Il film “Quasi Amici” è tornato a conquistare il pubblico italiano e si trova tra i titoli più visti su Netflix in questi giorni. La commedia francese del 2011, diretta da Olivier Nakache e Éric Toledano, continua a far piangere e ridere milioni di spettatori in tutto il mondo anche a distanza di anni dalla sua uscita. Ma dietro questa storia di amicizia così toccante si nascondono curiosità incredibili che in pochi conoscono. La più sorprendente? Il vero Philippe Pozzo di Borgo, l’aristocratico tetraplegico che ha ispirato il film, aveva inizialmente rifiutato di portare la sua vita sul grande schermo. Il motivo? Temeva che il risultato fosse troppo triste e deprimente.
“Non ho avuto il coraggio di fare qualcosa di triste”
Quando la giornalista e produttrice televisiva francese Mireille Dumas si avvicinò per la prima volta a Philippe Pozzo di Borgo con l’idea di realizzare un film sulla sua vita, l’uomo disse di no. In un’intervista rilasciata al quotidiano francese Allociné, Philippe spiegò le ragioni del suo rifiuto: “Non me la sono sentita, non ho avuto il coraggio di fare qualcosa di triste. Non era un granché per persone già distrutte o escluse”.
Philippe aveva paura che la sua storia venisse trasformata in un melodramma pieno di pietà, uno di quei film strappalacrime che ti lasciano con l’anima a terra. E francamente, chi potrebbe dargli torto? La sua vita era già abbastanza difficile così, senza doverla vedere trasformata in un monumento al dolore sullo schermo. Un uomo rimasto paralizzato dal collo in giù dopo un incidente in parapendio, che aveva perso la moglie amata poco dopo, non aveva certo bisogno di rivedersi come vittima da compatire.
Ma poi qualcosa cambiò. I registi Nakache e Toledano riuscirono a convincerlo con una promessa molto precisa: il film non sarebbe stato triste. Sarebbe stata una commedia, una di quelle commedie francesi leggere e divertenti che ti fanno ridere anche quando raccontano argomenti delicati. Gli garantirono che non ci sarebbero stati sguardi pietosi, musiche struggenti o scene patetiche. Il film avrebbe celebrato la vita, l’amicizia e la forza di andare avanti nonostante tutto. Solo allora Philippe diede il suo permesso.
La storia vera che ha commosso il mondo
La storia raccontata in “Quasi Amici” è vera. Philippe Pozzo di Borgo era un aristocratico francese di origini corse, discendente di una famiglia nobile, dirigente della prestigiosa casa di champagne Moët & Chandon. Aveva una vita brillante, piena di viaggi, cultura e lusso. Era sposato con Béatrice, la donna che amava, e insieme avevano costruito un’esistenza felice.
Tutto cambiò il 23 giugno 1993 (alcuni riportano il 1996, ma le fonti più attendibili parlano del 1993) quando Philippe decise di fare un volo in parapendio sulle Alpi svizzere. Un incidente terribile lo rese tetraplegico, paralizzato dal collo in giù. Da quel momento non riuscì più a muovere braccia e gambe, costretto a dipendere dagli altri per ogni singola cosa: mangiare, bere, vestirsi, lavarsi. Ogni gesto quotidiano che prima era automatico divenne impossibile.
Come se non bastasse, nel 1999 sua moglie Béatrice morì di malattia. Philippe sprofondò in una depressione nera. Pensò persino al suicidio. Un giorno provò a stringersi il tubo dell’ossigeno attorno al collo, non voleva più sentirsi un peso per gli altri, non voleva più provare quel dolore insopportabile. Ma qualcosa lo fermò. E quel qualcosa aveva un nome: Abdel Yasmin Sellou.
Entra in scena “il diavolo custode”
Abdel era tutto il contrario di Philippe. Giovane algerino appena uscito di prigione, con qualche precedente penale alle spalle, nessuna formazione come badante, modi rozzi e una sfrontatezza disarmante. Quando si presentò al colloquio per il posto di assistente personale di Philippe, lo fece solo per una ragione: ottenere la firma che gli serviva per continuare a ricevere i sussidi statali per la sua famiglia. Non aveva alcuna intenzione di lavorare davvero. Voleva solo il timbro sul modulo e andarsene.
