C’è una scena che molti ricordano ancora oggi, anche a distanza di sessant’anni. Siamo a Innsbruck, febbraio 1964, Olimpiadi Invernali. Eugenio Monti è in testa alla classifica del bob a due, ha 36 anni e un solo obiettivo in testa: quell’oro olimpico che gli è sempre sfuggito. Poi accade qualcosa di inaspettato. L’equipaggio britannico composto da Tony Nash e Robin Dixon si accorge che il proprio bob ha un bullone rotto. Senza quel pezzo, non possono gareggiare. Monti non ci pensa due volte: smonta un bullone dal proprio mezzo e lo manda agli avversari. Nash e Dixon scendono, corrono e vincono l’oro. L’Italia si ferma al bronzo.
Quello che molti non sanno è che Monti fece la stessa cosa anche nella gara del bob a quattro, sempre durante quelle Olimpiadi. Il bob del Canada, guidato da Vic Emery, aveva danneggiato l’asse della slitta e sarebbe stato squalificato. Monti e i suoi meccanici intervennero, ripararono tutto e rimisero in gara gli avversari. Il Canada vinse l’oro. L’Italia prese il bronzo anche quella volta. Due volte in una stessa Olimpiade, Eugenio Monti aiutò i rivali a batterlo. E non se ne pentì mai.
È questa la storia che Rosso Volante racconta. Il film è disponibile adesso su RaiPlay, dopo essere andato in onda in prima serata su Rai 1 il 23 febbraio 2026, il giorno dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Una scelta non casuale, come vedremo. Se non lo avete ancora visto, avete tutto il tempo per recuperarlo sulla piattaforma gratuita della Rai.
Una risposta che dice tutto sul suo carattere
Quando la stampa italiana lo accusò di essersi sabotato da solo, di aver regalato una vittoria che avrebbe potuto essere sua, Monti rispose con una frase che è rimasta nella storia dello sport: “Nash non ha vinto grazie al bullone che gli ho prestato: ha vinto perché era il più forte.” Punto. Nessuna spiegazione aggiuntiva, nessuna recriminazione. Solo quella frase, secca e precisa, che racconta più di qualsiasi biografia chi fosse davvero quell’uomo.
Per quel gesto, Eugenio Monti divenne il primo atleta della storia a ricevere il trofeo Pierre de Coubertin, il massimo riconoscimento olimpico internazionale per lo spirito sportivo. Un premio che non si vince con i tempi o con le medaglie, ma con qualcosa che va ben oltre la gara.
Giorgio Pasotti ha scritto lui stesso il film
Una delle curiosità più interessanti legate a Rosso Volante riguarda il modo in cui è nato. Giorgio Pasotti, che interpreta Eugenio Monti, non è solo l’attore protagonista: è anche uno dei tre sceneggiatori del film, insieme a Silvia Napolitano e Valerio Bariletti. Questo significa che Pasotti ha lavorato per anni su questa storia, l’ha studiata, l’ha smontata e rimontata pezzo per pezzo prima ancora di mettersi davanti alla macchina da presa.
Il risultato si vede. La sua interpretazione non è quella di un attore che recita un campione sportivo: è quella di qualcuno che conosce ogni angolo di quella storia, che sa cosa c’è dietro ogni scelta del personaggio, che ha capito le contraddizioni di quell’uomo prima ancora di dargli un volto. Insieme a lui, Andrea Pennacchi interpreta Gianni Brera, il grande giornalista sportivo che inventò il soprannome “Rosso Volante”. Denise Tantucci è invece Linda Lee, la figura affettiva più importante nella vita di Monti, quella che lo conosce davvero al di là delle vittorie e delle sconfitte.
Il film è diretto da Alessandro Angelini ed è una coproduzione Rai Fiction con Wonder Film e Wonder Project. È liberamente ispirato al libro “Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda” di Stefano Rotta, pubblicato nel 2010. In occasione dell’uscita del film, Rotta ha pubblicato anche una nuova versione aggiornata del volume, intitolata “Rosso Volante: la leggenda di Eugenio Monti e del suo incredibile bob” (Solferino, 2026).
