La quarta stagione di Reacher ha introdotto parecchi nuovi personaggi, ma dopo i primi tre episodi ce n’è uno che rischia già di rubare la scena persino a quelli arrivati direttamente dai romanzi di Lee Child: Russell Plum. È un giornalista investigativo interpretato da Kevin Weisman, compare nel secondo episodio e ha una particolarità importante. Nel romanzo Gone Tomorrow, da cui è tratta la stagione, Plum non esiste.
Gli sceneggiatori lo hanno inventato appositamente per la serie televisiva.
Una scelta rischiosa, almeno sulla carta. Reacher funziona da quattro stagioni anche perché ha trovato un equilibrio piuttosto efficace tra fedeltà ai libri e modifiche necessarie per la televisione. Creare da zero un personaggio e inserirlo dentro una storia già amata dai lettori poteva sembrare superfluo.
Invece Russell Plum funziona benissimo.
Anzi, potrebbe essere esattamente il tipo di personaggio di cui la serie aveva bisogno.
Russell Plum arriva nel momento peggiore possibile per Reacher
La quarta stagione parte da una situazione decisamente più inquietante del solito.
Jack Reacher, interpretato ancora una volta da Alan Ritchson, incontra in metropolitana Anna Merrick, una donna che inizialmente sospetta possa essere una possibile attentatrice suicida. La situazione prende però una direzione completamente diversa e la morte di Anna trascina Reacher dentro una storia che coinvolge servizi segreti, politica e una misteriosa memoria digitale.
La stagione adatta Gone Tomorrow, tredicesimo romanzo della saga di Lee Child, ma sposta parte dell’azione e modifica diversi personaggi rispetto al materiale originale.
Alla fine del primo episodio, Reacher viene rapito insieme a Jacob Merrick, fratello di Anna, e alla detective Tamara Green.
Il secondo episodio, Cage Fight, li porta in una struttura clandestina legata alla CIA. Reacher fa quello che ci aspettiamo da Reacher: analizza la situazione, trova il punto debole dei suoi avversari e comincia a mettere uomini al tappeto.
La sorpresa arriva subito dopo.
Ad aiutarli compare Russell Plum.
Un giornalista paranoico è probabilmente la persona perfetta da mettere accanto a Reacher
Plum è un giornalista freelance che da anni indaga sulle attività meno presentabili della CIA. Ha sorvegliato la struttura clandestina e proprio grazie a questa ossessione riesce a capire che Reacher e gli altri sono stati portati lì.
Kevin Weisman lo interpreta con un’energia completamente diversa da quella di Alan Ritchson.
Reacher parla poco, osserva molto e generalmente preferisce arrivare alle conclusioni prima di spiegare agli altri come ci sia riuscito. Plum, invece, parla, ragiona ad alta voce, raccoglie informazioni e sembra vivere costantemente con la sensazione che qualcuno possa comparire dietro la porta.
La coppia funziona proprio perché i due potrebbero difficilmente essere più diversi.
Plum riesce persino a intuire abbastanza rapidamente che Reacher possiede un passato da investigatore. Non ha bisogno di vedere il suo curriculum: lo capisce osservando il modo in cui analizza persone e situazioni.
Reacher, prevedibilmente, non sembra felicissimo di aver trovato qualcuno capace di leggerlo con la stessa facilità con cui lui legge gli altri.
Ed è divertente.
Reacher aveva bisogno di qualcuno che sapesse usare un computer
C’è anche un motivo molto pratico per cui Plum può diventare utile.
Jack Reacher vive praticamente fuori dal mondo digitale. Non possiede una casa, viaggia leggerissimo, utilizza poco internet e considera buona parte della tecnologia moderna qualcosa di cui può tranquillamente fare a meno.
Finché bisogna interrogare qualcuno, seguire una pista o entrare in una stanza piena di criminali, nessun problema.
Se invece bisogna seguire tracce digitali, navigare negli angoli meno accessibili della rete o scavare dentro documenti e informazioni online, Reacher può avere bisogno di qualcuno.
