Domenica 14 dicembre sarà una serata decisiva per sei giovani artisti che sognano il palco dell’Ariston. Antonia, Nicolò Filippucci, Senza Cri, Angelica Bove, Seltsam e Welo sono i finalisti di Sanremo Giovani che si sfideranno al Teatro del Casinò di Sanremo, con la conduzione di Carlo Conti. La finale decreterà due vincitori che andranno a Sanremo 2026: gli altri quattro torneranno a casa. I due vincitori faranno parte delle Nuove Proposte insieme ad altri due artisti che arriveranno da Area Sanremo. Ma guardando i nomi e le etichette che li sostengono, sorge spontanea una domanda: è davvero una gara alla pari?
Il dominio delle major: Warner ovunque
Basta dare un’occhiata alle etichette discografiche per capire che qui le piccole label fanno fatica a entrare. Nicolò Filippucci è sotto contratto con Warner Music Italy, la stessa che sostiene Angelica Bove (Atlantic Records/Warner) e Seltsam (tramite Honiro Label distribuita da ADA Music Italy/Warner). Tre finalisti su sei hanno dietro la stessa multinazionale della musica. Non male come percentuale, se consideri che Sanremo Giovani dovrebbe essere il trampolino per gli emergenti.
Filippucci è il più ascoltato in assoluto tra i concorrenti: il diciannovenne di Perugia ha superato il mezzo milione di stream su Spotify con “Laguna”, una power ballad che racconta una storia d’amore finita. Uscito in semifinale ad Amici 24, ora è il favorito per la vittoria finale, con oltre 180.000 follower su Instagram e una fanbase agguerrita costruita grazie alla tv di Maria De Filippi.
Amici batte X Factor 3 a 2
La vera sorpresa – ma neanche tanto – è che metà dei finalisti arriva dalla scuola di Amici di Maria De Filippi. Antonia Nocca, ventenne napoletana arrivata in finale ad Amici, porta “Luoghi perduti”, un brano R&B prodotto negli studi di Stoccolma dopo aver vinto il Premio Spotify. Con 393.000 stream e 206.000 ascoltatori mensili, si posiziona al secondo posto nelle preferenze del pubblico. Piccolo dettaglio: aveva firmato con Electronic Music Group (la scuderia di Blanco e Tananai), ma il contratto è saltato ad agosto per ragioni mai chiarite. Ora si presenta senza una major alle spalle, ma con il seguito costruito in tv.
Senza Cri (all’anagrafe Cristiana Carella, venticinquenne di Brindisi) completa il trio di Amici con “Spiagge”, dedicata alla sua compagna Antonia. Per lei è un ritorno: aveva già partecipato a Sanremo Giovani nel 2021. Il brano ha superato i 300.000 stream ed è distribuito da ADA/Warner Music.
Dagli altri talent arrivano Angelica Bove (X Factor 2023, semifinalista con Ambra Angiolini) e Seltsam (eliminato ai bootcamp di X Factor 2025). L’unico davvero “sconosciuto” è Welo, rapper leccese con solo 20.000 stream ma con una storia interessante: ha fondato il collettivo 23.7, ha collaborato con Guè e i Sud Sound System, e ha aperto uno studio a Lecce per i giovani talenti. Il suo “Emigrato” denuncia lo spopolamento del Sud. Peccato che con quei numeri, senza tv e senza major, le sue possibilità siano ridotte al minimo.
La questione autotune (e tutto il resto)
Tra i commenti social, c’è chi si chiede: questi ragazzi usano l’autotune? La risposta onesta è: probabilmente sì, almeno in studio. Filippucci, Antonia e Senza Cri vengono da Amici dove cantare dal vivo è fondamentale, ma questo non esclude correzioni di intonazione in fase di registrazione. È pratica standard nella musica pop moderna, non c’è niente di male. Angelica Bove ha una voce graffiante naturale, ma anche lei probabilmente beneficia di ritocchi in studio. Seltsam usa l’autotune come scelta estetica indie-pop, mentre Welo lo integra nel linguaggio urban.
La verità è che tutta la musica commerciale passa attraverso correzioni digitali. Il punto non è l’autotune in sé, ma il fatto che chi ha già visibilità, etichette strutturate e budget importanti può permettersi produzioni più curate. E questo ci porta dritti al problema vero.
Il sistema Sanremo: sogno o illusione?
Secondo uno studio del Sole24ore del 2019, portare un artista a Sanremo costa circa 100.000 euro: disco pronto, videoclip, ufficio stampa, orchestrazione, musicisti, hotel per tutto lo staff. La Rai contribuisce con 48.000 euro, ma non copre nemmeno la metà. Chi se lo può permettere? Le major, ovviamente.
Guardando i numeri su Spotify, la classifica è impietosa: Filippucci domina con oltre 500.000 stream totali, Antonia ha 206.000 ascoltatori mensili, Senza Cri 110.000, Angelica Bove 91.500. Poi crolla tutto: Welo ha 56.000 ascoltatori mensili e Seltsam appena 14.000. Indovina chi ha le major dietro e chi no?
Il meccanismo è chiaro: Sanremo predilige chi ha già un seguito. Ha senso dal punto di vista dello show – vuoi ascolti, vuoi fanbase che votano – ma toglie spazio ad artisti magari più talentuosi ma meno seguiti sui social. Artisti che magari non hanno partecipato a talent, non hanno etichette potenti, ma hanno solo la loro musica. E la loro musica, evidentemente, non basta.
La corsia preferenziale esiste?
Chiamarla “corsia preferenziale” forse è eccessivo. Ma il fatto di essere già conosciuti li rende una scelta quasi obbligata. La commissione musicale – composta da Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia, con Carlo Conti e Claudio Fasulo fuori onda – valuta le canzoni. Però valuta anche il “potenziale”, e chi ha già 180.000 follower parte avvantaggiato rispetto a chi ne ha 5.000.
Il paradosso è che Sanremo Giovani dovrebbe scoprire i talenti, non certificare quelli già scoperti da Amici o X Factor. Ma evidentemente il sistema ha bisogno di nomi riconoscibili, di fanbase pronte a votare, di artisti che non siano un salto nel vuoto per la produzione.
I numeri che (non) mentono
La finale di domenica 14 dicembre alle 21:40 su Rai1 sarà anche l’occasione per scoprire i titoli delle canzoni dei 30 Big in gara a Sanremo 2026. Chi vincerà tra i giovani? Probabilmente uno degli ex Amici – il pubblico è diviso tra Filippucci e Antonia – con Angelica Bove come possibile outsider grazie al suo “Mattone” al #1 nella Viral 50 Italia di Spotify.
Welo? Bellissima storia, messaggio importante, ma con 20.000 stream contro i 500.000 di Filippucci, servirebbero le ali. Seltsam? Simpatico, ma ha meno follower di tutti. La gara è teoricamente aperta, ma i pronostici dicono altro.
Una cosa è certa: questi sei ragazzi rappresentano la nuova generazione della musica italiana. Ma forse non tutta la generazione – solo quella che ha avuto la fortuna di passare dalla tv o di firmare con una major. Gli altri, quelli bravi ma senza palcoscenico, continueranno a fare musica nei loro studi casalinghi, sperando che un giorno il “talento” conti più dei follower.
Tu chi fai vincere? E soprattutto: pensi che il sistema sia giusto? Scrivilo nei commenti.