Ma Philippe vide qualcosa in lui. Vide un ragazzo che non lo guardava con pietà. Abdel non abbassava gli occhi imbarazzato, non usava quel tono di voce fintamente dolce che Philippe odiava, non lo trattava come un povero invalido da compatire. Lo trattava come un uomo normale. Anzi, lo prendeva persino in giro. E Philippe, che era stanco di essere circondato da persone che camminavano sulle uova intorno a lui, decise di dargli una possibilità.
I primi tempi furono difficili. Abdel non sapeva come prendersi cura di una persona tetraplegica. Ma imparò. E mentre imparava a occuparsi del corpo immobile di Philippe, accadde qualcosa di straordinario: i due divennero amici. Veri amici. Non c’era più il datore di lavoro ricco e il dipendente povero. C’erano solo due uomini che si completavano a vicenda.
Philippe chiamava Abdel “il diavolo custode“, un soprannome che poi sarebbe diventato il titolo del libro autobiografico che scrisse sulla loro amicizia (pubblicato in Italia come “Il diavolo custode”, mentre in Francia si intitolava “Le Second Souffle” – Il secondo respiro). Perché “diavolo”? Perché Abdel con la sua estrosità e incoscienza lo cacciava in un sacco di guai. Lo portava a sfrecciare per Parigi a bordo della sua Maserati (sì, quella dell’inizio del film è vera!), lo trascinava in avventure folli, lo costringeva a uscire di casa quando Philippe avrebbe voluto rinchiudersi nel suo dolore.
In un’intervista Abdel disse: “Tutti e due abbiamo capovolto il destino che sembrava già scritto per noi. Lui sembrava condannato all’immobilità, io alla galera. Invece insieme abbiamo ribaltato le cose: io con l’incoscienza dei miei vent’anni l’ho costretto a uscire di casa, gli sono stato complice in stravaganti esperienze, lui ha fatto di me un uomo vero, è stato la mia coscienza, mi ha dato un futuro. Philippe per me è stato come il maestro Jedi di Guerre Stellari, che combatte al tuo fianco e ti insegna quello che devi fare.”
Philippe dal canto suo scrisse nel suo libro: “Senza di lui sarei morto di decomposizione. Mi ha liberato quando ero prigioniero, protetto quando ero debole. Mi ha fatto ridere quando ero spezzato.”
Le curiosità che non tutti sanno
Quello che molti non sanno è che la scena dei baffi alla Hitler che vediamo nel film non è mai accaduta nella realtà. Abdel ha confermato in diverse interviste di non aver mai fatto quella scenetta a Philippe. È stata un’invenzione dei registi per rendere il film più divertente. Però Abdel ha davvero portato Philippe a sfrecciare per le strade di Parigi a velocità folle, questa parte è assolutamente vera.
Un’altra curiosità riguarda François Cluzet, l’attore che interpreta Philippe nel film. Cluzet voleva fare un lavoro perfetto, così chiese di poter incontrare Philippe prima delle riprese. Passò del tempo con lui, lo osservò attentamente, studiò ogni suo minimo movimento della testa (gli unici movimenti che Philippe poteva fare), il suo modo di parlare, persino il suo modo di respirare. Voleva che la sua interpretazione fosse il più fedele possibile alla realtà. E ci riuscì alla perfezione.
Omar Sy, l’attore che interpreta Driss (il nome di Abdel nel film), grazie a questa interpretazione vinse il prestigioso Premio César nel 2012 come miglior attore. Questo ruolo gli aprì le porte di Hollywood: poco dopo fu scritturato per “X-Men: Giorni di un futuro passato” e successivamente per “Jurassic World”. Oggi Omar Sy è una star internazionale, ma tutto è partito da “Quasi Amici”. La sua interpretazione trasuda vita, energia e quella sfrontatezza che serve per raccontare un personaggio così complesso.