Plum è esattamente quel qualcuno.
Il giornalista conosce il dark web, sa recuperare informazioni e soprattutto dispone di una rete di conoscenze completamente diversa da quella militare di Reacher.
Il terzo episodio comincia già a trasformarlo da bizzarro salvatore incontrato per caso a vero componente della squadra.
La serie ha un problema: quasi tutti spariscono dopo una stagione
Il possibile futuro di Plum diventa ancora più interessante guardando la struttura di Reacher.
I romanzi di Lee Child funzionano quasi sempre come avventure autonome. Reacher arriva in una città, incontra alcune persone, risolve il problema e riparte.
La serie Prime Video ha mantenuto questa impostazione.
Il vantaggio è evidente: ogni stagione può cambiare ambiente, nemici e comprimari senza trascinarsi dietro decine di sottotrame.
Il limite comincia però a vedersi arrivati alla quarta stagione.
Alan Ritchson rischia di dover ricostruire da zero i rapporti tra i personaggi ogni volta.
Frances Neagley, interpretata da Maria Sten, è stata finora la presenza ricorrente più importante. Oscar Finlay è tornato brevemente dopo la prima stagione, ma la maggior parte degli altri alleati di Reacher sparisce insieme alla storia nella quale è stata introdotta.
Neagley, inoltre, sta diventando protagonista di una propria serie spin-off.
Serve quindi qualcuno che Reacher possa chiamare senza trasformare ogni stagione in una rimpatriata artificiale.
Russell Plum potrebbe essere una soluzione perfetta.
Kevin Weisman rende Plum ancora più divertente
Molto dipende anche da Kevin Weisman.
Chi guardava Alias probabilmente lo riconoscerà immediatamente: interpretava Marshall Flinkman, uno dei personaggi più amati della serie con Jennifer Garner. Negli anni lo abbiamo visto anche in produzioni come Scorpion, Runaways e Better Call Saul.
Weisman è particolarmente bravo con personaggi intelligenti, nervosi e leggermente fuori asse.
Plum sembra costruito esattamente sulle sue qualità.
Non diventa una macchietta comica infilata in mezzo alle scene per alleggerire la tensione. Può far sorridere, ma resta competente. Sa cose che Reacher non sa e possiede capacità che servono concretamente all’indagine.
Questo dettaglio fa una grande differenza.
Reacher non ha bisogno di un buffone al seguito. Ha bisogno di persone capaci di sorprenderlo.
Plum ci riesce.
Speriamo soltanto che sopravviva alla quarta stagione
Naturalmente c’è un piccolo problema.
Siamo dentro Reacher.
Diventare simpatici al pubblico mentre si indaga su una gigantesca cospirazione non è esattamente un’assicurazione sulla vita.
Se Russell Plum riuscirà ad arrivare vivo alla fine della stagione, però, Prime Video farebbe bene a non dimenticarlo.
Un giornalista investigativo capace di muoversi sul web sarebbe utilissimo nelle future avventure di Reacher, soprattutto perché permetterebbe alla serie di ampliare il mondo del protagonista senza modificarne la natura.
Reacher potrebbe continuare a essere il gigantesco vagabondo che arriva in città con uno spazzolino da denti, qualche dollaro e nessun computer.
Gli basterebbe sapere chi chiamare nel momento in cui serve qualcuno capace di aprirne uno.
Dopo quattro stagioni, avere finalmente qualche alleato ricorrente potrebbe inoltre rendere la serie meno prevedibile senza stravolgere la formula che ha funzionato finora.
Russell Plum non esiste nei libri di Lee Child.
Dopo tre episodi, viene quasi da chiedersi come abbia fatto Reacher ad aspettare quattro stagioni prima di inventarlo.
A voi Russell Plum sta piacendo oppure preferite che la serie rimanga il più fedele possibile ai personaggi creati da Lee Child? Scrivetecelo nei commenti.