Perché il film è uscito proprio in questo momento
Rosso Volante non è arrivato su Rai 1 per caso in quella data. Il film fa parte del progetto Olimpiadi della Cultura, nato appositamente in occasione dei Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026. La connessione con le Olimpiadi non è solo simbolica: la pista di bob di Cortina su cui si sono disputate le gare olimpiche di questi Giochi porta proprio il nome di Eugenio Monti. Quella stessa pista è stata al centro di polemiche e discussioni per mesi, ma questo è un altro discorso. Quello che conta è che il nome di Monti era tornato di attualità proprio mentre il film stava per uscire, il che ha dato alla storia una risonanza che difficilmente avrebbe avuto in un altro momento.
Mettere in onda il film il giorno dopo la cerimonia di chiusura è stato un modo per prolungare lo spirito olimpico di qualche ora in più, portando in prima serata una storia che di quello spirito è forse l’esempio più puro che l’Italia abbia mai prodotto.
Un campione che pochi conoscono davvero
Chi conosce già la storia di Eugenio Monti sa di avere a che fare con uno sportivo fuori dal comune. Chi non la conosce si troverà davanti a una vita che sembra quasi inventata, talmente è piena di colpi di scena.
Quello che molti non sanno, per esempio, è che Monti non ha sempre fatto il bobbista. Prima era uno sciatore: negli anni Cinquanta era già una delle promesse più brillanti dello sci italiano, capace di vincere titoli nazionali in slalom e gigante e di battere in gara Zeno Colò, uno dei nomi più importanti dello sci dell’epoca. Fu un grave infortunio al ginocchio nel 1951 a toglierlo dalle piste da sci e a spingerlo verso un’altra disciplina. Scelse il bob, e il resto è storia.
C’è anche un lato di Monti che pochissimi conoscono: la sua passione per le corse automobilistiche. A metà degli anni Cinquanta partecipò a diverse gare con una Cooper-Maserati e poi con una Ferrari ufficiale al Giro di Sicilia. La velocità, in qualsiasi forma, era semplicemente parte di lui.
Come è girato il film
Il regista Alessandro Angelini ha costruito Rosso Volante su due registri visivi completamente diversi, e la scelta funziona molto bene. Le scene di gara sono vive, veloci, girate con uno stile quasi documentaristico che mette lo spettatore dentro il bob, sul ghiaccio, a sentire ogni curva e ogni accelerazione. Nei momenti privati, invece, la regia rallenta completamente: le inquadrature diventano statiche, i paesaggi delle Dolomiti sembrano fermi, quasi immobili. Angelini ha spiegato questa scelta con una frase che vale la pena ricordare: “È la sua sofferenza a muoversi e a muovere l’aria.” Un modo per dire che il tormento di Monti non aveva bisogno di essere urlato per essere percepito.
La fine della storia
Eugenio Monti vinse finalmente l’oro olimpico a Grenoble, nel 1968. Aveva 40 anni. Lo vinse due volte nella stessa edizione: nel bob a due, insieme a Luciano De Paolis, e nel bob a quattro con De Paolis, Roberto Zandonella e Mario Armano. Chiuse così la carriera con un palmarès straordinario: sei medaglie olimpiche, undici titoli mondiali e dieci titoli italiani. Dopo il ritiro si stabilì a Cortina d’Ampezzo, dove gestì impianti di risalita. Morì il 1° dicembre 2003, dopo anni segnati dalla malattia e dal lutto per la perdita di un figlio.
Rosso Volante racconta tutto questo senza retorica e senza forzare i toni. È un film che parla di sport ma soprattutto di carattere, di come si riesce a restare fedeli a sé stessi anche quando il mondo intorno non capisce le tue scelte. È disponibile gratis su RaiPlay adesso, e vale davvero la pena vederlo.
Voi lo avete già visto? Cosa ne pensate della storia di Eugenio Monti? Lasciate un commento qui sotto.


