Assassinio sul Nilo, il sequel di Assassinio sull’Orient Express diretto e interpretato da Kenneth Branagh, sarebbe dovuto arrivare nelle sale nell’ottobre del 2020. Uscì invece nel febbraio del 2022, dopo essere stato rinviato per ben sei volte. Una parte di quei ritardi si spiega con la pandemia, che a quel tempo aveva sconvolto i piani di ogni grande produzione cinematografica. L’altra parte, però, ha a che fare con qualcosa di molto più imbarazzante per la Disney: uno degli attori protagonisti era diventato il centro di uno degli scandali più clamorosi che Hollywood avesse vissuto da anni, e il film era già pronto, montato, con quell’attore in un ruolo che non si poteva facilmente cancellare.
Il film era finito, e poi è scoppiato il caso Armie Hammer
Quando si parla di film rinviati a causa del Covid, la mente corre subito a sale chiuse, cinema deserti e calendari di uscite riscritti da capo decine di volte. Assassinio sul Nilo ha vissuto tutto questo, ma a un certo punto, quando le riprese erano già concluse e il montaggio era praticamente pronto, è successo qualcosa che ha trasformato un semplice rinvio tecnico in un vero problema editoriale per la Disney.
Nel gennaio del 2021 Armie Hammer, che nel film interpreta Simon Doyle, uno dei personaggi centrali della trama tratta da Agatha Christie, è stato travolto da una serie di accuse che hanno rapidamente fatto il giro del mondo. Sono emersi messaggi privati con contenuti su fantasie sessuali estreme, alcuni dei quali con riferimenti a impulsi cannibalistici, e diverse donne lo hanno accusato di violenza sessuale. Una di loro, l’ex fidanzata Effie Angelova, lo ha denunciato pubblicamente per abusi sessuali, emotivi e mentali. Hammer ha sempre negato ogni accusa di natura penale, sostenendo che tutte le relazioni fossero consensuali, e nel maggio 2023 la procura della contea di Los Angeles ha annunciato di non procedere con accuse formali per insufficienza di prove.
Per la Disney, però, il problema si è posto molto prima di qualsiasi sviluppo giudiziario. Hammer non era una comparsa: il suo personaggio è coinvolto in un triangolo amoroso con quelli interpretati da Gal Gadot e Emma Mackey, e gioca un ruolo importante nello sviluppo dell’intera vicenda. Secondo quanto riportato da Variety all’epoca, all’interno della produzione si discusse seriamente sul cosa fare. Centinaia di persone avevano lavorato a quel film, e cancellare tutto per gli errori di una sola persona sembrava una soluzione sproporzionata. Si valutò persino l’ipotesi di rigirare alcune scene per ridurre la presenza di Hammer, oppure di rinunciare del tutto al passaggio in sala e dirottare il film direttamente su una piattaforma di streaming, evitando così la pressione mediatica di un’uscita cinematografica tradizionale.
Sei rinvii in due anni
Ripercorrere la cronologia dei rinvii dà un’idea precisa di quanto sia stato complicato portare Assassinio sul Nilo nelle sale. La data originale era fissata per il 23 ottobre 2020. Con l’arrivo della pandemia, l’uscita fu spostata al 18 dicembre dello stesso anno. Poco dopo arrivò un nuovo slittamento, questa volta al 17 settembre 2021, sempre per motivi legati alla situazione sanitaria globale e alla chiusura delle sale in diversi mercati.
Fu il 3 aprile 2021 che arrivò l’annuncio più delicato: il film veniva rinviato ancora, questa volta all’11 febbraio 2022, e questa volta le ragioni indicate non erano più soltanto il Covid. Lo slittamento veniva collegato esplicitamente alle accuse di cattiva condotta sessuale che avevano travolto Hammer nei mesi precedenti. In totale, contando tutte le modifiche al calendario di uscita, il film subì sei rinvii complessivi prima di arrivare finalmente nei cinema.
