Sal Da Vinci ha pubblicato Per sempre sì, il suo nuovo album disponibile da venerdì 29 maggio 2026 in formato fisico e digitale per Atlantic Records Italy, Warner Music Italy e Cose Production. Il disco arriva in un momento particolarmente forte della sua carriera: dopo il trionfo al Festival di Sanremo e dopo il successo senza confini del brano Per sempre sì, diventato un fenomeno virale e capace di arrivare anche al pubblico europeo grazie all’eco dell’Eurovision Song Contest.
Non è solo un nuovo progetto discografico messo fuori per accompagnare un momento fortunato. Almeno dalle parole di Sal, sembra più un disco nato per fare ordine dentro alcune cose enormi: l’amore, la famiglia, il dolore, la fedeltà, il rapporto tra padre e figlio. Temi semplici da nominare, ma difficili da cantare senza cadere nella frase già sentita.
Durante l’incontro stampa di presentazione dell’album, Sal Da Vinci ha spiegato così il cuore del progetto: «Mi sorprende e mi rende felice che sia arrivato qualcosa di veritiero. Questo disco parla di logiche che fanno parte della nostra vita, racconta il dolore, il rapporto tra un padre e un figlio. Ho sempre cercato di impegnarmi per essere felice, imparando il mestiere dell’amore. La fedeltà è la costruzione di un qualcosa, non una parola vuota. È la dimostrazione di qualcosa di speciale».
È una frase che racconta bene il suo mondo musicale. Sal Da Vinci non ha paura delle parole grandi. Non scappa davanti ai sentimenti, non li traveste per sembrare più moderno o più distaccato. Anzi, li mette al centro. E Per sempre sì sembra voler fare proprio questo: parlare di vita, legami, assenze, promesse, cose che tutti attraversiamo prima o poi.
Sal Da Vinci e quella parola, neomelodico, che spesso pesa più del dovuto
Uno dei passaggi più forti della presentazione riguarda il modo in cui viene raccontata la sua musica. Sal Da Vinci ha parlato del termine neomelodico, una parola che spesso viene usata con superficialità, e a volte anche con un certo pregiudizio.
L’artista lo ha spiegato in modo molto chiaro: «Quando si parla di neomelodico sembra che si parli di un genere a parte che non fa parte della cultura del nostro Paese. Se analizziamo la parola, nuovo melodico non è un termine positivo. Il problema è quando si usa per ghettizzare, e questa cosa va un po’ chiarita. Io faccio musica pop, che arriva al cuore della gente e che racconta i sentimenti che possono provare tutti. In questo album non ho fatto altro che raccontare me stesso, il mio modo di fare musica e di vivere».
E qui Sal tocca un tema vero. Perché in Italia la canzone popolare, soprattutto quando arriva da Napoli o da certi mondi musicali molto riconoscibili, viene spesso giudicata prima ancora di essere ascoltata. Basta un’etichetta e molti pensano di aver già capito tutto. Invece non funziona così.
Sal rivendica una cosa semplice: la sua è musica pop, una musica che prova ad arrivare alle persone senza vergognarsi di parlare al cuore. Non vuole farsi piccolo davanti a chi considera “minore” tutto ciò che è popolare. Ma non vuole nemmeno rinnegare il suo pubblico, la sua storia, il suo modo di cantare.
Voglio ancora amarti e il dolore per il padre
Tra i brani più personali di Per sempre sì c’è Voglio ancora amarti, dedicata al padre. Una canzone che Sal Da Vinci ha tenuto con sé per molto tempo prima di riuscire a inserirla davvero in questo progetto.
Il racconto che ne fa è molto forte: «È una canzone nata nel dolore, un dolore insopportabile che non passa col tempo. All’inizio non riuscivo a cantarla, poi qualche anno fa, durante uno spettacolo il regista Luca Miniero mi convinse a eseguirla dal vivo. C’era una commozione generale. Il dolore si è trasformato così in altro. Questa canzone io l’ho voluta cantare per esorcizzare il dolore, perché tutti noi, bene o male, passiamo da lì. La musica aiuta a superare anche queste cose. La gente non vuole altro che questo».
Questo passaggio dà una chiave molto concreta per leggere l’album. Non siamo davanti a un disco romantico nel senso più leggero del termine. Qui l’amore non è solo quello della promessa, della coppia, del “per sempre” da cantare a voce piena. È anche l’amore che resta quando qualcuno non c’è più. È memoria. È mancanza. È il tentativo di trasformare una ferita in una canzone che possa parlare anche agli altri.
