Quentin Tarantino potrebbe tornare sul set nell’estate 2027 per girare il suo decimo e ultimo film. La notizia arriva da Robert Richardson, direttore della fotografia storico del regista, ma il dettaglio più curioso è un altro: nemmeno chi lavora con lui da anni sa quale storia abbia in mente. Dopo l’addio a The Movie Critic, il film finale di Tarantino resta un mistero quasi totale. E questo, per un autore come lui, non è un dettaglio da poco.
Richardson, che ha firmato la fotografia di film come Kill Bill, Bastardi senza gloria, Django Unchained, The Hateful Eight e C’era una volta a… Hollywood, ha spiegato che Tarantino prima vuole concludere la sua nuova avventura teatrale. Solo dopo dovrebbe pensare al ritorno dietro la telecamera. La finestra più concreta, al momento, sarebbe quindi l’estate 2027. Non una data ufficiale, ma un’indicazione importante.
Il problema è che nessuno conosce la trama. Richardson è stato netto: non sa cosa farà Tarantino. E se non lo sa lui, significa che il progetto è ancora blindatissimo oppure che Tarantino non ha ancora deciso fino in fondo. Entrambe le ipotesi sono molto tarantiniane. Perché il regista ha sempre avuto un rapporto particolare con le idee: le annuncia, le cambia, le lascia maturare, a volte le abbandona, poi magari le recupera anni dopo sotto un’altra forma.
Il caso più recente è The Movie Critic. Per mesi sembrava destinato a diventare il suo film d’addio. Ambientato nella California degli anni Settanta, avrebbe dovuto raccontare un critico cinematografico che scriveva per una rivista pornografica. Un’idea perfetta per Tarantino sulla carta: cinema, ossessioni, cultura pop, anni Settanta, personaggi laterali e sguardo sporco sull’industria. Poi però il regista ha cambiato idea. Ha capito di non essere abbastanza stimolato dalla messa in scena e ha preferito fermarsi.
Questo dice molto sul momento che sta vivendo. Tarantino non vuole soltanto girare un altro film. Vuole chiudere la carriera da regista senza dare l’impressione di aver fatto un titolo minore. La sua famosa regola dei dieci film, ripetuta per anni, ormai pesa come una promessa pubblica. Ogni nuova voce viene letta come possibile ultimo capitolo. Ogni rinvio alimenta l’ansia dei fan. Ogni progetto scartato fa pensare che lui stesso sia diventato il primo giudice della propria leggenda.
Nel frattempo, però, Tarantino non è fermo. Anzi, sembra fare di tutto tranne dirigere il film finale. Ha scritto lo spin-off su Cliff Booth, il personaggio di Brad Pitt in C’era una volta a… Hollywood, ma non lo dirigerà: dietro la telecamera ci sarà David Fincher. Ha accettato un ruolo da attore nel film Tangled Up in Blue, con Kylie Minogue, Allison Williams, Jason Isaacs, Sofia Boutella e RZA. E soprattutto sta preparando The Popinjay Cavalier, una commedia teatrale d’avventura ambientata nell’Europa degli anni Trenta dell’Ottocento, pensata per il West End londinese.
Questa scelta teatrale è interessante. Tarantino ha sempre scritto scene lunghe, dialoghi tesi, personaggi chiusi in stanze cariche di sospetto. Le iene, The Hateful Eight e molte sequenze di Bastardi senza gloria hanno già un’anima da palcoscenico. Il teatro potrebbe quindi non essere una deviazione, ma un modo per ripulire la scrittura, rimettere al centro parole, tempi, attori e tensione. Magari anche per capire quale tono dare al suo vero addio al cinema.
Cosa farà allora come ultimo film? I siti americani non hanno una risposta sicura. Si possono fare ipotesi, ma nessuna ha basi solide. Potrebbe tornare a un periodo storico, perché Tarantino ama ricostruire epoche con ossessione musicale e visiva. Potrebbe scegliere un noir, magari più intimo, per non chiudere con un kolossal. Potrebbe recuperare un vecchio progetto mai realizzato. Oppure potrebbe sorprendere tutti con qualcosa di più piccolo, più cattivo, più asciutto, quasi un film-testamento sul cinema e sulla violenza delle immagini.
Una cosa sembra improbabile: che l’ultimo film sia The Adventures of Cliff Booth. Quel copione esiste, ma è passato a Fincher. E proprio questo fa capire che Tarantino non vuole sprecare il suo decimo film su un terreno già battuto. Lui stesso ha spiegato di essersi disinnamorato dell’idea di tornare troppo vicino a C’era una volta a… Hollywood. Per il suo addio vuole una sfida, non una semplice estensione di qualcosa che ha già fatto.
C’è anche una ragione personale dietro i tempi lunghi. Tarantino ha detto di non avere fretta e di voler aspettare che suo figlio sia abbastanza grande da ricordare l’esperienza di un set. È una motivazione molto umana, lontana dall’immagine del regista sempre dentro cinefili, videocassette e dialoghi al sangue. Sta cercando il momento giusto anche nella sua vita, non solo nella sua testa.
Il risultato è che il decimo film di Tarantino oggi è una specie di fantasma: tutti ne parlano, nessuno lo vede. Esiste come promessa, come pressione, come ultima pagina da scrivere. Forse proprio per questo incuriosisce così tanto. Perché non deve soltanto essere un buon film. Deve reggere il peso di una filmografia che ha cambiato il modo di scrivere dialoghi, montare musica, raccontare vendetta, cinema e cultura pop.
La vera domanda non è solo “cosa farà Tarantino?”. È “come si saluta uno che ha costruito tutta la carriera sul piacere di non fare quello che gli altri si aspettano?”. Se davvero girerà nell’estate 2027, lo scopriremo tra non molto. Fino ad allora resta una certezza: Tarantino sta prendendo tempo perché sa che il suo ultimo film non potrà sembrare un film qualsiasi.
E voi cosa vorreste vedere come ultimo film di Quentin Tarantino: un noir, un western, un gangster movie, un film sul cinema o qualcosa di completamente diverso? Scrivetelo nei commenti e dite la vostra.


