanti a migliaia di persone, puoi aver fatto Sanremo, televisione, concerti e interviste, ma sedersi davanti ai professori resta sempre una piccola prova di nervi.
Prima di entrare, Pupo ha raccontato di aver studiato per due anni. Non ha nascosto l’emozione e ha spiegato di voler chiudere una pagina rimasta aperta da molto tempo. La scuola, per lui, era un pezzo di vita lasciato indietro. A 70 anni ha scelto di riprenderlo, dimostrando che certi percorsi non hanno una scadenza fissa. A volte tornano quando meno te lo aspetti, magari dopo una carriera piena di successi.
Il colloquio è partito dalla sua storia personale. La commissione gli ha chiesto di raccontare il proprio curriculum, la carriera musicale, i libri pubblicati e anche il documentario dedicato alla sua vita. Da lì l’esame si è allargato, come accade nella maturità di oggi, passando da una materia all’altra. Pupo ha parlato di Gabriele D’Annunzio, del rapporto dello scrittore con il fascismo, di Luigi Pirandello e del tema dell’identità personale.
Non è mancato neppure Dante. E lì, conoscendo il personaggio, la musica è entrata quasi da sola. Secondo le ricostruzioni, Pupo avrebbe persino cantato alcuni versi della Divina Commedia, trasformando un passaggio letterario in un momento più personale. Può far sorridere, certo, ma racconta anche il suo modo di affrontare le cose: prendere un argomento serio e portarci dentro un frammento di sé.
La parte più temuta era l’inglese. Lo aveva detto lui stesso: quella era la materia che lo preoccupava di più. Durante l’orale ha dovuto parlare dell’età vittoriana, di Oscar Wilde, de Il ritratto di Dorian Gray e di Charles Dickens. Ha ammesso qualche difficoltà con la grammatica, ma è riuscito comunque a sostenere anche quella parte del colloquio. E, diciamolo, già questo lo rende molto vicino a tanti maturandi: l’inglese continua a essere uno di quei momenti in cui anche i più sicuri iniziano a sudare.
Spazio anche a diritto ed educazione civica. Pupo ha affrontato domande sulla Costituzione italiana, sui poteri del Presidente della Repubblica e sulla promulgazione delle leggi. Ha parlato del valore delle istituzioni e del ruolo dello Stato, inserendo anche riflessioni personali. Non si è limitato a ripetere nozioni, ma ha provato a collegare gli argomenti alla sua esperienza e alla sua visione del presente.
Alla fine del colloquio, durato quasi un’ora, Pupo si è detto soddisfatto. La frase scelta è stata molto semplice: “Me la sono cavata”. Nessuna posa da primo della classe, nessuna esagerazione. Solo il commento di uno studente che sa di aver affrontato una prova importante e di esserne uscito bene. Ha anche lasciato intendere di aspettarsi un voto discreto, senza fare troppo il fenomeno.
Poi è arrivato il finale più da Pupo possibile. In aula magna si festeggiava il compleanno di una docente e c’era un pianoforte. Lui si è seduto e ha cantato Un amore grande, il brano portato al Festival di Sanremo nel 1984. Una dedica all’istituto, alla professoressa festeggiata e a quella giornata così particolare. Dopo l’esame, la musica. Dopo la tensione, l’applauso.
La storia colpisce perché va oltre la semplice curiosità. Pupo non aveva bisogno della maturità per essere riconosciuto dal pubblico. La sua carriera esiste già, con successi popolari, programmi televisivi, libri e una vita artistica lunghissima. Proprio per questo il gesto ha un sapore diverso. Non sembra il tentativo di aggiungere un titolo a un curriculum. Sembra piuttosto una piccola rivincita personale.
Certo, qualcuno potrà dire che per un personaggio famoso tutto diventa più mediatico. È vero. Il suo esame non poteva passare inosservato come quello di uno studente qualunque. Ma questo non cancella il valore della scelta. Rimettersi a studiare a 70 anni richiede pazienza, umiltà e anche un certo coraggio. Devi accettare di non sapere tutto, di sbagliare, di farti interrogare, di tornare in una posizione in cui qualcuno valuta la tua preparazione.
E questa, forse, è la parte più interessante. Pupo per un giorno non è stato solo il cantante di Su di noi o di Un amore grande. È stato uno studente. Con l’emozione, le materie più amate, quelle più temute, la voglia di fare bella figura e il sollievo finale. Una condizione normale, quasi tenera, che rende la notizia più umana di quanto sembri.
Ora lui ha già parlato della possibilità di iscriversi all’università. Vedremo se lo farà davvero o se questa maturità resterà un traguardo chiuso così, con un sorriso e una canzone al pianoforte. In ogni caso, il messaggio resta: non è mai troppo tardi per riprendere in mano qualcosa che pensavamo perduto.
Pupo ha superato la maturità a 70 anni e, alla fine, ha scelto di raccontarla con la frase più semplice: “Me la sono cavata”. Forse è proprio questo il bello. Niente trionfalismi, niente discorsi enormi. Solo un uomo che ha deciso di chiudere un cerchio e si è rimesso sui libri per farlo.
Secondo voi Pupo ha fatto bene a tornare sui banchi a 70 anni o certe sfide hanno senso solo da giovani? Scrivetelo nei commenti e diteci cosa ne pensate.


