Se stai guardando Rai 2 in questo momento, sei nel mezzo del terzo episodio di La sottile linea della vendetta, la miniserie franco-belga che la rete ha scelto di mandare in onda in due serate, a coppie di due episodi. Stasera è il turno del terzo e del quarto, quelli che chiudono la storia. Se invece l’hai perso e vuoi capire di cosa si tratta prima di recuperarla su RaiPlay, questo articolo fa per te. Attenzione: ci sono dettagli sulla trama.
Cosa sta succedendo adesso
Nel terzo episodio, la giovane capitana di polizia Célia Le Goff comincia a indagare sulla morte di Mahé Vignaud, una delle vittime della serie di omicidi che sta cercando di collegare tra loro. Il problema è che il collegamento non salta fuori, almeno non in modo immediato. Le vittime sembrano non avere niente in comune, e l’unica costante che Célia riesce a individuare è ancora più inquietante dell’assenza di movente: su ogni corpo viene ritrovata un’etichetta con un messaggio. Un messaggio rivolto direttamente a lei.
Nel frattempo la vita personale di Célia si intreccia con quella professionale, come spesso accade in questo tipo di storie. Il fratello Rémy la chiama per chiederle di festeggiare il compleanno a casa della madre, un appuntamento che lei vorrebbe evitare visto il rapporto complicato che ha con lei. Alla fine accetta, non per sé ma per non deludere lui. Una scena che sembra marginale rispetto alla tensione dell’indagine, ma che in realtà costruisce qualcosa che il finale del quarto episodio renderà molto più significativo di quanto sembri adesso.
Chi è Esther e cosa ha fatto finora
Per chi avesse perso i primi due episodi, vale la pena ricostruire il quadro. Esther Lefèvre, interpretata da Clémentine Célarié, è un’ex cancelliera del tribunale andata in pensione che riceve una diagnosi di Alzheimer. Invece di piegarsi alla malattia, Esther decide di usare il tempo che le resta, quello in cui i ricordi sono ancora lucidi, per fare quello che la giustizia non ha fatto: sistemare i conti con i criminali che nel corso degli anni erano riusciti a sfuggire alle pene per cavilli procedurali, mancanza di prove o insabbiamenti. Esther conosce quei casi meglio di chiunque altro, li ha visti passare davanti ai suoi occhi per decenni, e adesso che non ha più niente da perdere decide di agire.
La serie costruisce questo doppio binario con una certa abilità: da un lato la storia di Esther, che alterna momenti di ferocia quasi grottesca a momenti di fragilità toccante, dall’altro quella di Célia, che insegue un serial killer senza sapere che la donna responsabile degli omicidi è qualcuno con cui, in un certo senso, condivide qualcosa di molto più profondo di quanto immagini. Il legame tra le due verrà a galla nel finale.
Il remake che ha cambiato sesso al protagonista
Una delle cose più interessanti di La sottile linea della vendetta riguarda la sua origine. La serie è un adattamento della produzione turca Şahsiyet, andata in onda nel 2018 e conosciuta a livello internazionale con il titolo Persona, che nel 2019 vinse un International Emmy grazie alla straordinaria interpretazione di Haluk Bilginer nel ruolo del protagonista. Nella versione originale turca il giustiziere con l’Alzheimer era un uomo, un ex poliziotto. I produttori francesi decisero di ribaltare completamente questa scelta, trasformando il personaggio in una donna e assegnando il ruolo a Clémentine Célarié.
La stessa Célarié ha raccontato di aver scelto deliberatamente di non vedere la serie turca prima di girare, per evitare di essere condizionata dall’interpretazione di Bilginer e costruire Esther partendo da zero. Una scelta che si vede: il personaggio ha una specificità tutta sua, lontana dall’archetipo del detective o del giustiziere cinematografico classico. Esther è goffa, commovente, capace di passare dalla commozione alla determinazione quasi senza soluzione di continuità. È il tipo di personaggio che non ti aspetti di trovare al centro di un thriller.
Dove è stata girata e com’è fatta
La miniserie è una produzione franco-belga firmata da Arnaud Malherbe, girata principalmente lungo la costa atlantica della Loira in quarantaquattro giorni di riprese tra maggio e luglio. Le location principali sono Saint-Nazaire, con il fronte mare e il tribunale, e le zone di Nantes, dove si svolge buona parte delle indagini di Célia. I paesaggi costieri sono molto presenti nell’immagine del film, costruendo un’atmosfera grigia e ventosa che si addice bene al tono della storia: né il sole della Costa Azzurra né la pioggia ostentata dei thriller nordici, ma qualcosa di intermedio, con quel senso di sospensione che hanno le città portuali fuori stagione.
La struttura è compatta: quattro episodi, ritmo serrato, nessuna delle dilatazioni che affliggono molte serie europee contemporanee che si perdono in sottotrame accessorie. In tutto sono circa quattro ore di visione, una quantità gestibile anche per chi non ha voglia di impegnarsi in una saga lunga. Il tono alterna il noir a momenti di umorismo nero che alleggeriscono senza banalizzare, una combinazione che la critica ha paragonato allo stile britannico piuttosto che a quello francese tradizionale.
Vale la pena finire di guardarla?
La risposta breve è sì. La sottile linea della vendetta funziona soprattutto grazie a Célarié, che costruisce un personaggio che riesce nell’impresa non banale di essere al tempo stesso antipatica, simpatica e commovente senza che nessuno dei tre aspetti prevalga sugli altri. La domanda morale che attraversa tutta la storia, ovvero se una giustizia fatta in modo sbagliato sia comunque giustizia, non viene risolta in modo semplicistico, e il finale del quarto episodio si prende il tempo di dare a entrambe le protagoniste quello che la storia si è guadagnata.
Se non sei riuscito a vedere i primi due episodi, li trovi già disponibili su RaiPlay.
Stai guardando la serie dall’inizio o l’hai scoperta solo stasera? E cosa pensi del personaggio di Esther: la trovi giustificata in quello che fa, oppure no?


