Martin Scorsese ha deciso di legare il suo nome all’intelligenza artificiale e, com’era prevedibile, una parte di Hollywood non l’ha presa benissimo. Il regista di Taxi Driver, Quei bravi ragazzi e The Irishman è diventato partner e adviser di Black Forest Labs, società tedesca specializzata in strumenti di AI generativa per immagini, e ha spiegato di aver usato questa tecnologia per creare storyboard in fase di pre-produzione.
La notizia pesa perché non stiamo parlando di un nome qualunque. Scorsese è uno dei registi più rispettati al mondo, uno che da decenni difende la storia del cinema, il restauro delle pellicole e l’importanza della sala. Sentirlo parlare bene dell’AI, quindi, ha fatto saltare parecchie sedie.
Secondo Scorsese, lo strumento serve soprattutto a comunicare meglio ciò che ha in testa. Il regista ha ricordato di aver disegnato storyboard per circa settant’anni e ha spiegato che spesso il problema è far capire al cast e alla troupe una visione precisa prima di arrivare sul set. Con l’AI, dice lui, può mostrare più rapidamente idee, atmosfere e inquadrature al reparto scenografia, al direttore della fotografia e agli altri membri del team creativo.
Il discorso, sulla carta, sembra pratico. Non sta dicendo di voler sostituire un film con immagini generate al computer. Non ci sono indicazioni sul fatto che Scorsese voglia usare immagini AI dentro un suo film finito. Parla di storyboard, quindi di una fase preparatoria. Una specie di bozza visiva, utile per far capire una scena prima di girarla.
Però molti artisti non ci stanno. La concept artist Karla Ortiz, che ha lavorato anche su film Marvel come Black Panther e Avengers: Endgame, ha accusato Scorsese di aver scaricato gli storyboard artist. Samuel Deats, regista della serie animata Castlevania, ha rincarato la dose, sostenendo che non ci sia bisogno di usare AI costruite sul lavoro di milioni di artisti per raccontare una visione.
La rabbia nasce da una paura molto concreta: se un regista come Scorsese normalizza questi strumenti, quanto tempo passerà prima che produzioni meno attente li usino per tagliare posti, tempi e compensi? Il cinema vive anche grazie a figure che spesso il grande pubblico non vede: disegnatori, illustratori, storyboard artist, concept artist. Persone che trasformano un’idea vaga in qualcosa di leggibile, discutibile, modificabile.
Scorsese, dal canto suo, vede la tecnologia come un’evoluzione. Ha già sperimentato con il 3D in Hugo Cabret e con il de-aging in The Irishman. Per lui il cinema è ancora giovane e deve restare aperto agli strumenti nuovi.
Resta una domanda scomoda: l’AI è un pennello in più nelle mani dei registi o rischia di togliere spazio a professionisti veri? Scrivete nei commenti se siete d’accordo con Scorsese o se questa volta ha fatto un passo troppo rischioso.


