Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul finale del film.
Diciamolo subito: Return to Silent Hill non ha convinto quasi nessuno che scrive di cinema. Su Rotten Tomatoes il gradimento della critica si ferma al 17%, su Metacritic arriva a malapena a 34 su 100, e al botteghino ha incassato poco più di 10 milioni di dollari in tutto il mondo, il che per un film horror di questo profilo è un segnale abbastanza chiaro che qualcosa non ha funzionato come sperato. Eppure, nonostante tutto questo, il film è arrivato in streaming su Apple TV+ e Prime Video a noleggio, e se avete passato anche solo dieci minuti davanti a uno degli episodi di Silent Hill 2 nella vostra vita, probabilmente lo guarderete lo stesso. Forse con una birra in mano e aspettative calibrate di conseguenza.
Il film è diretto da Christophe Gans, lo stesso regista del primo Silent Hill del 2006, e rappresenta il terzo capitolo cinematografico della saga basata sui videogiochi Konami. Non è un sequel diretto del primo film, ma un adattamento autonomo di Silent Hill 2, il gioco del 2001 che molti considerano ancora oggi uno dei punti più alti della narrativa videoludica in assoluto. Prendetela come la premessa necessaria per capire perché i fan del gioco abbiano reagito in modo così frastagliato.
La storia, spiegata a chi non ha mai sentito parlare di Silent Hill
James Sunderland, pittore, incontra per caso Mary Crane sulla riva del lago che bagna Silent Hill. La storia d’amore sboccia con quella rapidità che esiste solo nei film e nelle serie romantiche turche, e i due finiscono per costruire una vita insieme in quella città. Poi però le cose si complicano: Mary si ritrova coinvolta in una setta fondata dal padre, James la scopre drogata e in balia di una serie di rituali che non riesce a comprendere, e alla fine commette qualcosa di irreparabile. Qualcosa che il film, almeno inizialmente, non ti dice apertamente ma che si intuisce pezzo per pezzo.
Anni dopo, James riceve una lettera misteriosa firmata da Mary, che avrebbe dovuto essere morta. Torna a Silent Hill, trova la città avvolta da una nebbia perenne e abitata da creature che sembrano uscite dai peggiori incubi di qualcuno con seri problemi irrisolti. Ed è esattamente qui che il film, pur con tutti i suoi limiti, riesce a fare qualcosa di interessante: mantiene abbastanza del materiale originale da soddisfare chi conosce il gioco, e allo stesso tempo costruisce una storia che regge anche per chi non sa nulla di Pyramid Head e delle infermiere distorte che camminano in modo innaturale.
Nel corso della sua discesa nella città, James incontra Eddie, un uomo violento e instabile che sembra capire Silent Hill molto meglio di lui, Angela, una donna segnata da un passato di abusi, e Laura, una bambina che conosce Mary, non ha paura di nessun mostro, e passa il film a scappare da James come se lui fosse il vero problema della situazione. Poi c’è Maria, una donna identica a Mary in quasi ogni dettaglio, che si offre di accompagnarlo nella ricerca. E se a questo punto la vostra voce interiore sta già dicendo “questa cosa non può finire bene”, avete ragione.
Pyramid Head e cosa rappresenta davvero
Se c’è un elemento del film che i fan del gioco hanno difeso con più convinzione, è Pyramid Head. La figura del grande esecutore con la testa ricoperta da una piramide metallica e una spada enorme trascinata sul pavimento è uno dei personaggi più iconici dell’intera storia dei videogiochi horror, e il film lo usa correttamente nel senso che ne rispetta la funzione simbolica.
Pyramid Head non è un mostro qualunque. Non insegue James in modo compulsivo, non appare a caso, non è lì per spaventare il pubblico con un jump scare da quattro soldi. Appare nei momenti precisi in cui James è costretto ad avvicinarsi a una verità che non vuole guardare in faccia. È la personificazione fisica del senso di colpa, una condanna che James si è costruito da solo e che lo segue ovunque. Nel gioco questa cosa era resa con una potenza narrativa rara; nel film la resa è meno sottile, più visiva, ma l’essenza c’è.
C’è una scena in particolare che vale il prezzo del noleggio: James, in un momento di dissociazione, vede brevemente se stesso sotto la maschera di Pyramid Head. È il film che ti dice esplicitamente quello che forse avevi già intuito, senza girarti troppo intorno.
