Partiamo da un dato che non si può ignorare: Scarpetta è in questo momento la serie più vista su Prime Video in Italia. Otto episodi disponibili dall’11 marzo 2026, un cast che mette insieme Nicole Kidman, Jamie Lee Curtis, Bobby Cannavale, Ariana DeBose e Simon Baker, una storia tratta dai romanzi bestseller di Patricia Cornwell con una protagonista amata da milioni di lettori in tutto il mondo. Sulla carta sembrava impossibile sbagliare. E invece qualcosa non ha funzionato come doveva. Non abbastanza da dire che la serie sia brutta – non lo è – ma abbastanza da uscire dalla visione con quella sensazione fastidiosa di aver visto qualcosa di molto meno grande di quello che poteva essere.
La storia parte da una premessa solida. Kay Scarpetta è una medico legale con una carriera straordinaria alle spalle che torna a ricoprire il ruolo di responsabile della medicina forense in Virginia. Il suo rientro viene subito complicato da una scoperta inquietante: le impronte digitali di un uomo ritenuto innocente anni fa ricompaiono su una nuova scena del crimine. Questo significa che il caso che aveva costruito la sua reputazione potrebbe essere stato gestito in modo sbagliato. La reputazione di Scarpetta è a rischio, il passato torna a galla nel peggior momento possibile, e qualcuno là fuori sta uccidendo di nuovo.
La serie si muove su due linee temporali: il presente con Kidman nei panni di Kay adulta, e il 1998, dove una versione più giovane del personaggio è interpretata da Rosy McEwen. Ed è proprio qui che si trova la prima delle tante contraddizioni di questa serie: la versione del passato è molto più interessante di quella del presente. McEwen (tra l’altro più brava di tutte e tutti in questa serie) porta in scena una Scarpetta che deve dimostrare il suo valore in un ambiente dominato dagli uomini, che si trova continuamente a fare i conti con i pregiudizi di chi la circonda, che combatte con la rabbia contenuta di chi sa di avere ragione ma non viene ascoltata. Ogni volta che appare la giovane Kay, la serie prende vita. Ogni volta che si torna al presente, qualcosa si sgonfia.
Il problema principale è che Scarpetta non sembra mai davvero al centro della sua storia. È un personaggio che ha vissuto un trauma enorme – da bambina ha assistito all’omicidio del padre – e porta questo peso in ogni scena. Ma la serie non ha mai il coraggio di andare fino in fondo a quella oscurità. Kidman fa quello che può con grande mestiere e presenza scenica, ma il personaggio viene tenuto troppo in superficie, quasi protetto dalla sceneggiatura, come se gli autori avessero paura di renderla davvero fragile e contraddittoria. E un personaggio troppo protetto, in un thriller, diventa inevitabilmente meno interessante.
La struttura a doppia linea temporale è ambiziosa ma spesso confusa. Ci sono troppi personaggi, troppe sottotrame, troppi salti avanti e indietro che non sempre aggiungono qualcosa alla storia centrale. La casa dove vive la famiglia di Scarpetta – con la sorella Dorothy interpretata da Jamie Lee Curtis, il marito Benton interpretato da Simon Baker e la nipote Lucy interpretata da Ariana DeBose – dovrebbe essere uno spazio carico di tensione emotiva. Invece diventa quasi un peso narrativo, un insieme di drammi familiari che rubano spazio all’indagine senza risolversi in qualcosa di davvero significativo.
Jamie Lee Curtis è probabilmente la più discussa del cast. Il suo personaggio, Dorothy, è costruito su un’energia caotica e sopra le righe che in certi momenti funziona come contrappunto alla compostezza di Scarpetta, ma che in altri risulta stancante. I due personaggi si scontrano continuamente, ma quegli scontri diventano dopo un po’ ripetitivi invece di rivelare qualcosa di nuovo su entrambe. L’unico che sembra capire perfettamente il tono della serie è Bobby Cannavale, nel ruolo del detective Pete Marino: porta sollievo comico nei momenti giusti senza mai rompere la tensione drammatica, e la trovata di far interpretare il personaggio giovane da Jake Cannavale, suo figlio nella vita vera, è una delle idee più riuscite dell’intera produzione.
Scarpetta è già stata rinnovata per una seconda stagione, e gli ultimi episodi mostrano che la storia ha abbastanza potenziale da giustificare la continuazione. Ma questa prima stagione ha sprecato troppe opportunità. Ha un cast straordinario che meritava una scrittura più coraggiosa, una protagonista che meritava più oscurità, e una storia che meritava meno dramma familiare e più forensica. Non è una serie da evitare – si guarda, e certi momenti coinvolgono davvero – ma è difficile non pensare, dall’inizio alla fine, a quello che avrebbe potuto essere.
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