Ed è probabilmente per questo che Sal Da Vinci continua ad avere un rapporto così diretto con il pubblico. Non cerca di sembrare distante. Non mette una parete tra sé e chi ascolta. Quando canta il dolore, lo fa come una cosa che conosce. E quando parla d’amore, non lo tratta come uno slogan da ritornello.
La canzone popolare non deve essere per forza “piccola”
Sal Da Vinci ha anche chiarito il senso generale del progetto, collegandolo al valore della canzone popolare. E lo ha fatto citando Roberto Vecchioni, napoletano d’adozione, e il significato di “canzone alta”.
Le sue parole sono queste: «Quando si parla di canzone popolare, il grande Roberto Vecchioni, napoletano d’adozione, si è spesso sul significato del termine “canzone alta”, che non deve essere per forza intellettuale, ma deve abbracciare più gente possibile. Quindi, se anche una canzone di questo album riuscisse a far riflettere anche solo una persona, io avrò compiuto il mio intento. È un disco di pancia, fatto con amore, che aiuta a riscoprire il valore dello stare insieme. Io stesso mi sono messo a confronto con tanti ragazzi giovani che, con me, hanno realizzato questo lavoro».
Qui c’è un’idea bella e anche molto pratica: una canzone non diventa importante solo perché usa parole difficili o perché sembra pensata per pochi. Una canzone può essere alta anche quando abbraccia tante persone. Anzi, a volte è proprio quella la parte più complicata.
Arrivare a molti senza diventare banali è difficilissimo. Parlare di sentimenti comuni senza scivolare nella cartolina è un equilibrio sottile. Sal Da Vinci, da questo punto di vista, non sembra voler cambiare pelle. Vuole fare quello che sa fare: raccontare emozioni riconoscibili con una voce popolare, diretta, molto sua.
L’Eurovision e quel “villaggio di sentimenti” che gli resterà dentro
Nella parte finale della presentazione, Sal Da Vinci ha parlato anche dell’esperienza dell’Eurovision Song Contest, appena conclusa. Un passaggio importante, perché il successo di Per sempre sì ha superato i confini italiani e ha iniziato a farsi notare anche da artisti e pubblico europei.
L’artista l’ha raccontata così: «A Vienna c’è stato un incontro di culture, ma anche di esseri umani. E stato un villaggio di sentimenti, un‘esperienza che porterò nel cuore per sempre. Con molti ragazzi giovani rappresentanti di altre nazioni, ci sentiamo e ci confrontiamo. Alcuni mi chiedono di collaborare o di poter incidere “Per sempre sì” in altre lingue. Che dire, è un qualcosa di pazzesco».
Questa apertura internazionale dà al progetto un respiro diverso. Per sempre sì resta una canzone molto legata alla sensibilità italiana, e in particolare a quella tradizione melodica che Sal Da Vinci conosce benissimo. Però il fatto che altri artisti vogliano collaborare o cantarla in altre lingue dice una cosa chiara: quando un brano tocca sentimenti comprensibili, può viaggiare anche oltre il suo contesto.
Amore, fedeltà, dolore, famiglia, desiderio di restare uniti. Sono temi che non hanno bisogno di troppe spiegazioni. Cambia la lingua, cambia il Paese, ma certe cose arrivano lo stesso.
Un album che non ha paura di sembrare sentimentale
Per sempre sì sembra un disco costruito proprio su questa idea: non vergognarsi dei sentimenti. Oggi non è così scontato. Spesso la musica pop cerca l’effetto freddo, la frase ironica, il distacco. Sal Da Vinci invece sceglie un’altra strada. Più esposta, forse anche più rischiosa, perché quando parli d’amore in modo diretto devi essere credibile. Altrimenti il pubblico se ne accorge subito.
Lui prova a farlo partendo dalla sua storia, dal rapporto con il padre, dalla famiglia, dal valore dello stare insieme e anche dal confronto con autori e ragazzi più giovani. Questo rende il disco meno chiuso nella nostalgia e più vivo. Non è solo il racconto di un artista che guarda indietro. È anche il tentativo di parlare a generazioni diverse usando un linguaggio emotivo comune.
Per sempre sì è quindi un album per chi cerca una musica popolare, melodica, sentimentale, ma non per questo piccola. Un disco “di pancia”, come lo definisce Sal, fatto per arrivare prima al cuore e poi, magari, anche alla testa.
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