Scream è una di quelle saghe che sembrava impossibile da fermare. Il primo film è un classico intoccabile che ha ridefinito le regole dell’horror negli anni Novanta, il quarto era avanti anni luce rispetto ai tempi nel modo di raccontare i sequel e, persino dopo la morte di Wes Craven, la serie aveva trovato la forza di reinventarsi con i capitoli più recenti. Poi arriva Scream 7 e, per la prima volta, ti chiedi se la saga non avrebbe dovuto concludersi qualche capitolo fa. Non è una sensazione piacevole, soprattutto se sei cresciuto con questi film.
Il ritorno di Sidney Prescott non basta a salvare il film. Quando è stato annunciato il ritorno di Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott, i fan hanno esultato. Dopo le polemiche legate alla sua assenza nel sesto capitolo, rivederla sembrava la mossa giusta per rimettere la serie sui binari. E in effetti Campbell è praticamente l’unica cosa che funziona davvero in questo film.
Sidney vive ora lontana da Woodsboro con il marito Mark (Joel McHale) e la figlia Tatum (Isabel May), convinta di essersi lasciata il passato alle spalle e di aver costruito finalmente una vita normale. Ma un nuovo Ghostface torna ben presto a cercarla, trascinando tutta la famiglia dentro un incubo che Sidney conosce bene.
Campbell interpreta il personaggio con grande dedizione, portando sullo schermo una donna segnata dal passato ma ancora capace di reagire con lucidità e coraggio. Il rapporto con Tatum, ragazza apparentemente fragile che nasconde una determinazione inaspettata, è il filo emotivo più riuscito dell’intero film. Isabel May regge bene il confronto con la protagonista e riesce a costruire un personaggio che cresce in modo convincente nel corso della storia. Peccato che ogni volta che Sidney non è in scena, Scream 7 perda immediatamente quota e riveli tutti i suoi limiti.
Alla regia c’è Kevin Williamson, lo sceneggiatore del film originale del 1996, una scelta che sulla carta sembrava una garanzia assoluta. In pratica, però, si rivela un’arma a doppio taglio. Il film è ossessionato dal proprio passato: cita, omaggia e ripropone situazioni già viste, come se avesse paura di osare qualcosa di nuovo. La prima scena, ambientata in una ricostruzione meticolosa della casa di Sidney del 1996, lascia già capire dove il film vuole arrivare e non promette nulla di buono.
I nuovi personaggi, nonostante qualche nome interessante nel cast, non lasciano il segno. E il ritorno dei vecchi, da Courteney Cox nei panni di Gale Weathers a Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding, sembra inserito più per accontentare i fan che per una reale necessità narrativa. In certi momenti il film sembra quasi prendersi in giro da solo per l’eccessiva dipendenza dalla nostalgia, ma farlo notare non basta a giustificarlo. Il risultato è un film bloccato su sé stesso, incapace di guardare avanti perché troppo impegnato a guardarsi indietro.
Scream 7 non è del tutto privo di elementi validi. Alcune sequenze sono costruite con inventiva e una crudeltà ben calibrata. Una scena ambientata in una scuola e un’altra in una cucina di ristorante restano impresse anche dopo i titoli di coda. Nei momenti in cui il film si abbandona all’azione, riaffiora qualcosa dello spirito che aveva reso grande la saga.
Non abbastanza, però, da compensare una sceneggiatura prevedibile, una regia priva di personalità e un finale che non sorprende nessuno. Persino la colonna sonora, affidata a Marco Beltrami, insiste nel sottolineare ogni emozione, con una forzatura che stanca rapidamente.
Scream 7 è il capitolo più stanco di una saga che aveva dimostrato più volte di saper rinnovarsi. Se sei un fan della serie, guardalo per Neve Campbell, che da sola vale il tempo che gli dedichi. Per tutto il resto, tieni basse le aspettative e ricorda che i classici esistono proprio per essere rivisti.
Hai già visto Scream 7? Pensi che la saga meriti ancora un’altra possibilità o sarebbe meglio chiudere qui? Dimmi cosa ne pensi nei commenti.
La Recensione
Scream 7
Scream 7 è il capitolo più debole della saga, frenato da una regia senza personalità e da una sceneggiatura troppo ancorata alla nostalgia per osare qualcosa di nuovo. Neve Campbell si distingue con una prova convincente e qualche sequenza violenta funziona davvero. Per il resto il film è prevedibile e gira su sé stesso senza trovare una direzione. La saga meritava di meglio.
PRO
- Neve Campbell interpreta Sidney con grande intensità
CONTRO
- La nostalgia soffoca qualsiasi tentativo di originalità
- I nuovi personaggi non lasciano nessun segno
- La regia di Williamson è piatta e priva di inventiva
- Il finale è prevedibile fin dalle prime scene


