Atomic – Una corsa infernale aveva tutti gli ingredienti per conquistarmi: uranio arricchito, traffici internazionali, servizi segreti, criminali e due uomini costretti a viaggiare insieme mentre praticamente mezzo mondo cerca di raggiungerli. Il problema è che, dopo cinque episodi, mi è rimasta soprattutto la sensazione di una serie capace di intrattenere senza riuscire a sfruttare fino in fondo quello che aveva tra le mani.
Dal 20 agosto su Sky e NOW, Atomic vede Alfie Allen e Shazad Latif nei panni di Max e JJ, due personaggi che si incontrano nelle circostanze peggiori possibili e finiscono coinvolti nel trasporto di materiale nucleare.
Max è un trafficante abituato a muoversi in ambienti poco raccomandabili. JJ è molto più difficile da capire e nasconde parecchie cose sul proprio passato.
All’inizio nessuno dei due avrebbe un motivo valido per fidarsi dell’altro.
Poi arriva l’uranio.
E improvvisamente discutere su chi abbia raccontato qualche bugia diventa un problema relativamente piccolo.
Max e JJ funzionano più della trama che li circonda
La cosa che mi è piaciuta maggiormente è proprio il rapporto tra i due protagonisti.
Alfie Allen interpreta bene Max perché evita di trasformarlo nel solito criminale affascinante che sa sempre cosa fare. Max spesso non sa affatto cosa fare. Improvvisa, prova a leggere le persone davanti a lui e qualche volta sembra sopravvivere semplicemente perché qualcun altro commette un errore prima di lui.
JJ è più controllato.
Shazad Latif gli dà una presenza molto diversa e la serie sfrutta bene, almeno inizialmente, il mistero che circonda il personaggio.
Il loro rapporto cambia con il viaggio. Prima si tollerano perché non hanno alternative, poi cominciano lentamente a conoscersi e a capire che in quella situazione assurda l’unica persona sulla quale possono forse contare è proprio quella seduta accanto.
Questa parte mi ha convinto.
Non inventa nulla di nuovo, ma Allen e Latif rendono credibile la loro strana alleanza.
Il problema è che Atomic promette una storia molto più complessa
Appena senti parlare di materiale nucleare rubato, CIA, intelligence britannica e traffici tra Nord Africa e Medio Oriente, ti aspetti inevitabilmente una storia con un certo peso.
Io almeno me l’aspettavo.
Invece Atomic utilizza quasi sempre questi elementi per creare il prossimo inseguimento.
L’uranio diventa soprattutto qualcosa che tutti vogliono.
Bisogna trasportarlo, nasconderlo, recuperarlo, impedirgli di finire nelle mani sbagliate.
Funziona per costruire tensione, ma avrei voluto che la serie mi facesse percepire maggiormente quanto sia enorme ciò che Max e JJ stanno trasportando.
Il materiale nucleare dovrebbe cambiare completamente la dimensione della storia.
In alcuni momenti sembra quasi un carico criminale particolarmente prezioso.
Ed è un peccato, perché la premessa aveva possibilità enormi.
La serie corre molto, forse persino troppo
Una cosa sicuramente non manca: il movimento.
Atomic cambia continuamente scenario. I protagonisti attraversano zone diverse, incontrano nuovi personaggi, finiscono nei guai e devono trovare rapidamente un’altra strada.
Non c’è molto tempo per annoiarsi.
Il rovescio della medaglia è che parecchie situazioni vengono risolte prima di diventare veramente interessanti.
Un personaggio entra nella storia e pensi che possa diventare importante.
Poco dopo siamo già altrove.
Compare un nuovo problema.
Partono.
Arriva qualcuno con un’arma.
Ripartono.
Dopo qualche episodio inizi a capire il meccanismo.
La serie riesce comunque a mantenere una buona energia, ma la tensione non cresce sempre insieme alla velocità.
Correre non significa necessariamente far aumentare la suspense.
Samira Wiley viene utilizzata meno di quanto avrei voluto
C’è poi Cassie Elliott, interpretata da Samira Wiley.
Il personaggio avrebbe potuto rappresentare una parte molto interessante della serie perché osserva Max e JJ dall’esterno e deve capire cosa stiano facendo realmente.
