C’è un momento, nella storia del cinema, in cui tutto ha avuto inizio. Non parliamo solo dei film come li conosciamo oggi, ma di qualcosa di ancora più specifico: il momento esatto in cui un robot è comparso per la prima volta su uno schermo. Per oltre un secolo nessuno sapeva con certezza quando fosse accaduto. Poi, qualche settimana fa, un uomo di Grand Rapids, nel Michigan, ha caricato una scatola in macchina e ha guidato fino a una sede della Library of Congress in Virginia. Dentro quella scatola c’era la risposta.
Il film si chiama “Gugusse and the Automaton” ed è stato girato nel 1897 da Georges Méliès, il regista francese che molti considerano il padre del cinema fantastico. La pellicola era sparita per oltre un secolo. Nessuno sapeva che esistesse ancora una copia. Ora è conservata alla Library of Congress ed è visibile gratuitamente sul loro sito. E con tutta probabilità è il primo film della storia a mostrare un robot.
Per capire quanto questa scoperta sia importante, bisogna capire chi era Georges Méliès e cosa rappresenta per il cinema. Méliès era un illusionista francese che nel 1895 assistette a una delle prime proiezioni dei fratelli Lumière a Parigi. Rimase così colpito da quella macchina che proiettava immagini in movimento che decise di procurarsi subito un apparecchio tutto suo. Da quel momento in poi non smise più di girare film, scoprendo quasi per caso le possibilità straordinarie del montaggio: tagliando e incollando la pellicola nel modo giusto, riusciva a far sparire oggetti, trasformare persone, creare effetti che il pubblico non aveva mai visto prima. Per lui il cinema era una forma di magia, e i suoi film avevano quella qualità meravigliosa e un po’ onirica che ancora oggi li rende affascinanti da guardare.
Il film più famoso di Méliès è “Viaggio nella Luna” del 1902, uno dei cortometraggi più celebri della storia del cinema, quello con la famosa immagine del razzo conficcato nell’occhio della luna. Ma Méliès ha girato quasi 500 film nel corso della sua carriera. Il problema è che molti di questi sono andati perduti: la pellicola originale, realizzata in nitrato di cellulosa, era estremamente fragile e infiammabile, e nel corso del tempo gran parte delle copie fu distrutta o fusa per recuperare i materiali. Oggi ne sopravvivono circa 300. La storia di Méliès è stata raccontata anche nel film “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, del 2011.
“Gugusse and the Automaton” era uno di quei film perduti. Fino a poche settimane fa.
Bill McFarland, un cittadino americano, ha portato alla Library of Congress una scatola piena di vecchie pellicole appartenute al suo bisnonno, William Delisle Frisbee. Frisbee era un insegnante e contadino che, nel tempo libero, lavorava come mago e intrattenitore. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale organizzava spettacoli in cui mostrava al pubblico due tecnologie allora rivoluzionarie: il proiettore cinematografico e il fonografo. Era un uomo curioso e appassionato di novità, e nella sua collezione erano finiti anche alcuni film di Méliès, compreso questo.
Quando i bibliotecari hanno aperto la scatola di McFarland, le bobine erano vecchie e alcune erano incollate tra loro. Lavorare con pellicole in nitrato richiede molta cautela, perché questo materiale è talmente infiammabile che può bruciare anche sott’acqua. Con grande attenzione, gli esperti della Library of Congress hanno esaminato il contenuto e hanno trovato, tra le altre cose, una copia di “Gugusse and the Automaton”. Era probabilmente la prima volta che qualcuno guardava quel film da oltre cento anni.
Il film dura pochissimi minuti e racconta una storia semplice ma piena di invenzione. Un personaggio di nome Gugusse gira una manovella su una grande scatola e fa muovere un automa – un essere meccanico dalle sembianze umane, interpretato da un attore in costume. L’automa si trasforma, cresce, diventa un adulto. Gugusse lo tira giù dalla scatola e comincia a colpirlo sulla testa con un martello gigantesco dal tono comico. Con ogni colpo l’automa si rimpicciolisce, torna bambino, poi diventa una statuetta, e infine sparisce del tutto. Méliès usava il montaggio per creare queste trasformazioni: tagliava la pellicola nel momento giusto e sostituiva un attore con un altro, producendo un effetto che all’epoca sembrava pura magia.
La parola “robot” non esisteva ancora nel 1897. Fu inventata solo nel 1920 dallo scrittore ceco Karel Čapek, che la usò nel suo dramma teatrale “R.U.R.” – Rossum’s Universal Robots. Prima di allora si parlava di automi, macchine costruite con sembianze umane che affascinavano il pubblico fin dall’antichità. Méliès li conosceva bene perché erano parte integrante del mondo della magia da palcoscenico: il mago Jean-Eugène Robert-Houdin, da cui il famoso Harry Houdini aveva preso il suo nome d’arte, usava automi meccanici nei suoi spettacoli. Méliès si era ispirato a questa tradizione e aveva immaginato, con l’aiuto del cinema, cosa sarebbe successo se un numero con un automa fosse andato storto in modo sempre più assurdo.
Il fatto che questo film sia riemerso grazie a un privato cittadino che ha semplicemente consegnato una scatola di vecchie bobine dice una cosa importante: là fuori potrebbero esistere ancora altri film perduti, nascosti in soffitte, cantine, collezioni private, senza che nessuno sappia cosa custodiscono davvero. La storia del cinema non è ancora completa. Ogni tanto qualcosa torna alla luce e rimette in discussione quello che pensavamo di sapere.
“Gugusse and the Automaton” è ora visibile gratuitamente sul sito della Library of Congress. Vale la pena dedicargli qualche minuto: è uno dei film più antichi mai girati, racconta una storia con ironia e fantasia, e porta con sé il peso straordinario di essere probabilmente la prima apparizione di un robot nella storia del cinema.
Sapevate che Georges Méliès avesse girato così tanti film? E pensate che potrebbero esistere ancora altre pellicole perdute nascoste in qualche collezione privata? Lasciate un commento qui sotto e diteci la vostra.


