Nelle liste di buoni propositi spirituali c’è sempre una voce del tipo “approfondire la fede” o “leggere qualcosa di significativo”. Raramente quella voce viene spuntata. Solitamente rimane lì, a fissarci con aria di rimprovero tra “iscriversi in palestra” e “smettere di guardare reel alle undici di sera”. Ecco però che Martin Scorsese, che evidentemente ha una lista di cose da fare molto più ambiziosa della nostra, ha deciso di girare un film su Papa Francesco. E di presentarlo domani, 21 aprile 2026, esattamente un anno dopo la morte del pontefice, con una proiezione privata in Vaticano. A pochi passi da dove Francesco viveva e dove la sua vita si è conclusa.
Chapeau, Martin. La tua lista di cose da fare fa vergognare la mia.
Il film si chiama Aldeas, the Final Dream of Pope Francis e già dal titolo capisci che non è una commedia romantica
Aldeas è prodotto da Scholas Occurrentes, il movimento educativo cattolico globale fondato proprio da Francesco, in associazione con Sikelia Productions, la casa di produzione di Scorsese. Il nome del film viene dallo spagnolo e significa “villaggi”, il che è già un indizio sul tipo di cinema che ti aspetta: niente sparatorie, niente inseguimenti in macchina, niente cattivi internazionali (a meno che non conti il nichilismo contemporaneo, ma quello è un discorso lungo).
Al centro del film c’è l’ultima testimonianza mai vista di Papa Francesco, registrata poco prima della sua morte. Una di quelle frasi che nei comunicati stampa suonano sempre un po’ grandi, ma in questo caso sembra genuina: Bergoglio aveva descritto il progetto come “straordinariamente poetico e profondamente trasformativo, perché raggiunge la radice stessa della vita umana.” Non è il tipo di citazione che si usa per vendere pop corn.
Scorsese torna al villaggio del nonno in Sicilia, e nel frattempo fa cinema con i giovani locali
Qui viene la parte che, se sei del tipo che spunta le voci culturali nella propria lista di propositi, ti farà sentire in colpa per almeno tre giorni. Il film è stato girato in Italia, Indonesia, Gambia e Città del Vaticano, e include una sequenza in cui Scorsese torna nel villaggio siciliano dei suoi antenati per lavorare con i giovani del posto alla realizzazione di un loro film. Un regista che ha settantadue anni, che ha fatto Goodfellas e Taxi Driver, che è stato nominato all’Oscar più volte di quante la maggior parte di noi abbia prenotato una vacanza, che va in un paesino siciliano e aiuta i ragazzi a fare cinema.
“In qualche modo penso che quella connessione siciliana, combinata con le esperienze religiose, abbia stimolato in me una curiosità e una ricerca sulla mia identità. Su chi sono,” ha detto Scorsese a Taormina lo scorso giugno. Lo ha detto con quella serietà di chi sta davvero cercando qualcosa, non di chi ha trovato un’angolazione interessante per un comunicato stampa.
Il cast è quello che succede quando hai buone amicizie su tre continenti
Tra i collaboratori ci sono l’attore africano Babou Ceesay, l’attrice indonesiana Happy Salma e il regista italiano (e premio Oscar) Giuseppe Tornatore, che rappresentano rispettivamente Africa, Asia ed Europa nel progetto. La fotografia porta le firme di Ellen Kuras e Salvatore Totino, che non sono esattamente i nomi che chiami quando vuoi fare un video per i social. La regia è di Clare Tavernor e Johnny Shipley, con Scorsese nella veste di produttore e presenza spirituale del progetto.
Il film è finanziato da sponsor e donatori internazionali in modo indipendente, con tutti i proventi reinvestiti nell’iniziativa globale. Un modello produttivo che, lo ammettiamo, non è quello tipico di Hollywood, dove i proventi di solito finiscono in un posto diverso.
La domanda che ti stai facendo in questo momento
Lo vedrò? Probabilmente sì, anche se non domani in Vaticano perché non sono stato invitato (e nemmeno tu, suppongo, a meno che tu non abbia connessioni che non mi hai detto). La distribuzione internazionale è gestita da LBI Entertainment e Double Agent, il che suggerisce che prima o poi arriverà in qualche forma accessibile anche a chi non frequenta proiezioni private in Città del Vaticano.
Scorsese ha dichiarato che il film “onora la memoria di Francesco incarnando lo spirito del suo ministero e il suo sogno di creare una cultura sempre più umana.” E poi ha aggiunto: “In questo momento della storia, credo che non sia solo un sogno, ma una necessità.” Una frase che puoi trovare retorica o profonda a seconda di come stai quando la leggi, ma che da Scorsese, a ottantadue anni, con questa carriera, suona diversamente da come suonerebbe da chiunque altro.
Aggiungo Aldeas alla lista di cose che mi riprometto di guardare. Subito dopo “approfondire la fede” e subito prima “iscriversi in palestra”.
Ti interessa un film del genere o preferisci aspettare che esca qualcosa con gli inseguimenti in macchina?