Un successo planetario
Il film uscì nelle sale francesi il 2 novembre 2011 e fu un successo immediato e clamoroso. In pochissime settimane divenne il secondo film francese di maggior successo di tutti i tempi, superato solo da “Giù al Nord” del 2008. In Francia incassò 166 milioni di euro, mentre a livello mondiale arrivò a quota 426 milioni di dollari. In Italia, dove uscì il 24 febbraio 2012, fu visto in sala da quasi 2 milioni e mezzo di spettatori.
Ma i numeri non bastano a spiegare il fenomeno “Quasi Amici”. Il film ha toccato qualcosa di profondo nel cuore delle persone. Ha dimostrato che si può raccontare la disabilità senza pietismo, che si può ridere anche di situazioni difficili senza mancare di rispetto a nessuno, che l’amicizia vera non conosce barriere di classe sociale, razza o condizione fisica.
Il successo fu tale che vennero realizzati tre remake in paesi diversi: “Oopiri” in India nel 2016, “Inseparables” in Argentina sempre nel 2016, e “The Upside” negli Stati Uniti nel 2017, con Bryan Cranston nel ruolo di Philippe e Kevin Hart in quello di Abdel. Nessuno di questi remake ha eguagliato il successo dell’originale francese, ma testimoniano quanto quella storia abbia colpito il mondo intero.
Cosa ne è stato di Philippe e Abdel
Abdel lavorò per Philippe per circa dieci anni, poi la loro collaborazione professionale finì. Ma l’amicizia no, quella è durata per sempre. I due sono rimasti in contatto, si sentivano regolarmente, si consideravano famiglia.
Abdel tornò a vivere in Algeria, dove si sposò e mise su famiglia. Oggi ha tre figli e gestisce un allevamento di polli. Una vita tranquilla, lontana dai riflettori, ma serena. L’esperienza con Philippe lo ha cambiato profondamente, lo ha reso “un uomo vero” come lui stesso ha dichiarato.
Philippe invece si trasferì in Marocco, dove si risposò dopo la morte di Béatrice. La sua seconda moglie si chiama Khadija e insieme ebbero due figli. Philippe continuò a vivere una vita piena nonostante la paralisi, viaggiando, scrivendo, incontrando persone. La sua vita non finì con l’incidente in parapendio, in un certo senso ricominciò quando incontrò Abdel.
Philippe Pozzo di Borgo è morto il 1° giugno 2023 a Marrakech, in Marocco, all’età di 72 anni. La notizia della sua scomparsa ha commosso milioni di persone in tutto il mondo che avevano conosciuto la sua storia attraverso il film.
Perché “Quasi Amici” continua a emozionare
A distanza di oltre dieci anni dalla sua uscita, “Quasi Amici” continua a essere uno dei film più amati e rivisti. Il motivo è semplice: racconta una verità universale. Racconta che le persone più diverse possono salvarsi a vicenda. Che l’amicizia vera non ha bisogno di molte parole, che ridere insieme è una medicina potente, che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, anche quando sembra impossibile.
Il film non nasconde le difficoltà, non fa finta che tutto sia facile. Ma sceglie di concentrarsi sulla vita invece che sulla morte, sulla gioia invece che sul dolore, sull’amicizia invece che sulla solitudine. E lo fa con una leggerezza e un’ironia che sono il vero segreto del suo successo.
Quando Philippe disse no alla prima proposta di film sulla sua vita perché “troppo triste”, aveva ragione a essere preoccupato. Ma i registi Nakache e Toledano mantennero la promessa: fecero un film divertente, commovente, pieno di vita. Un film che celebra la forza dell’essere umano, la capacità di rialzarsi anche quando tutto sembra perduto, il potere di un sorriso condiviso.
E forse è proprio questo il motivo per cui “Quasi Amici” continua a essere tra i film più visti su Netflix. Perché in un mondo che spesso sembra cupo e complicato, questa storia ci ricorda che l’amicizia vera può cambiare tutto. Che non importa da dove vieni o cosa ti è successo nella vita: quello che conta è chi incontri lungo il cammino.
Hai già visto “Quasi Amici”? Conoscevi la storia vera di Philippe e Abdel? Quale scena del film ti ha emozionato di più? Lascia un commento qui sotto per dire la tua e raccontarci cosa pensi di questo film straordinario!


