Sanremo 2027 cambia regole e ambizione: Stefano De Martino ha annunciato che il vincitore del Festival non sarà più automaticamente il rappresentante italiano all’Eurovision Song Contest. La novità è stata presentata durante i palinsesti Rai 2026-2027 e segna una svolta pesante per il rapporto tra l’Ariston e la competizione europea. Il Festival resta Festival, l’Eurovision avrà una serata dedicata. Una scelta che può far discutere, ma che almeno prova a risolvere un problema che negli ultimi anni era diventato evidente.
Prima cosa da chiarire: la data corretta comunicata dalle fonti Rai e dalle principali testate è dal 16 al 20 febbraio 2027, non dal 16 al 21. Sanremo 2027 avrà quindi cinque serate al Teatro Ariston, con Stefano De Martino alla conduzione e alla direzione artistica. Il percorso partirà prima con Sarà Sanremo, previsto il 18 dicembre 2026 dal Teatro del Casinò di Sanremo, appuntamento in cui verranno lanciati i giovani e presentati anche i Campioni in gara.
La modifica più forte riguarda proprio l’Eurovision. Fino a oggi il vincitore di Sanremo aveva la possibilità di rappresentare l’Italia all’Eurovision, salvo rinuncia. Con il nuovo schema, invece, il venerdì sarà dedicato alla selezione dell’artista che volerà all’Eurovision Song Contest 2027. Non sarà più un automatismo legato alla vittoria finale del Festival. In pratica, avremo un vincitore di Sanremo e un rappresentante italiano per l’Eurovision scelto attraverso una serata specifica. Eurofestival News parla di una quarta serata dedicata proprio alla scelta del rappresentante Rai per l’ESC.
La frase usata da De Martino va in quella direzione: gli artisti avranno la possibilità di costruire la propria performance secondo una visione creativa più libera, con uno sguardo più internazionale. Detta semplice: Sanremo prova a non trattare più l’Eurovision come un dopo-festival automatico, ma come una vetrina con regole e linguaggio diversi. E non è una differenza piccola.
Perché l’Eurovision non è Sanremo con le luci più grandi. Funziona su tempi diversi, impatto visivo immediato, messa in scena riconoscibile, ritmo televisivo molto più rapido. Una canzone che vince all’Ariston non è detto che sia anche la scelta più adatta per un palco europeo. In passato ci siamo abituati a vedere il vincitore sanremese partire per l’ESC, ma non sempre quella soluzione era la più naturale. Con questa nuova formula, almeno sulla carta, l’Italia potrà scegliere una proposta pensata meglio per quel contesto.
La struttura delle altre serate dovrebbe restare abbastanza familiare. Martedì e mercoledì saranno dedicati alle canzoni in gara, il giovedì alla serata delle cover, il venerdì alla selezione Eurovision e il sabato alla finale con tutti i Campioni di nuovo sul palco prima della proclamazione del vincitore del Festival. L’Unione Sarda riporta proprio questo schema: cinque serate, dal 16 al 20 febbraio, con una nuova serata “performance” dedicata all’Eurovision e una finale il sabato.
Un altro cambiamento riguarda il numero dei brani in gara. Dopo le ultime edizioni molto affollate, De Martino ha spiegato che l’idea è ridurre il cast rispetto ai trenta artisti dell’ultima edizione. Non è ancora stato indicato il numero definitivo, ma la direzione è chiara: meno canzoni, più respiro, più attenzione al racconto degli artisti. Radio Italia ha riportato le parole del conduttore: l’obiettivo è restringere il numero per dare più spazio alle esibizioni e focalizzarsi meglio sui protagonisti.
Ed era ora, viene da dire. Sanremo negli ultimi anni è diventato una maratona spesso ingestibile. Tanti artisti, tante canzoni, ospiti, gag, collegamenti, momenti istituzionali, classifiche provvisorie, cover, monologhi. Il risultato, a volte, è stato un Festival enorme, sì, ma anche faticoso da seguire. Se De Martino riuscirà davvero ad alleggerire senza impoverire, potrebbe fare la scelta più intelligente: meno accumulo e più ritmo.
La sua nomina, poi, non sembra un esperimento da una sola edizione. Fanpage ha riportato che Rai ha raggiunto un accordo con De Martino per Sanremo 2027 e 2028, quindi il conduttore avrà almeno due Festival per costruire una propria identità. Questo è importante, perché Sanremo non si cambia in una sera. Serve tempo, serve una linea precisa e serve anche il coraggio di prendersi qualche critica.
La Rai, intanto, guarda anche fuori dai confini italiani. Tra le novità musicali annunciate per la stagione 2026-2027 c’è Latin GRAMMY Celebra, uno speciale in prima serata previsto nella primavera 2027 su Rai 1, realizzato in collaborazione con la Latin Recording Academy. L’ufficio stampa Rai conferma che l’Italia sarà Paese ospite del format, con un omaggio alla musica italiana e alla sua influenza culturale nel mondo.
Questo dettaglio si lega bene alla nuova idea di Sanremo. La Rai sembra voler spingere la musica italiana dentro un racconto più internazionale, senza limitarsi alla solita logica domestica degli ascolti del giorno dopo. Sanremo resta un rito italiano, con le sue lentezze, le sue polemiche e la sua liturgia. Però l’Eurovision, i Latin Grammy e la circolazione globale degli artisti impongono un cambio di passo. Non basta più dire “abbiamo vinto il Festival”. Bisogna capire anche come quella canzone, quel volto e quella performance possano viaggiare fuori dall’Italia.
Naturalmente il rischio esiste. Una serata Eurovision dentro Sanremo può diventare una bella intuizione oppure un pasticcio regolamentare, dipende da come verrà costruita. Chi vota? Con quali criteri? Gli artisti porteranno la stessa canzone in gara o una versione pensata per l’Europa? Il pubblico avrà un peso decisivo? Le giurie saranno diverse da quelle della finale? Queste domande, per ora, restano aperte. De Martino ha annunciato la direzione, ma il meccanismo dettagliato sarà definito nei prossimi mesi.
La scelta, però, ha senso. Sanremo non perde valore se il suo vincitore non va automaticamente all’Eurovision. Anzi, potrebbe guadagnare libertà. Il Festival può continuare a premiare la canzone che convince di più nel contesto italiano, mentre l’Eurovision può avere una selezione più adatta alla sua natura televisiva e internazionale. Sono due palchi diversi, con pubblici diversi e obiettivi diversi.
Stefano De Martino si prende quindi un Festival molto delicato. Da una parte deve rispettare una macchina gigantesca, amata e criticata con la stessa intensità. Dall’altra deve dimostrare che il suo Sanremo non sarà solo un cambio di faccia, ma anche un cambio di ritmo. Meno canzoni, una serata Eurovision, più attenzione alla performance, una prospettiva più internazionale. La direzione è chiara. Ora bisogna vedere se il regolamento sarà all’altezza delle intenzioni.
Tu cosa ne pensi della nuova serata Eurovision a Sanremo 2027? Scrivi nei commenti se ti convince l’idea di separare il vincitore del Festival dal rappresentante italiano all’ESC.