Noi conosciamo alcune informazioni che lei non possiede.
Lei, di conseguenza, interpreta diversi movimenti dei protagonisti nella maniera peggiore possibile.
Mi piaceva questa idea.
Avrei però voluto vedere un confronto più forte tra le due parti della storia.
Cassie rimane importante, ma spesso sembra servire soprattutto a ricordarci che qualcuno sta inseguendo Max e JJ.
Con un’attrice come Samira Wiley si poteva fare di più.
Alcune situazioni richiedono parecchia disponibilità da parte dello spettatore
Non pretendo che un action thriller debba essere un documentario.
Altrimenti passerei metà del tempo a chiedermi perché nei film nessuno trovi mai traffico durante un inseguimento.
Però Atomic in alcuni passaggi chiede parecchio.
Ci sono coincidenze utilissime, incontri che avvengono esattamente nel momento necessario e personaggi capaci di uscire da situazioni che sembravano praticamente chiuse.
Una volta passa.
La seconda ci sta.
Alla terza inizi a chiederti quanto sia fortunato Max.
Alla quarta forse dovrebbe comprare un gratta e vinci.
La serie funziona meglio se non si cerca di controllare ogni dettaglio.
Il problema è che la premessa iniziale suggeriva qualcosa di più realistico e teso. Per questo alcune esagerazioni stonano maggiormente.
Cinque episodi, almeno, sono una scelta intelligente
Una decisione che ho apprezzato molto è invece la durata.
Cinque episodi sono sufficienti.
La storia non viene allungata artificialmente e non dobbiamo aspettare otto puntate prima che qualcuno ricordi di avere dell’uranio da qualche parte.
È una serie che potete iniziare un venerdì sera e concludere senza doverle dedicare una settimana.
Questo aiuta anche a perdonare alcuni passaggi meno riusciti.
Se fossero stati dieci episodi, probabilmente avrei iniziato a perdere interesse.
In cinque, invece, Atomic arriva alla fine prima che il suo meccanismo diventi troppo ripetitivo.
Visivamente funziona meglio di tante serie d’azione
Le ambientazioni sono un altro elemento positivo.
Deserto, città, strade isolate, edifici abbandonati e territori nei quali i protagonisti sembrano continuamente fuori posto danno alla serie un’identità abbastanza riconoscibile.
Non abbiamo la sensazione di stare guardando cinque ore girate nello stesso capannone industriale cambiando soltanto la lampadina.
Il viaggio si percepisce.
Anche il caldo, la polvere e le distanze contribuiscono bene alla storia.
In certi momenti Atomic funziona quasi più come road movie criminale che come thriller di spionaggio.
Forse avrei preferito persino che insistesse maggiormente su quella direzione.
Alla fine mi è piaciuta? Sì, ma senza entusiasmo
Non considero Atomic – Una corsa infernale una brutta serie.
Anzi, alcuni episodi si guardano molto volentieri e Alfie Allen insieme a Shazad Latif riesce a tenere in piedi parecchie scene.
Però mi aspettavo qualcosa in più.
La premessa mi faceva immaginare una serie più tesa, più sporca e maggiormente interessata alle conseguenze reali di un traffico di materiale nucleare.
Ho trovato invece un action piuttosto tradizionale che utilizza l’uranio per alzare la posta in gioco, ma senza approfondire veramente ciò che racconta.
Per me è da 6/10.
La guardi senza fatica, alcune scene funzionano bene e i protagonisti sono piacevoli da seguire.
Ma una volta arrivato alla fine non ho avuto la sensazione di aver visto una serie che farà molta strada nella mia memoria.
La Recensione
Atomic – Una corsa infernale
Atomic – Una corsa infernale ha una buona premessa e due protagonisti che funzionano meglio di gran parte dei personaggi che incontrano durante il viaggio. L'azione non manca e cinque episodi sono una durata perfetta, ma la storia sfrutta poco la componente nucleare e preferisce quasi sempre accelerare invece di approfondire.
PRO
- Alfie Allen e Shazad Latif sono una coppia riuscita.
- Cinque episodi permettono di finirla velocemente.
CONTRO
- L'uranio promette una storia più interessante di quella che poi viene raccontata.
- Alcune coincidenze sono parecchio comode.


