Ci sono film horror che ti spaventano davvero. Poi ci sono film horror che non ti spaventano, ma ti sorprendono con qualcosa di originale, con un’idea che non avevi mai visto prima, con una scena che ti resta in testa. E poi ci sono film horror che non fanno né l’una né l’altra cosa per gran parte della loro durata, salvo svegliarsi all’improvviso negli ultimi venti minuti e mostrarti quello che avrebbero potuto essere dall’inizio. Rosario, disponibile su Apple TV+ e in noleggio su Amazon Prime Video, appartiene a questa terza categoria.
Il film è diretto da Felipe Vargas, regista al suo esordio, e racconta la storia di Rosario, una donna (si in Italia è un po’ strano) cresciuta in una famiglia di immigrati latinoamericani a Brooklyn che da adulta ha costruito una carriera solida nella finanza – esattamente il sogno che suo padre aveva per lei quando era ancora bambina. La storia comincia nel 1999, durante la prima comunione di Rosario, in un appartamento affollato di parenti. C’è la madre Elena, malata e severa. C’è il padre Oscar, che parla del futuro della figlia con un calore che fa capire subito quanto quella bambina rappresenti tutto per lui. E poi c’è la nonna Griselda, che fin dalla prima scena trasmette qualcosa di strano: uno sguardo obliquo, un comportamento che non quadra, e – dettaglio che non si dimentica facilmente – dei larve nascosti nella sua stanza.
Salto in avanti al presente. Rosario, interpretata da Emeraude Toubia, ha ignorato per tutto il giorno le chiamate della nonna. Quando finalmente risponde, a risponderle è il portiere del palazzo: Griselda è morta. Essendo senza documenti e senza testamento, sarebbe meglio che un parente fosse presente quando arriva qualcuno a occuparsi del corpo. Rosario torna all’appartamento della nonna, e da quel momento in poi le cose cominciano a non tornare. La voce di Griselda che si scusa arriva attraverso il telefono. Immagini della madre morta da anni. Tagli e segni sul cadavere della nonna che non hanno spiegazioni ovvie. E una bufera di neve che blocca tutto, costringendo Rosario a restare lì, da sola, a cercare di capire cosa sta succedendo prima che sia troppo tardi.
L’ambientazione è buona, la premessa funziona, e alcuni dettagli visivi sono costruiti con cura. Il film si diverte con il lato fisico del racconto – i dettagli del cadavere, le visioni della madre che diventano sempre più distorte con il passare delle ore, un effetto legato alla bocca del cadavere che viene riproposto più volte e che funziona ogni volta. Quando il film si concentra su questi elementi, su quello che vediamo piuttosto che su quello che ci viene spiegato, c’è qualcosa che somiglia a un buon cinema horror.
Il problema è tutto il resto. La sceneggiatura è il punto più debole del film, e si vede. Gli eventi si collegano tra loro in modo spesso forzato, a volte addirittura involontariamente comico. Il film cerca di costruire tensione seminando sospetti in ogni direzione – il portiere, il vicino di casa interpretato da David Dastmalchian – ma nessuno di questi personaggi risulta davvero minaccioso o convincente. In un certo momento Rosario arriva a una conclusione su quello che sta succedendo che è così palesemente sbagliata da rendere frustrante guardare la scena in cui la porta avanti. Non è il tipo di errore che fa sembrare il personaggio umano e vulnerabile: è il tipo di errore che fa sembrare la sceneggiatura pigra.
Per tutta la prima parte il film cammina su un terreno già visto mille volte, senza trovare quasi mai il coraggio di fare qualcosa di diverso. I punti di riferimento sembrano essere i film di Sam Raimi – Evil Dead e soprattutto Drag Me to Hell – ma imitare Raimi richiede più di qualche protesi ben costruita e qualche inquadratura inclinata. I film di Raimi funzionano perché non smettono mai di inventare, perché ogni scena cerca qualcosa di nuovo. Rosario ha troppa fiducia nei luoghi comuni del genere, e non abbastanza inventiva per giustificarla.
Poi arriva il terzo atto. E il film cambia. Non diventa un capolavoro, ma all’improvviso diventa un film molto più interessante di quello che era stato fino a quel momento. La storia delle origini di Rosario, il suo essere figlia di immigrati, il peso di dover realizzare il sogno di un padre che ha sacrificato tutto – elementi che per ottanta minuti erano rimasti sullo sfondo come semplice decorazione – vengono finalmente messi al centro. E con loro emerge un’idea genuinamente originale, qualcosa che vale la pena vedere e che dà al film una profondità che non aveva dimostrato di avere.
Il problema è che arriva troppo tardi, e resta troppo poco. Non c’è abbastanza tempo per svilupparla, per darle il peso che meriterebbe, per farla diventare il cuore di tutta la storia. Finisce per sembrare un assaggio di un film migliore che non è mai stato girato.
Rosario è disponibile su Apple TV+ e in noleggio su Amazon Prime Video.
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La Recensione
Rosario
Rosario è un film horror di esordio che spreca una buona premessa su quasi tutta la sua durata per poi mostrare nel finale quello che avrebbe potuto essere dall'inizio. La regia non è abbastanza solida per reggere i cliché del genere, la sceneggiatura è debole, e l'unica idea davvero originale arriva troppo tardi per salvare il film. Vale la visione solo per chi ha molta pazienza o una passione forte per il genere.
PRO
- Il terzo atto ha un'idea originale e genuinamente interessante che vale la pena scoprire
CONTRO
- La sceneggiatura è debole: gli eventi si collegano in modo forzato e alcune scelte del personaggio sono difficili da accettare
- Per tutta la prima metà il film si affida a cliché del genere senza trovare quasi mai qualcosa di nuovo


