Non è una storia inventata. Qualcosa di Lilla, il film andato in onda giovedì sera su Rai1 con l’11.9% di share – deludente nei numeri ma non nella sostanza – ha alle spalle qualcosa di molto più grande di una semplice produzione televisiva. Nasce da un libro scritto raccogliendo testimonianze reali, è firmato da una giornalista che ha dedicato anni a questi temi, ed è collegato a un movimento che porta lo stesso nome e che lavora concretamente per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del comportamento alimentare. Quello che hai visto ieri sera su Rai1 non era una storia di finzione costruita a tavolino – era la storia di molte ragazze italiane, raccontata attraverso due personaggi.
Chi è Maruska Albertazzi e perché questo film esiste
Tutto parte da Maruska Albertazzi, giornalista, sceneggiatrice e autrice che ha firmato sia il romanzo che la sceneggiatura del film. Non è la prima volta che Albertazzi si occupa di questi temi: ha già diretto Hangry Butterflies, un documentario che racconta la storia di un gruppo di ragazze che scelgono di affrontare e superare i propri disturbi alimentari. Un lavoro che le ha permesso di entrare in contatto diretto con le storie, i dolori e le speranze di molte giovani donne.
Il romanzo Qualcosa di Lilla è stato pubblicato il 27 marzo 2026 dalla casa editrice Solferino, in collaborazione con Rai Libri – solo sei giorni prima che il film andasse in onda. Non è una coincidenza: è una strategia narrativa precisa, che vuole portare la storia su più livelli contemporaneamente, raggiungendo lettori e spettatori con lo stesso messaggio.
Albertazzi è anche parte attiva del Movimento di Lilla, un’organizzazione nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sui disturbi del comportamento alimentare. Il colore lilla non è scelto a caso – è il colore simbolo internazionale della lotta contro questi disturbi, lo stesso che appare nei fiocchi e nelle campagne di sensibilizzazione che si svolgono ogni anno in tutto il mondo. Dare a questo film quel nome significa collocarlo esplicitamente dentro un discorso più ampio, che va oltre l’entertainment.
La storia vera dietro Nicole e Luce
Il film racconta la storia di Nicole, quindici anni, appassionata di matematica, che vive in periferia con sua madre Veronica dopo la separazione dei genitori. Un padre poliziotto – Cristiano – che vede nei fine settimana e con cui ha un rapporto più morbido e affettuoso. Una madre personal trainer, energica e decisa, che la vorrebbe più matura di quello che si sente.
La vita di Nicole cambia quando in classe arriva Luce – un nome che nel film funziona come un ossimoro, perché quella ragazza carismatica e magnetica porta con sé un buio che ha imparato a mascherare con sicurezza. Luce soffre di un disturbo alimentare da quando era bambina, lo vive come parte di sé, non come qualcosa da combattere. E questa normalizzazione, questo rendere accettabile qualcosa che non lo è, è il meccanismo più pericoloso e più realistico che il film mette in scena.
La regista Isabella Leoni ha spiegato la sua scelta narrativa con una frase precisa: “Qualcosa di Lilla non è la storia di una ragazza che guarisce, ma di una ragazza che compie un primo passo verso il cambiamento, scegliendo di voler guarire.” Una distinzione importante, che rende il film più onesto rispetto a molti prodotti televisivi che tendono a racchiudere storie complesse in archi narrativi troppo puliti. La guarigione non arriva in novanta minuti – il percorso è lungo, difficile, non lineare. Il film sceglie di raccontare il momento in cui si decide di iniziarlo, non il suo arrivo.
Il cast: una protagonista diciottenne con una storia di cinema già importante
Federica Pala, che interpreta Nicole, ha diciotto anni ed è già un nome conosciuto nel cinema italiano. Il pubblico l’ha vista nella serie sul delitto di Avetrana, e ha fatto il suo debutto come attrice cinematografica alla Mostra del Cinema di Venezia con un film dei fratelli D’Innocenzo – due dei registi più rispettati del cinema italiano contemporaneo. Non è un caso che sia stata scelta per un ruolo così delicato e così esposto.
