La battaglia per la sicurezza sul set continua, e stavolta a parlare è una delle protagoniste di “House of the Dragon”. Olivia Cooke, che interpreta la regina Alicent Hightower nella serie HBO, ha sollevato una questione che tocca il cuore dell’industria dell’intrattenimento: la difficoltà delle donne nel far valere i propri diritti durante le riprese di scene intime senza essere etichettate come “problematiche” o peggio.
In un’intervista rilasciata al quotidiano britannico The i Paper, l’attrice ha denunciato come le donne nel cinema e nella televisione vengano ancora marchiate come “difficili” o “stronze” quando osano stabilire dei limiti durante le scene di sesso. Un problema che diventa ancora più grave per le attrici agli inizi della carriera, che spesso non hanno il vocabolario o la sicurezza necessaria per esprimere il proprio disagio.
Secondo Cooke, girare scene intime mette gli attori in “situazioni davvero precarie e vulnerabili”, e la presenza di un coordinatore per l’intimità competente diventa fondamentale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche come scudo protettivo. “Un bravo intimacy coordinator saprà percepire l’esitazione e diventerà la tua voce”, ha spiegato l’attrice, sottolineando come questa figura professionale possa fare la differenza tra un set sicuro e uno potenzialmente dannoso.
Il ruolo cruciale dell’intimacy coordinator
La dichiarazione di Cooke arriva in un momento cruciale per l’industria televisiva, dove la figura dell’intimacy coordinator sta diventando sempre più riconosciuta e richiesta. Questi professionisti specializzati non si limitano a coreografare le scene intime, ma fungono da mediatori tra attori, registi e produzione, garantendo che tutti i partecipanti si sentano a proprio agio e rispettati.
Il problema evidenziato dall’attrice di “House of the Dragon” tocca una dinamica di genere ancora troppo presente sui set: mentre gli attori maschi raramente vengono criticati per aver posto dei limiti, le donne rischiano di essere etichettate negativamente per lo stesso comportamento. Questa disparità di trattamento può creare un ambiente intimidatorio che scoraggia le attrici dal far valere i propri diritti.
La questione generazionale
Particolarmente preoccupante è la situazione delle attrici agli inizi della carriera, che secondo Cooke si trovano in una posizione ancora più vulnerabile. La mancanza di esperienza, unita alla pressione di non apparire “difficili” per non compromettere future opportunità lavorative, può portare queste giovani professioniste ad accettare situazioni che le mettono a disagio.
L’intimacy coordinator diventa quindi una figura ancora più cruciale per queste attrici emergenti, offrendo loro una voce autorevole quando non riescono a trovare le parole per esprimere i propri limiti o quando temono le conseguenze di farlo direttamente.
La testimonianza di Cooke si inserisce nel più ampio movimento per la sicurezza sul set che ha preso slancio negli ultimi anni, portando a cambiamenti significativi nelle pratiche produttive. Tuttavia, le sue parole dimostrano che c’è ancora molto lavoro da fare per eliminare completamente gli stereotipi di genere e garantire un ambiente di lavoro veramente equo per tutte le professioniste del settore.
Cosa ne pensi delle dichiarazioni di Olivia Cooke? Credi che l’industria televisiva italiana stia facendo abbastanza per proteggere le attrici durante le riprese di scene intime? Raccontaci la tua opinione nei commenti!


