Rami Malek ha vinto l’Oscar interpretando Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, ma la voce che senti durante le canzoni non è semplicemente la sua. Il film costruisce infatti le performance musicali usando soprattutto registrazioni originali di Mercury, affiancate in alcuni punti dalla voce di Marc Martel e, in misura minore, da quella dello stesso Malek. È uno dei dettagli più curiosi dietro un biopic che nel 2018 diventò un fenomeno mondiale.
La domanda torna spesso perché l’interpretazione di Malek è talmente fisica da far pensare che abbia fatto praticamente ogni cosa in prima persona. Sul palco si muove come Mercury, respira seguendo i suoi tempi, affronta i brani con la stessa energia e durante le riprese cantava realmente. Ma ciò che l’attore produceva sul set non coincide necessariamente con la voce poi utilizzata nel montaggio finale.
Malek lo spiegò apertamente durante la promozione del film: il risultato è un insieme di più voci, con una presenza predominante di Freddie Mercury. In un’intervista a NPR raccontò di aver cantato ogni giorno al massimo delle proprie possibilità per riuscire a sincronizzarsi correttamente con Mercury, ammettendo però di essersi reso conto molto presto di non poter raggiungere quelle note nello stesso modo.
Non si trattò quindi di una semplice scena girata in playback. Malek prese lezioni di canto per mesi e interpretò realmente i brani sul set, anche perché la produzione doveva avere materiale utilizzabile per creare transizioni naturali tra le diverse registrazioni. Lui stesso raccontò che in alcuni passaggi è possibile sentire l’inizio della sua voce prima che subentri quella di Mercury. In altri momenti entra invece Marc Martel.
Ed è proprio Marc Martel uno dei protagonisti meno visibili di Bohemian Rhapsody.
Il cantante canadese era diventato conosciuto anche grazie alla straordinaria somiglianza tra il proprio timbro e quello di Freddie Mercury. Aveva interpretato a lungo le canzoni dei Queen e quella caratteristica finì per attirare l’attenzione della produzione. Nel film ricevette un credito come voce aggiuntiva e venne utilizzato per completare quelle parti in cui le registrazioni originali di Mercury non erano sufficienti o non potevano adattarsi perfettamente alle esigenze delle scene.
Martel ha sempre raccontato questa somiglianza con una certa ironia. Non cerca necessariamente di imitare Mercury in ogni dettaglio: semplicemente, anche cantando in maniera naturale, molte persone sentono qualcosa della voce del leader dei Queen.
Il risultato è stato così convincente che spesso è difficile capire dove finisca una registrazione e dove ne cominci un’altra.
Malek, da parte sua, non ha mai cercato di prendersi meriti che non gli appartenevano. In un’intervista a British GQ fu molto chiaro: chi va a vedere un film su Freddie Mercury vuole ascoltare Freddie Mercury, non Rami Malek. Disse anche che nel risultato finale c’era “un sacco di Freddie”.
La scelta fu probabilmente decisiva soprattutto per una sequenza come quella del Live Aid del 1985, ricreata quasi maniacalmente. Fu persino la prima parte del film girata da Malek. Per un attore che doveva ancora prendere completamente confidenza con il personaggio, trovarsi immediatamente davanti alla ricostruzione di Wembley e interpretare una delle esibizioni più famose della storia del rock non fu certo un ingresso graduale nel progetto.
Anche la colonna sonora ufficiale segue la stessa filosofia. Non è un album in cui Malek reinterpreta personalmente i classici dei Queen. La produzione musicale utilizza il repertorio della band, registrazioni storiche e versioni realizzate per il film. L’obiettivo non era presentare un attore trasformato in cantante, ma mantenere il più possibile l’identità musicale originale di Mercury.
A posteriori è difficile contestare il risultato commerciale. Bohemian Rhapsody incassò oltre 900 milioni di dollari nel mondo e Rami Malek vinse l’Oscar come miglior attore. La statuetta premiò però la sua interpretazione di Mercury, non una presunta imitazione vocale completa del cantante.
Malek dovette ricostruirne il modo di camminare, la postura, gli sguardi, i movimenti sul palco e persino il rapporto con i famosi denti sporgenti. Chiese di avere le protesi dentali molto prima delle riprese proprio per imparare a parlare e comportarsi con quella diversa conformazione della bocca.
C’è poi una piccola curiosità su come il film avrebbe potuto essere molto diverso. Prima di Malek furono associati al progetto diversi attori. Sacha Baron Cohen rimase a lungo legato al ruolo prima di lasciare per divergenze creative. Anche Ben Whishaw fu coinvolto durante il lungo sviluppo del progetto, mentre Oscar Isaac ha raccontato in seguito di aver avuto l’opportunità di interpretare Mercury ma di non essere stato convinto che il pubblico volesse vedere qualcuno “fare finta” di essere Freddie.
Su quest’ultimo punto si sbagliava parecchio.
Il pubblico voleva eccome vedere quella storia e, soprattutto, voleva ritrovare Freddie Mercury. La produzione scelse allora una soluzione intelligente: lasciare a Malek il compito di farlo rivivere fisicamente e utilizzare il più possibile la vera voce di Mercury per la musica. Marc Martel contribuì a rendere invisibili le cuciture tra una registrazione e l’altra.
Quindi Rami Malek canta in Bohemian Rhapsody? Sì, cantò durante le riprese e piccole parti della sua voce finirono nel mix. Ma la grande maggioranza di ciò che ascolti appartiene a Freddie Mercury, integrato dalla voce di Marc Martel. Il lavoro di Malek fu un altro: convincerci, almeno per un paio d’ore, che l’uomo davanti al microfono fosse nuovamente Freddie.
Tu avevi sempre pensato che nelle canzoni di Bohemian Rhapsody cantasse Rami Malek oppure conoscevi già il lavoro di Marc Martel? Scrivilo nei commenti.