Il finale, spiegato nel modo più chiaro possibile
Ed eccoci alla parte che probabilmente ha spinto molti di voi a cercare una spiegazione online alle undici di sera. Il finale di Return to Silent Hill è ambiguo nel modo in cui sono ambigui certi sogni: hai la sensazione di aver capito qualcosa, ma non riesci a mettere le parole giuste su cosa.
James arriva a una galleria piena di decine di dipinti di Mary. Ogni quadro è un ricordo, una versione diversa della donna che amava, e l’effetto complessivo è quello di qualcuno che ha costruito un intero universo mentale attorno a un’ossessione che non riesce a lasciare andare. È qui che capisce davvero cosa sia Maria: non una donna reale, ma una proiezione creata da Silent Hill, una versione di Mary più sana, più affettuosa, quella che James avrebbe voluto che esistesse invece di quella malata e sofferente che non riusciva a sopportare.
Nel momento in cui James dichiara di non avere più bisogno di Maria, Pyramid Head compare e la uccide davanti a lui. Non è una punizione casuale: è Silent Hill che costringe James ad abbandonare l’illusione che si era costruito. La fantasia crolla, e con essa l’unica difesa che James aveva contro la verità di quello che ha fatto.
Cosa ha fatto James, esattamente? Ha ucciso Mary. Non in un momento di follia, non per rancore, ma in quello che lui stesso si era convinto fosse un atto di pietà verso una donna malata che soffriva. Silent Hill è il modo in cui la sua mente ha elaborato questa colpa, costruendo mostri che rappresentano la sua vergogna e una città che non lascia uscire nessuno finché non affronta quello che ha fatto.
Il film si chiude con una scena che rimane deliberatamente sospesa. James e Mary, in un modo o nell’altro riuniti, si trovano su una macchina diretta verso il lago Toluca. L’implicazione è che James intenda annegare, portando con sé questa versione di Mary che potrebbe essere reale, potrebbe essere un’altra proiezione, potrebbe essere qualcosa che Silent Hill gli ha concesso come forma di assoluzione finale. La cinepresa si allontana, la scena si riavvolge al momento in cui i due stavano lasciando la città, e si rimane lì: è una morte, è un loop temporale, è una rinascita simbolica?
La risposta onesta è che dipende da come volete leggerla. Il gioco originale aveva sei finali diversi, tutti plausibili e nessuno definitivo, e il film raccoglie questa tradizione di ambiguità senza tentare di risolverla. Se siete il tipo di persona che al cinema vuole sapere esattamente come va a finire, questo finale vi farà venire voglia di lanciare qualcosa contro il televisore. Se invece apprezzate le storie che vi lasciano lavorare un po’, è probabilmente la parte meglio riuscita dell’intero film.
Perché la critica l’ha massacrato e perché forse non è tutta colpa del film
Il problema principale che emerge leggendo le recensioni più attente è che il film non ha il coraggio di andare fino in fondo nel posto più buio della storia. Il gioco di Silent Hill 2 non offriva assoluzioni, non costruiva percorsi di redenzione facili, non alleggeriva il peso di quello che James aveva fatto. Il film invece tende ad ammorbidire gli angoli più taglienti, a trovare una via d’uscita emotiva che il materiale originale non prevedeva.
C’è anche il problema del personaggio di James: Christophe Gans ha costruito una versione del protagonista che funziona come figura cinematografica ma che si allontana da quello che rendeva James Sunderland così interessante nel gioco, ovvero la sua ordinarietà assoluta, la sua mancanza di qualità eroiche, il fatto di essere semplicemente un uomo comune che ha fatto una cosa terribile e vive nell’incapacità di ammetterlo a se stesso.
Detto questo, se abbassate le aspettative al livello giusto e vi ricordate che stiamo parlando del terzo adattamento cinematografico di un videogioco in vent’anni, Return to Silent Hill è un film che si guarda, che ha alcune sequenze visivamente riuscite, che rispetta abbastanza la mitologia di partenza da non far incazzare a morte i fan del gioco, e che ha un finale su cui potete discutere con chiunque abbia voglia di ascoltarvi fino a mezzanotte.
Su Prime Video e Apple TV+ lo trovate a noleggio. Costa meno di due caffè al bar, e almeno su questo non ci sono dubbi.
Per completare l’articolo… qui sotto tutti gli 8 finali del videogioco.
I finali del gioco originale Silent Hill 2 (e del remake del 2024)
Il gioco originale ne aveva sei. Il remake del 2024 ne ha aggiunti altri due, per un totale di otto. Eccoli tutti.