In un’intervista, Federica ha raccontato il suo approccio al personaggio: “Mi sono approcciata al disturbo alimentare studiando in maniera approfondita cosa dovessi rappresentare. Non volevo mancare di rispetto alle persone che quel disturbo lo vivono davvero.” Una sensibilità rara, soprattutto per qualcuno della sua età. E sul palcoscenico televisivo, si vede.
Ancora più interessante è il fatto che Federica studia psicologia mentre recita. Una doppia formazione che le permette di portare al personaggio una consapevolezza che va oltre la recitazione pura – una comprensione dei meccanismi emotivi e psicologici che rendono Nicole credibile anche nei momenti più difficili da rappresentare.
Alessandro Tersigni, che interpreta Cristiano, il padre di Nicole, è un volto molto conosciuto al grande pubblico italiano grazie al suo ruolo ne Il Paradiso delle Signore, la serie di Rai1 che raccoglie milioni di spettatori ogni pomeriggio. La sua presenza nel film porta con sé una familiarità che aiuta lo spettatore a entrare nella storia, a sentire quel padre come qualcuno che potrebbe conoscere.
Raffaella Rea nei panni di Veronica costruisce uno dei personaggi più complessi del film: una madre che fa la cosa sbagliata convinta di fare quella giusta, che mette pressione dove dovrebbe lasciare spazio, che non riesce a vedere il dolore di sua figlia perché quella figlia non glielo mostra. Un personaggio che molti genitori potrebbero riconoscere in modo scomodo.
Margherita Buoncristiani interpreta Luce con quel tipo di carisma che rende il personaggio seducente anche per lo spettatore – riesci a capire perché Nicole si lasci trascinare, perché quella ragazza sembri qualcosa di speciale, qualcuno da seguire. È una delle prove più riuscite del film.
La colonna sonora e le scelte visive
Un dettaglio curioso: la colonna sonora del film include il brano Sembra quasi di Fulminacci, il cantautore romano che negli ultimi anni si è affermato come una delle voci più interessanti della musica italiana contemporanea. La scelta non è casuale – Fulminacci ha una capacità di parlare all’adolescenza in modo autentico, senza paternalismi, e quella canzone accompagna alcune delle scene emotivamente più dense del film.
La regista Leoni ha scelto una palette cromatica accesa e sgargiante, quasi fiabesca, che entra in contrasto netto con la durezza della storia raccontata. Un contrasto deliberato: l’adolescenza sembra colorata dall’esterno anche quando dentro è tutto buio, e questo sfasamento tra apparenza e realtà è uno dei messaggi più precisi che il film vuole lasciare.
Perché gli ascolti bassi non dicono la verità su questo film
11.9% di share ha fatto parlare di delusione, di Rai1 che non riesce a reggere il confronto con Pio e Amedeo. E i numeri sono quelli che sono. Ma la funzione di un film come Qualcosa di Lilla non si misura solo con l’auditel: si misura con quante conversazioni riesce ad aprire, con quanti genitori si sono trovati a guardare lo schermo e a chiedersi se nella vita di loro figlio o figlia ci fosse qualcosa che non stavano vedendo.
Albertazzi e il Movimento di Lilla lavorano su questo livello da anni – non cercano l’effetto spettacolare, cercano la conversazione. E un film in prima serata su Rai1, anche con l’11.9%, raggiunge quasi due milioni di persone. Non è poco.
Hai visto Qualcosa di Lilla ieri sera, oppure l’hai saltato per stare con Pio e Amedeo su Canale 5? E pensi che la televisione italiana dovrebbe fare più spazio a storie come questa, anche se attirano meno pubblico? Scrivilo nei commenti – su questo si stanno confrontando molti spettatori in queste ore.


