Sarò sincera: avevo aspettative diverse per Riv4li, lo spin-off di Di4ri che Netflix ha lanciato il 1 ottobre. Dopo tutto, parliamo dello stesso team creativo, della creatrice Simona Ercolani e del regista Alessandro Celli, che con Di4ri aveva già dimostrato di saper parlare ai preadolescenti. Eppure, dopo aver terminato i 14 episodi ambientati a Pisa, non posso fare a meno di pensare che qualcosa non abbia funzionato come doveva.
La trama: insider contro outsider (ma troppo prevedibile)
La storia è semplice, forse fin troppo. Terry (Kartika Malavasi) si trasferisce da Roma a Pisa a metà dell’anno scolastico e finisce nella classe 3D della scuola media Montalcini. Qui trova subito una divisione netta: da un lato gli Insider, capitanati dal popolarissimo Claudio (Samuele Carrino) e dal suo fidato Dario (Edoardo Miulli), dall’altro gli Outsider, il gruppo dei “diversi” formato da Marzia la secchiona, Paolo il figlio della preside, e Alessio quello emarginato per motivi misteriosi.
Terry, con il suo carattere ribelle e la sua voglia di non piegarsi alle gerarchie scolastiche, diventa naturalmente la leader degli Outsider. Il resto? È tutto quello che ti aspetti: rivalità, incomprensioni, un muro che divide letteralmente la scuola in due, e alla fine la scoperta che forse bisogna imparare a dialogare. Ecco, proprio qui sta uno dei problemi principali: la prevedibilità assoluta.
Il problema della quarta parete: basta, troppo
Una delle caratteristiche distintive di questa serie è l’abbattimento della quarta parete. I personaggi si rivolgono direttamente a noi spettatori, ci confessano i loro pensieri, i loro dubbi. All’inizio può anche funzionare, crea un senso di intimità. Ma dopo il quinto, il decimo, il quindicesimo episodio in cui tutti i personaggi continuano a guardarci in camera con tanto di suono di avvertimento che segnala il cambio di interlocutore… beh, diventa francamente estenuante.
È come se la serie non si fidasse della propria capacità di raccontare senza dover costantemente spiegare tutto. “Ho dato il mio primo bacio”, ci dice Claudio guardando in camera. Sì, grazie, l’avevamo capito anche senza che ce lo dicessi per la decima volta.
La recitazione: il grande tallone d’Achille
Ed eccoci al punto dolente. I giovani protagonisti, Samuele Carrino e Kartika Malavasi in testa, se la cavano discretamente – hanno un non so che li salva. Ma tutto il resto del cast, specialmente la compagine adulta, è ai limiti dell’imbarazzante.
I dialoghi vengono recitati in modo scolastico, quasi da saggi di fine anno. Le inflessioni regionali sono buttate lì senza contesto, senza naturalezza. Gli insegnanti sono caricature bidimensionali: o autoritari cattivi o troppo permissivi. Non c’è una via di mezzo, non c’è profondità. È tutto così… piatto.
Personaggi troppo stereotipati
Parlando di piattezza: i personaggi sono stereotipi ambulanti. I ragazzi di terza media parlano e si comportano come se avessero almeno vent’anni, affrontando problematiche troppo grandi per la loro età con una sicurezza che semplicemente non è credibile. Terry è la ribelle che non si piega mai, Claudio il leader carismatico ma con un cuore d’oro nascosto, Marzia la secchiona con problemi di autostima.
Li abbiamo già visti mille volte, questi personaggi. E quando provi a parlare di temi importanti come il diabete giovanile, il bullismo e il cyberbullismo usando personaggi così schematici, il risultato è che tutto suona superficiale. Sì, i temi ci sono, ma vengono appena sfiorati, trattati con quella semplicità elementare che forse funziona per un pubblico di 10 anni ma che lascia chiunque altro con un senso di incompiuto.