Va detto che alcune fonti dell’epoca sottolinearono come non tutti i rinvii fossero direttamente collegati al caso Hammer, e che la situazione pandemica da sola sarebbe già stata sufficiente a giustificare diversi degli slittamenti. Ma la coincidenza temporale tra l’ultimo grande rinvio e l’esplosione dello scandalo fu talmente netta che pochi credettero si trattasse di pura casualità.
Anche Letitia Wright finì nel mirino
Hammer non fu l’unico membro del cast a far discutere prima dell’uscita. Letitia Wright, che nel film interpreta Rosalie Otterbourne, si era pubblicamente dichiarata contraria ai vaccini in piena pandemia, in un momento storico in cui la questione era estremamente divisiva a livello globale. Quando uscì il primo trailer di Assassinio sul Nilo, sui social si scatenarono polemiche che riguardavano contemporaneamente sia la presenza di Hammer, già travolto dallo scandalo, sia le posizioni espresse da Wright. Per un film che puntava su un’atmosfera elegante e su un cast da kolossal, ritrovarsi al centro di due controversie parallele proprio nei giorni della promozione non era esattamente il lancio che la Disney aveva immaginato.
Il debutto di Branagh nell’azione vera
Al di là delle polemiche, Assassinio sul Nilo ha segnato per Kenneth Branagh un passo importante nella propria carriera dietro la macchina da presa. Era infatti il suo primo film con sequenze d’azione vere e proprie: un inseguimento, una caduta di roccia che mette in pericolo i personaggi e una tempesta di sabbia che trasforma il set elegante della crociera sul Nilo in un ambiente improvvisamente ostile. Elementi che nel film precedente, Assassinio sull’Orient Express, erano quasi del tutto assenti, e che Branagh avrebbe poi portato avanti, seppur in forma più contenuta, anche nel terzo capitolo della sua trilogia di Poirot, Assassinio a Venezia.
Il budget complessivo del film si attestò sui 90 milioni di dollari, una cifra giustificata dal cast enorme, che comprendeva oltre a Branagh, Gadot e Hammer anche Annette Bening, Russell Brand, Ali Fazal, Tom Bateman, Sophie Okonedo, Rose Leslie, Jennifer Saunders e Dawn French, e dalle location ricreate per restituire l’atmosfera esotica dell’Egitto degli anni Trenta.
Il terzo Poirot a raccontare la stessa storia
Assassinio sul Nilo non è la prima trasposizione cinematografica del romanzo Poirot sul Nilo, pubblicato da Agatha Christie nel 1937. Prima della versione di Branagh, la stessa storia era già arrivata al cinema nel 1978 con Peter Ustinov nei panni del celebre investigatore belga, e in televisione nel 2004 con un episodio della serie Poirot con David Suchet. Branagh è quindi il terzo attore a portare sullo schermo questa specifica indagine, in una sorta di staffetta che attraversa quasi cinquant’anni di cinema e televisione.
La trama segue Hercule Poirot durante una vacanza in Egitto, a bordo di un elegante battello a vapore in crociera lungo il Nilo. Tra i passeggeri ci sono Linnet Ridgeway, ricca ereditiera interpretata da Gal Gadot, e il marito Simon Doyle, interpretato per l’appunto da Hammer, oltre a Jacqueline de Bellefort, l’ex fidanzata di Simon che decide di seguire la coppia in viaggio di nozze con conseguenze tutt’altro che tranquille. Quando a bordo si verifica un omicidio, Poirot si ritrova a dover risolvere il caso prima che la situazione degeneri ulteriormente.
Il successo italiano nonostante tutto
Nonostante le polemiche che avevano accompagnato la promozione internazionale del film, in Italia Assassinio sul Nilo debuttò al primo posto al box office, superando i due milioni di euro di incasso nei primi cinque giorni di programmazione e relegando al secondo posto Marry Me, la commedia romantica con Jennifer Lopez uscita nello stesso periodo. Un risultato che, considerando i lunghi rinvii e la pioggia di critiche che avevano accompagnato il film nei mesi precedenti, dimostra quanto il pubblico italiano fosse ancora curioso di rivedere Branagh nei panni di Poirot.
Hai già visto Assassinio sul Nilo, oppure le polemiche dell’epoca ti hanno fatto passare la voglia di guardarlo?


