Nel centro del mirino è uno di quei thriller anni 90 che forse oggi vengono nominati troppo poco, e questo è quasi offensivo. Il film con Clint Eastwood e John Malkovich, diretto da Wolfgang Petersen nel 1993, ha ancora un clamoroso 96% su Rotten Tomatoes e in Italia si può recuperare in streaming a noleggio o acquisto su Amazon Prime Video e Apple TV+. Se ami i thriller adulti, tesi, pieni di telefonate inquietanti e facce che sembrano aver dormito tre ore in una settimana, questo è il momento giusto per ripescarlo.
La storia è semplice, ma funziona ancora benissimo. Clint Eastwood interpreta Frank Horrigan, agente del Secret Service segnato da un trauma enorme: era nella scorta di John Fitzgerald Kennedy il giorno dell’attentato di Dallas e non è riuscito a salvare il presidente. Trent’anni dopo, ormai vicino al tramonto della carriera, si ritrova davanti a una nuova minaccia. Un ex assassino della CIA, Mitch Leary, interpretato da John Malkovich, vuole uccidere il presidente in carica. E decide di sfidare proprio Horrigan, tormentandolo al telefono e giocando con il suo senso di colpa.
Già detta così, capisci perché il film regge ancora.
Nel centro del mirino non ha bisogno di sommergerti di esplosioni ogni cinque minuti. Non è quel tipo di action. È più un duello psicologico travestito da thriller politico. Da una parte c’è Eastwood, con il suo solito carisma ruvido, ma anche con una fragilità più evidente del solito. Dall’altra c’è Malkovich, che qui è semplicemente perfetto nel ruolo del cattivo disturbante, elegante e velenoso. Uno di quei villain che non urlano sempre, non devono fare i pazzi con la bava alla bocca, ma riescono comunque a farti sentire sporco il telefono anche solo ascoltandoli parlare.
E infatti Malkovich si prese una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista. Meritata, senza bisogno di discutere troppo.
Il film ottenne anche altre due candidature agli Oscar: miglior sceneggiatura originale per Jeff Maguire e miglior montaggio per Anne V. Coates. Non male per un thriller che, sulla carta, poteva essere liquidato come “Clint Eastwood protegge il presidente”. In realtà dentro c’è molto di più: colpa, vecchiaia, fallimento, orgoglio professionale, paura di non avere più il fisico e i riflessi di una volta. Frank Horrigan non è un eroe invincibile. È un uomo che corre, suda, sbaglia, viene preso in giro per l’età e prova comunque a fare l’unica cosa che sente ancora sua: proteggere qualcuno.
Questa è una delle ragioni per cui il film funziona dopo 33 anni. Non cerca di far sembrare Eastwood un ragazzino. Al contrario, usa la sua età come parte della tensione. Frank non è il più veloce, non è il più moderno, non è quello che capisce subito ogni nuova tecnologia. Però ha esperienza, intuito e un tormento personale che lo tiene sveglio. Il film gioca proprio su questo: può un uomo pieno di rimpianti avere una seconda occasione?
Wolfgang Petersen dirige con grande mestiere. Parliamo del regista di U-Boot 96, La storia infinita, Air Force One e Troy. Uno che sapeva costruire tensione, spazio, ritmo e senso del pericolo. In Nel centro del mirino la suspense non nasce solo dagli inseguimenti, ma dall’attesa. Da una chiamata. Da una frase detta nel momento giusto. Da un dettaglio che sembra piccolo e invece può diventare una minaccia.
Il cast aiuta parecchio. Accanto a Eastwood e Malkovich troviamo Rene Russo, nei panni dell’agente Lilly Raines, Dylan McDermott e Gary Cole. Rene Russo dà al film una presenza adulta, intelligente, senza diventare la classica “donna del protagonista” messa lì per dovere. Il rapporto con Horrigan funziona perché ha ironia, attrito e una certa malinconia. Non sembra una storia romantica appiccicata sopra il thriller con lo scotch.
Poi c’è quel sapore anni 90 che oggi, diciamolo, manca parecchio. Nel centro del mirino appartiene a un periodo in cui Hollywood produceva thriller per adulti con budget importanti, star vere e sceneggiature compatte. Film pensati per un pubblico che non aveva bisogno di universi condivisi, scene post-credit o spiegoni infiniti. Ti sedevi, guardavi due attori fortissimi sfidarsi, uscivi soddisfatto. Fine. Ogni tanto non sarebbe male tornarci, invece di allungare qualunque idea fino alla quarta stagione, al prequel e allo spin-off sul vicino di casa del protagonista.
Il successo, all’epoca, fu netto. Il film costò circa 40 milioni di dollari e ne incassò più di 187 nel mondo. Funzionò al botteghino, piacque alla critica e lasciò un segno anche nella carriera di Eastwood, che in quegli anni stava vivendo una fase molto interessante tra icona classica, autore riconosciuto e volto ancora credibile del cinema d’azione.
Oggi forse Nel centro del mirino non viene citato quanto Gli spietati, Gran Torino o Million Dollar Baby, ma resta uno dei migliori thriller con Clint Eastwood protagonista. Ha tensione, un cattivo memorabile, una regia solida e quella sensazione da cinema adulto che non prova a fare il fenomeno, ma sa esattamente dove vuole arrivare.
E il bello è che non è invecchiato male. Certo, qualche dettaglio tecnologico tradisce l’epoca, ma il cuore del film è ancora forte. Un uomo perseguitato da un errore del passato. Un assassino che lo usa come bersaglio psicologico. Una corsa contro il tempo. Due attori che si mordono la scena a distanza. Basta questo, se lo sai fare bene.
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