Quattordici episodi di troppo
E poi c’è la questione della durata. Quattordici episodi per raccontare sostanzialmente la stessa storia di rivalità-incomprensione-riconciliazione sono francamente troppi. La trama diventa ridondante, ripetitiva. Gli stessi conflitti si ripropongono con leggere variazioni, le stesse dinamiche vengono masticate e rimasticate fino allo sfinimento.
Guardando Riv4li ho avuto spesso la sensazione di assistere a un progetto che avrebbe potuto funzionare molto meglio con otto, massimo dieci episodi ben costruiti. Invece ci troviamo con un prodotto stiracchiato che fatica a mantenere vivo l’interesse.
Un problema di geografia e verosimiglianza
Un dettaglio che mi ha particolarmente infastidita: la serie è ambientata a Pisa, ma l’attenzione agli accenti e alla geografia locale è praticamente inesistente. I personaggi potrebbero essere ovunque. Questa mancanza di cura per i dettagli regionali fa perdere di verosimiglianza a tutto il racconto. Se vuoi raccontare la vita di provincia, come dichiarato dagli autori, almeno rendila credibile. Imparate da Gomorra o Romanzo Criminale… grazie!
A chi può piacere?
Detto questo, devo essere onesta: Riv4li ha il suo pubblico. Se sei un ragazzino o una ragazzina di 10-12 anni, probabilmente ti ci ritroverai. La serie parla effettivamente di dinamiche riconoscibili per quella fascia d’età: il bisogno di appartenere a un gruppo, le prime cotte, le rivalità con i compagni.
Ma per chiunque sia oltre quell’età, per chiunque cerchi un prodotto con una narrazione più complessa, con personaggi meno stereotipati e con una recitazione più convincente… beh, preparati a rimanere deluso. Riv4li è uno di quei prodotti che funzionano solo se sei esattamente nel target demografico previsto. Per tutti gli altri, rischia di sembrare esattamente quello che è: un lavoro scolastico, ben intenzionato ma realizzato senza la profondità necessaria.
Il verdetto finale
Mi dispiace dirlo, perché so che dietro c’è un lavoro e delle buone intenzioni, ma Riv4li non funziona. È una serie che copia la formula del suo predecessore Di4ri amplificandone però tutti i difetti: l’abuso della quarta parete, la recitazione carente, i personaggi stereotipati, la superficialità nel trattare temi importanti.
Netflix continua a sfornare produzioni italiane per ragazzini, e questo è sicuramente positivo. Ma forse sarebbe il caso di concentrarsi di più sulla qualità che sulla quantità. Perché una serie come Riv4li, che avrebbe potuto essere un’occasione per parlare davvero di temi delicati con intelligenza e sensibilità, finisce per essere solo un altro prodotto dimenticabile nel già affollato catalogo della piattaforma.
La Recensione
Riv4li
Riv4li è lo spin-off di Di4ri ambientato a Pisa, che racconta la rivalità tra Insider e Outsider in una classe di terza media. Nonostante alcune buone intenzioni e temi rilevanti come bullismo e identità adolescenziale, la serie soffre di gravi problemi: recitazione scolastica (specialmente nel cast adulto), personaggi eccessivamente stereotipati, abuso della quarta parete, trama prevedibile e ridondante nei suoi 14 episodi. Adatta solo a un pubblico molto giovane, delude chiunque cerchi maggiore profondità narrativa.
PRO
- I temi trattati possono essere utili per aprire conversazioni con preadolescenti su bullismo e accettazione
- Se hai amato Di4ri e rientri nel target di età 10-13 anni potresti trovarlo coinvolgente
CONTRO
- La recitazione del cast adulto è imbarazzante e poco credibile con dialoghi recitati in modo meccanico
- Quindici episodi per una trama che sarebbe stata sufficiente per otto creano una sensazione di noia e ripetitività
- L'abuso costante della quarta parete diventa fastidioso e toglie naturalezza alla narrazione
- I personaggi sono stereotipi bidimensionali che non evolvono mai davvero


