La prima serata di Sanremo 2026 si è chiusa con numeri che stanno facendo discutere molto più delle canzoni. I dati Auditel parlano chiaro: il Festival resta un evento enorme, ma gli ascolti sono scesi in modo evidente rispetto agli ultimi anni. Un calo che non può passare inosservato e che apre una riflessione più ampia sul momento che sta vivendo la manifestazione.
In media, davanti a Rai 1 si sono seduti 9 milioni e 600mila spettatori, pari a uno share del 58%. Numeri importanti, certo, ma lontani da quelli del 2025, quando la prima serata aveva raccolto 12 milioni e 630mila telespettatori con uno share del 65,3%. Il confronto è diretto e pesa: all’appello mancano circa tre milioni di spettatori.
Il dato diventa ancora più significativo se si guarda alle edizioni recenti. Nel 2024, la prima serata di Sanremo aveva superato i 10,5 milioni con il 65,5% di share, mentre nel 2023 si era arrivati a 10,7 milioni e al 63,2%. In questo contesto, Sanremo 2026 segna una delle flessioni più evidenti degli ultimi anni, con un calo vicino al 24% rispetto allo scorso anno, ben oltre le previsioni interne che parlavano di una diminuzione più contenuta.
Va detto che il Festival resta un evento capace di catalizzare l’attenzione nazionale, anche grazie alla somma di televisione tradizionale e piccoli schermi. I 9,6 milioni di spettatori comprendono infatti 9,3 milioni davanti alla tv e circa 300mila utenti collegati da smartphone, tablet e computer. Ma nemmeno questo basta a compensare la perdita rispetto al passato recente.
Secondo le elaborazioni sui dati Auditel, considerando solo l’ascolto televisivo standard, senza i piccoli schermi, quello di quest’anno è addirittura uno dei risultati più bassi dal 1987. Peggio hanno fatto solo alcune edizioni particolari, come il 2008, il 2003, il 2006 e il 2021, anni segnati da contesti molto diversi. Un dato che colpisce, soprattutto perché arriva dopo un periodo di forte crescita.
Tra le cause del calo, ce ne sono diverse e tutte pesano. La collocazione del Festival a fine febbraio, scelta per evitare la sovrapposizione con le Olimpiadi di Milano Cortina, ha spezzato un’abitudine consolidata. A questo si è aggiunta una controprogrammazione sportiva molto forte, con la partita di Champions League Inter-Bodø/Glimt in contemporanea alla prima serata. Un fattore che ha sottratto pubblico, soprattutto tra i telespettatori maschili.
Il direttore generale di Auditel, Paolo Lugiato, ha spiegato che non è diminuito solo il pubblico di Sanremo, ma anche la platea televisiva complessiva. Rispetto allo stesso periodo del 2025, davanti alla televisione c’erano oltre due milioni e mezzo di spettatori in meno. Questo significa che il calo non riguarda solo il Festival, ma un cambiamento più ampio nelle abitudini di visione.
Nel dettaglio, i numeri raccontano una serata molto frammentata. Il Primafestival ha raccolto 8 milioni e 100mila spettatori, Sanremo Start ha superato i 13 milioni, mentre il Dopofestival si è fermato a 2 milioni e 200mila. Anche il consumo digitale, pur presente, non ha inciso in modo decisivo sul risultato complessivo.
Dalla Rai, però, il tono resta positivo. Il direttore dell’intrattenimento Prime Time, Williams Di Liberatore, ha sottolineato che Sanremo si conferma l’evento più visto d’Italia, ricordando che questo risultato resta tra i migliori degli ultimi decenni in un contesto profondamente cambiato. Un punto di vista condiviso anche da Carlo Conti, che ha affrontato il tema con serenità.
Il conduttore e direttore artistico ha ammesso di aspettarsi un calo, ma non lo vive come una sconfitta. Ha dichiarato di essere soddisfatto di aver comunque superato il 55% di share che immaginava alla vigilia. “Il Festival sta bene”, ha ribadito, sottolineando come l’affetto del pubblico resti forte, nonostante tutto.
Va anche ricordato che questa edizione non è nata in un clima semplice. Ci sono stati mesi di tensioni legate alla convenzione tra Rai e Comune, trattative complicate con le case discografiche e un contesto musicale che ha tenuto lontani dall’Ariston diversi nomi molto forti. A tutto questo si è sommato il peso della concorrenza sportiva e dello spostamento di calendario.
Il punto, ora, non è solo leggere i numeri, ma capire cosa raccontano davvero. Sanremo resta centrale, ma forse sta cambiando il modo in cui viene seguito. Meno spettatori davanti alla tv per tutta la sera, più attenzione spezzettata, più commenti sui social e meno fedeltà continua. È un segnale fisiologico o l’inizio di una fase diversa?
La domanda resta aperta. Sanremo 2026 ha davvero perso smalto, oppure questi dati vanno letti alla luce di un panorama televisivo che non è più quello di dieci anni fa?
E tu cosa ne pensi? Questo calo di ascolti ti preoccupa o credi che Sanremo resti comunque un appuntamento insostituibile? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


