Quentin Tarantino non sembra avere alcuna intenzione di vedere Toy Story 5, nonostante le prime reazioni al nuovo film Pixar siano molto positive. Il motivo è semplice, e anche abbastanza coerente con il personaggio: per lui Toy Story 3 era già la chiusura perfetta. Dopo quel finale, secondo il regista, non c’era più bisogno di continuare.
Toy Story 5 arriverà nei cinema italiani il 18 giugno 2026 e riporterà in sala Woody, Buzz, Jessie e gli altri giocattoli in una storia molto legata al presente. Stavolta il “rivale” non è un nuovo pupazzo da cameretta, ma Lilypad, un tablet a forma di rana che finisce per attirare sempre di più l’attenzione di Bonnie. I giocattoli, messi da parte dalla tecnologia, dovranno capire come riconquistare il loro posto nella vita della bambina.
Una premessa attuale, anche furba. Perché Toy Story ha sempre parlato della paura di essere dimenticati. Prima Woody temeva l’arrivo di Buzz. Poi è arrivata la crescita di Andy. Poi Bonnie, il passaggio di testimone, il bisogno di trovare un nuovo scopo. Adesso arriva lo schermo. E diciamolo: per un giocattolo, competere con un tablet nel 2026 è come presentarsi a una gara di Formula 1 con un triciclo. Tenerissimo, ma complicato.
Le prime reazioni dopo la première mondiale del 9 giugno sono state molto entusiaste. Si è parlato di un ritorno alla magia Pixar, di un film emozionante, divertente e capace di dare nuovo spazio a Jessie, che in questo quinto capitolo sembra avere un ruolo molto importante. Per il pubblico italiano, però, bisognerà aspettare ancora qualche giorno per capire se l’entusiasmo sia giustificato.
Tarantino, invece, pare aver deciso prima ancora di sedersi in sala.
La sua posizione nasce da una dichiarazione fatta nel 2024 durante una conversazione con Bill Maher nel podcast Club Random. In quell’occasione il regista aveva spiegato di non aver voluto vedere nemmeno Toy Story 4, perché per lui il terzo film aveva chiuso la storia in modo impeccabile. In sostanza: la trilogia era completa, l’arco emotivo era arrivato dove doveva arrivare, Andy aveva salutato i suoi giocattoli e Pixar aveva già dato al pubblico un finale potentissimo.
E su questo, possiamo anche capirlo. Il finale di Toy Story 3 è uno di quei momenti che ti colpiscono anche se entri in sala convinto di vedere “solo un cartone”. Andy che consegna i giocattoli a Bonnie è una scena che parla di crescita, addio, memoria e infanzia lasciata andare. È una chiusura talmente forte che molti spettatori, ancora oggi, considerano quel film il vero finale della saga.
Tarantino ragiona proprio così: se hai chiuso nel modo migliore possibile, perché riaprire?
La risposta di Pixar, però, va in un’altra direzione. Andrew Stanton, co-regista di Toy Story 5, ha spiegato che Toy Story 3 concludeva la storia di Andy, non per forza quella dei giocattoli. Secondo lui, con Bonnie si è aperto un nuovo ciclo narrativo. Quindi il quinto film non sarebbe un’aggiunta inutile, ma un altro capitolo di una storia diversa, legata a una nuova bambina e a nuove paure.
La risposta è intelligente, anche se non farà cambiare idea a tutti. Perché il rischio dei sequel tardivi è sempre lo stesso: il pubblico può sentire odore di operazione nostalgia. E Toy Story è un terreno delicatissimo. Non stiamo parlando di una saga qualunque. Stiamo parlando di un pezzo di infanzia collettiva. Ogni nuovo capitolo viene accolto con affetto, ma anche con un sospetto: “Pixar sta davvero raccontando qualcosa di nuovo o sta solo riaprendo un cassetto che era meglio lasciare chiuso?”.
Pete Docter, direttore creativo di Pixar, ha risposto con ironia alla posizione di Tarantino, dicendo di apprezzare il suo gusto e il fatto che resti fedele alle proprie idee. Jim Morris, presidente di Pixar, è stato più diretto: secondo lui Tarantino dovrebbe dare una possibilità al film, perché potrebbe non restarne deluso. Tony Hale, voce originale di Forky, ha difeso la Pixar dicendo che lo studio non racconterebbe una storia senza avere qualcosa da dire.
Alla fine, il dibattito è più interessante del solito perché non riguarda solo Toy Story 5. Riguarda il modo in cui guardiamo le saghe. Alcuni spettatori vogliono tornare sempre dai personaggi che amano, anche a costo di rischiare un capitolo meno necessario. Altri, come Tarantino, preferiscono una chiusura netta. Un finale bello, anche doloroso, ma definitivo.
Io capisco entrambe le posizioni. Da una parte, l’idea di rivedere Woody, Buzz e Jessie fa sempre effetto. Dall’altra, Toy Story 3 aveva salutato il pubblico con una grazia rara, e certe emozioni funzionano proprio perché non vengono spiegate per altri tre film.
Ora tocca a Toy Story 5 dimostrare di meritare quella porta riaperta. La storia del tablet Lilypad può essere un modo intelligente per parlare ai bambini di oggi e agli adulti cresciuti con i primi film. Però la domanda resta: era davvero necessario tornare ancora una volta nella stanza dei giocattoli?
Tarantino ha già risposto di no. Pixar, invece, proverà a convincerci dal 18 giugno.
Tu da che parte stai: Toy Story 5 andava fatto oppure la saga doveva chiudersi con il finale perfetto di Toy Story 3? Scrivilo nei commenti.


