La polemica esplosa attorno a Sanremo 2026 ha un volto preciso e una voce che non ha mai avuto paura di farsi sentire. È quella di Katia Ricciarelli, soprano celebre in tutto il mondo, che in queste ore ha espresso tutta la sua amarezza per l’assenza dal Festival dedicato alla memoria di Pippo Baudo, scomparso lo scorso agosto. Una vicenda che mescola televisione, sentimenti personali, storia dello spettacolo italiano e ferite che, a quanto pare, non si sono mai rimarginate del tutto.
Durante la conferenza stampa di presentazione della 76ª edizione del Festival, Carlo Conti, direttore artistico e conduttore, si è visibilmente commosso annunciando che Sanremo 2026 sarà interamente dedicato a Pippo Baudo. Un omaggio forte, carico di significato, rivolto a uno dei volti più importanti della televisione italiana. Proprio per questo, l’assenza di Katia Ricciarelli non è passata inosservata. Anzi, ha fatto rumore. Molto rumore.
Intervistata da Adnkronos, la Ricciarelli non ha usato giri di parole. Ha raccontato di essersi aspettata un invito, non per rivendicare un ruolo privato, ma per la sua storia artistica e umana accanto a Baudo. Diciotto anni di vita condivisa, di presenza costante, di affetto e di lavoro fianco a fianco. Secondo il soprano, tutto questo sembra non avere avuto alcun peso nelle scelte della direzione artistica. Un pensiero che fa male, soprattutto quando si parla di memoria e di riconoscenza.
Le sue parole sono state dirette, ma anche cariche di emozione. Katia Ricciarelli ha ricordato Pippo Baudo come un artista immenso, una figura centrale nella sua vita, non solo come ex marito, ma come uomo e professionista. Salire su quel palco per ricordarlo, ha spiegato, sarebbe stato un gesto naturale, quasi dovuto. Non una richiesta di visibilità, ma la possibilità di rendere omaggio a una persona che ha segnato un’epoca dello spettacolo italiano e anche una parte importante della sua esistenza.
La tensione, però, non si ferma al mancato invito. A rendere la situazione ancora più delicata c’è la presenza annunciata all’Ariston di Dina Minna, storica assistente di Baudo. Una scelta che la Ricciarelli ha definito difficile da comprendere, soprattutto alla luce dei rapporti complicati tra le due donne. Il riferimento, neanche troppo velato, è al testamento di Pippo Baudo, che negli ultimi mesi ha già acceso discussioni e polemiche.
Secondo quanto dichiarato in passato dalla Ricciarelli, il contenuto delle ultime volontà del conduttore avrebbe sollevato più di un dubbio. In particolare, il fatto che la segretaria ricevesse una parte dell’eredità paragonabile a quella dei figli. Dichiarazioni che non sono rimaste senza conseguenze. Dina Minna, infatti, ha reagito con una diffida legale, chiedendo al soprano di evitare ulteriori accuse pubbliche. Un segnale chiaro di quanto i rapporti siano tesi e lontani da qualsiasi riconciliazione.
In questo contesto, la scelta di invitare Minna sul palco dell’Ariston, lasciando fuori Ricciarelli, assume un significato che va oltre la semplice organizzazione televisiva. Diventa una decisione che inevitabilmente viene letta come una presa di posizione, o quantomeno come una mancanza di sensibilità verso una figura che ha fatto parte della storia personale e pubblica di Baudo.
Intanto, al di là delle polemiche, Sanremo 2026 prende ufficialmente il via. Questa sera, 24 febbraio, il sipario si alza sul Teatro Ariston. Accanto a Carlo Conti ci saranno Laura Pausini, protagonista internazionale della musica italiana, e Can Yaman, attore amatissimo dal pubblico. Sul palco saliranno tutti e 30 i Big in gara, mentre per le Nuove Proposte bisognerà attendere la serata successiva.
Eppure, nonostante la musica, le luci e lo spettacolo, questa storia continua a far discutere. Perché Sanremo non è solo una gara canora. È memoria collettiva, è racconto del Paese, è anche il modo in cui si decide chi ricordare e come farlo. L’assenza di Katia Ricciarelli apre una riflessione più ampia sul valore delle relazioni, sul peso della storia condivisa e su quanto, a volte, le scelte artistiche possano lasciare strascichi profondi.
Alla fine, resta una domanda sospesa. Quando si rende omaggio a una figura come Pippo Baudo, è possibile separare davvero la carriera dalla vita? Oppure entrambe meritano lo stesso rispetto, soprattutto davanti al pubblico che quella storia l’ha vissuta e amata per decenni?
Ora la parola passa agli spettatori. Tu cosa ne pensi di questa esclusione e delle parole di Katia Ricciarelli? Scrivilo nei commenti e racconta la tua opinione.


