Esiste una categoria speciale di domande ipotetiche che il cervello umano non riesce a smettere di fare, anche sapendo perfettamente che non portano da nessuna parte. “Cosa sarebbe successo se…?” È la domanda più inutile e più irresistibile della storia del pensiero, quella che ti tiene sveglio la notte non perché la risposta cambi qualcosa, ma perché non riusciresti a smettere di immaginare le possibilità anche se ti pagassero per farlo.
In questa categoria speciale, il caso dei Doors che considerarono Paul McCartney come sostituto di Jim Morrison occupa un posto d’onore. Non perché sia la più importante, ma perché è quella che ogni volta che la racconti vedi le persone fare quella faccia. Quella faccia lì. Quella di chi sta cercando di capire se stai scherzando e poi realizza che no, stai facendo sul serio, e allora ricomincia da capo con un’espressione ancora più incredula.
Morrison, Parigi e la fine di un’era
Il percorso dei Doors si interrompe nell’estate del 1971 con la morte di Jim Morrison, trovato senza vita nella vasca da bagno del suo appartamento parigino in Rue Beautreillis il 3 luglio, a ventisette anni. Era andato a Parigi cercando la stessa atmosfera che aveva nutrito Baudelaire, Rimbaud e Verlaine, i suoi poeti di riferimento, e in quella stessa atmosfera aveva finito per morire, con la causa ufficiale di arresto cardiaco e senza autopsia perché la legge francese non la prevedeva obbligatoria. L’assenza di autopsia ha alimentato per decenni ogni tipo di ipotesi alternativa, compresa quella di un’overdose accidentale di eroina mai confermata, che è il tipo di dettaglio che le leggende del rock tendono ad attrarre con la stessa naturalezza con cui i miei vicini attraggono rumori molesti nelle ore sbagliate.
L.A. Woman, l’ultimo album registrato con Morrison, era uscito il 19 aprile 1971, qualche mese prima della sua morte. Era già tutto finito prima che il pubblico avesse finito di ascoltarlo.
Robby, Ray, John e il problema di cosa fare adesso
Quello che succede dopo la morte di una figura carismatica che è anche il centro gravitazionale di una band è una domanda a cui la storia del rock ha risposto in modi molto diversi. Sciogliersi immediatamente. Andare avanti come se niente fosse. Trovare un sostituto. Pubblicare materiale rimasto nei cassetti. I Doors hanno provato quasi tutto nell’arco di pochissimo tempo.
Robby Krieger, Ray Manzarek e John Densmore decidono di non sciogliersi subito e di portare a termine il materiale che avevano in lavorazione. Pressioni dell’etichetta Elektra, certo, ma anche una genuina difficoltà a chiudere qualcosa che era stato la loro vita per anni. Krieger lo dirà chiaramente: “Quando Jim morì, ci siamo detti: ‘Accidenti, cosa facciamo? Possiamo mollare tutto oppure, visto che abbiamo tutte queste canzoni, entriamo in studio e vediamo cosa succede’. Probabilmente non avremmo dovuto pubblicarlo così presto dopo la morte di Jim.”
Esce Other Voices nel 1971, seguito da Full Circle nel 1972. I tre si alternano alla voce. Il risultato, per quanto rispettabile come sforzo umano, non fa che rendere evidente quanto Morrison fosse insostituibile, il che è sia ovvio che brutale da verificare in presa diretta ogni volta che ascolti quei dischi.
Paul McCartney al basso con i Doors: la frase che ti fa rileggere due volte
Ed è qui che la storia prende quella piega che ti fa smettere di fare quello che stavi facendo e ricominciare da capo. Perché in quel periodo di ricerca di una nuova identità, i Doors arrivano a valutare l’ipotesi di inserire un nuovo musicista. E tra i nomi che vengono considerati c’è quello di Paul McCartney.
Non come voce solista, sia chiaro. L’idea, confermata anni dopo da Ray Manzarek in persona, era di McCartney al basso. I Doors con Paul McCartney al basso. Manzarek lo ha detto senza nessuna esitazione: “Sì. Paul avrebbe suonato il basso. Avrebbe funzionato alla grande. Chissà in quale direzione saremmo andati se fosse successo davvero.”
Prenditi un momento. Immagina di spiegare questa frase a qualcuno che non conosce la storia del rock. “I Doors stavano pensando di prendere Paul McCartney come bassista dopo la morte di Morrison.” La persona ti guarda. Tu annuisci. La persona ti riguarda. Silenzio.
Il dettaglio del basso è quello che rende tutto più strano, non meno. Non stavano cercando qualcuno che potesse somigliare a Morrison, che cantasse come lui, che avesse la sua presenza scenica. Stavano cercando un bassista. Come se il problema principale dei Doors dopo la morte di Jim Morrison fosse la sezione ritmica.
Perché non successe, e perché è un peccato immaginarselo
La collaborazione rimase allo stato embrionale per ragioni abbastanza concrete. Nessuno della band arrivò mai a formulare una proposta reale a McCartney, e McCartney in quel periodo era impegnato a costruire i Wings con Linda McCartney e Denny Laine. Gestire due band contemporaneamente, una delle quali era i Doors in stato di lutto e disorientamento, sarebbe stato logisticamente complicato anche per qualcuno con l’energia di Paul McCartney nel 1971.
Quindi non successe niente. I Doors pubblicarono i due album senza Morrison, non funzionarono come si sperava, e si sciolsero. McCartney fece i Wings, che avranno pure i loro problemi ma almeno erano una cosa definita con un’identità propria.
Rimane però quell’immagine: Manzarek alle tastiere, Krieger alla chitarra, Densmore alla batteria, McCartney al basso, e da qualche parte una voce solista da trovare. Una band che sarebbe stata qualcosa di completamente diverso dai Doors originali e probabilmente qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa esistesse nel rock del 1971. Se avrebbe funzionato è impossibile dirlo. Se sarebbe stato interessante è invece abbastanza certo.
La storia del rock è piena di collaborazioni che non sono mai avvenute, di band che avrebbero potuto formarsi e non si sono formate, di incontri mancati per questioni di tempistica, di soldi, di ego o di semplice pigrizia. Questa è probabilmente la più stravagante di tutte, quella che ogni volta che la racconti ti rendi conto di quanto la realtà superi qualsiasi cosa tu possa inventare.
I Doors con Paul McCartney. Non ci siamo andati lontani, a quanto pare. E probabilmente è meglio così, perché alcune domande ipotetiche funzionano meglio senza risposta. Con la risposta, sai già come va a finire. Senza, puoi continuare a immaginare per sempre.