1. “Leave” (Lascia / Abbandono) – il finale “buono”
James affronta la battaglia finale contro Mary, che si è trasformata in una creatura mostruosa perché non riesce a perdonarlo per quello che le ha fatto. James ha la meglio. Poi si siede accanto a lei, ormai morente, e le legge una lettera che Mary aveva scritto per lui, una lettera d’amore in cui lo perdona e lo saluta. James prende Laura, la bambina, e insieme lasciano Silent Hill. È il finale più “luminoso” del gioco, quello in cui James affronta davvero la verità, riceve un perdono che non si aspettava e riesce a uscire. Per ottenerlo bisogna giocare come qualcuno che vuole vivere: tenersi in salute, curarsi spesso, ascoltare per intero il dialogo finale con Mary.
2. “In Water” (In Acqua) – il finale più oscuro
Dopo la battaglia finale, James sale in auto con il corpo di Mary e guida verso il lago Toluca. Si capisce che intende annegarsi insieme a lei, come espiazione definitiva. È il finale del senso di colpa che vince su tutto, quello di chi non riesce a perdonarsi e sceglie di scomparire. Per ottenerlo bisogna giocare come qualcuno che ha già deciso di morire: ignorare la propria salute, lasciarsi ferire, esaminare certi oggetti che rimandano alla morte. È il finale che il gioco associa a chi, inconsapevolmente o no, si comporta come James nel profondo: qualcuno che non crede di meritare di uscire.
3. “Maria” – il finale dell’illusione
James non riesce a lasciar andare l’immagine di Mary e, alla fine, sceglie Maria al suo posto. Lascia Silent Hill insieme a lei, come se potesse sostituire la donna che ha perso. Ma appena salgono in macchina, Maria inizia a tossire. Lo stesso modo in cui tossiva Mary quando era malata. James non si scompone, le dice seccamente di smettere. Il finale dice tutto senza dire niente: James non ha imparato nulla, ha semplicemente cambiato ossessione, e si ritroverà a ripetere lo stesso ciclo.
4. “Rebirth” (Rinascita) – il finale del rituale
James raccoglie durante il gioco quattro oggetti rituali nascosti in luoghi specifici. Alla fine, invece di affrontare la verità, carica il corpo di Mary su una barca e si dirige verso la Chiesa della Resurrezione, al centro del lago, con l’intenzione di usare i poteri oscuri di Silent Hill per riportarla in vita. Il finale non mostra se ci riesce o no. L’esito rimane sospeso, ma l’idea è chiara: James non è disposto ad accettare la morte di Mary e sceglie di sfidare l’impossibile piuttosto che andare avanti. È il finale della negazione totale.
5. “Dog” – il finale comico
James entra nell’osservatorio del Lakeview Hotel e trova un cane di razza shiba inu seduto davanti a un enorme computer. È il cane che ha architettato tutto. Gli eventi di Silent Hill, i mostri, il senso di colpa, la nebbia: tutto è colpa sua. James si lascia andare allo sconforto, il cane lo lecca per consolarlo. Per sbloccarlo servono due parti di una Chiave del Cane nascoste in giro per la mappa. È esattamente quello che sembra: un finale assurdo inserito dagli sviluppatori per sdrammatizzare dopo una storia che pesa parecchio.
6. “UFO” – l’altro finale comico
James usa una gemma blu in quattro luoghi specifici della città e viene rapito dagli alieni. Compaiono anche altri personaggi dei capitoli precedenti della saga. Anche qui, nessuna spiegazione logica, nessun messaggio nascosto: è un omaggio alla tradizione dei finali segreti assurdi nei videogiochi giapponesi degli anni Novanta e Duemila.
7. “Bliss” (Beatitudine) – nuovo nel remake del 2024
James e Mary si ritrovano in un momento di serenità assoluta, distaccati dalla realtà di Silent Hill. È un finale contemplativo, quasi onirico, che mette tra parentesi la colpa e il dolore e lascia i due semplicemente insieme, in una pace che non si sa bene se sia reale o immaginaria. È uno dei due finali aggiunti dal remake sviluppato da Bloober Team.
8. “Stillness” (Quiete) – l’altro finale nuovo del remake
Simile a Bliss nella sua natura sospesa, Stillness è il finale più enigmatico tra quelli nuovi. James si ferma, smette di cercare, smette di fuggire. C’è una quiete finale che non è né redenzione né condanna, ma qualcosa nel mezzo, uno spazio in cui la storia non si risolve ma si interrompe. Per sbloccarlo serve raccogliere una cartolina di Toluca e esaminarla in un momento preciso.


