Ho aspettato questo film con una certa impazienza. Carlo Verdone che torna alla regia cinematografica dopo anni passati a costruire Vita da Carlo era una notizia che mi aveva fatto piacere, e la presenza nel cast di Karla Sofía Gascón – candidata all’Oscar per Emilia Pérez – prometteva qualcosa di insolito nel panorama della commedia italiana. Ho guardato Scuola di Seduzione su Paramount+ con aspettative moderate ma genuine, e ne sono uscito con quella sensazione un po’ ambigua che si ha quando guardi un film che non ti delude in modo clamoroso ma che non riesce nemmeno ad alzarsi sopra una linea di piacevole mediocrità.
Il film racconta la storia di sei personaggi romani accomunati da insicurezze sentimentali che si affidano a Ortensia – una love coach interpretata dalla Gascón – per imparare a stare con gli altri, o con se stessi, o a non farsi del male da soli in amore. C’è Clemente, il personaggio di Verdone stesso, un uomo di mezza età che ha smesso di capire le regole del mondo affettivo moderno. C’è la coppia in crisi formata da Lino Guanciale e Vittoria Puccini, che funziona bene insieme anche se il loro arco narrativo fatica a trovare un’autonomia vera all’interno del racconto corale. Ci sono gli altri studenti della scuola, ognuno con la propria storia, ognuno con il proprio tipo specifico di fragilità.
La struttura corale è la scelta più ovvia per un tema del genere e Verdone la gestisce con la competenza di chi ha fatto questo mestiere per decenni. I personaggi si incastrano, si scontrano, si riconoscono l’uno nell’altro durante le sessioni della love coach. Le sequenze ambientate nell’aula – con Ortensia che impone esercizi pratici di approccio e comunicazione – sono le più riuscite del film, perché in quelle scene emerge quel tipo di umorismo scomodo e preciso che è sempre stato il punto di forza di Verdone: la comicità che nasce dall’imbarazzo, dall’inadeguatezza, dall’incapacità di fare bene anche le cose più semplici quando si tratta di sentimenti.
La Gascón è una presenza scenica forte e la scelta di affidarle il ruolo è coraggiosa. Il problema è che il personaggio di Ortensia rimane in superficie per buona parte del film – una funzione narrativa più che un essere umano con una sua profondità. Ogni volta che si apre uno spiraglio verso qualcosa di più complesso, la sceneggiatura lo chiude in fretta e torna alle dinamiche di gruppo. È un’occasione mancata, perché l’attrice avrebbe avuto il materiale per fare molto di più.
Il tema che attraversa il film – come ci si ama, come ci si tradisce, come ci si lascia nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social – è interessante e attuale, ma Scuola di Seduzione lo tratta con una leggerezza che a volte sconfina nella superficialità. Verdone ha sempre saputo bilanciare il sorriso e la malinconia in modo chirurgico. Qui quella bilancia pende troppo dalla parte della commedia di superficie, e i momenti più sinceri – quelli in cui i personaggi smettono di essere macchiette e diventano persone vere – sono troppo rari e troppo brevi per lasciare davvero il segno.
Lino Guanciale è il più convincente del cast insieme a Verdone stesso. Vittoria Puccini fa quello che può con un personaggio che la sceneggiatura non aiuta abbastanza. Beatrice Arnera e Euridice Axen si ritagliano momenti interessanti nella galleria di comprimari. La Roma luminosa che fa da sfondo è bella da vedere e Verdone la usa con la familiarità di chi quella città la conosce da sempre.
Il finale è onesto, non costruito per strappare applausi, e questo fa piacere. Ma è anche un po’ frettoloso, come se il film avesse paura di prendersi il tempo necessario per chiudere in modo più convincente quello che aveva aperto.
Scuola di Seduzione è un film piacevole da guardare in una serata libera, con qualcosa di buono da mangiare e senza aspettarsi di uscirne cambiati. Non è il Verdone di Bianco Rosso e Verdone, né quello di Compagni di Scuola, né quello di Al Lupo Al Lupo. È un Verdone in modalità ridotta, consapevole, che conosce bene i propri strumenti ma non li spinge fino al limite. Bastava un po’ più di coraggio – nella sceneggiatura, nella costruzione dei personaggi, nell’affrontare i temi che il film stesso propone – per farne qualcosa di davvero memorabile.
Pensi che Verdone abbia ancora la capacità di sorprenderci con un film davvero all’altezza dei suoi migliori lavori, oppure quella stagione appartiene definitivamente al passato? Scrivilo nei commenti.
La Recensione
Scuola di Seduzione
Scuola di Seduzione è una commedia corale piacevole ma incompleta, che porta la firma inconfondibile di Verdone senza raggiungere le vette della sua filmografia migliore. Il cast funziona, alcune scene fanno ridere nel modo giusto, ma la sceneggiatura non ha il coraggio di andare fino in fondo né sui personaggi né sui temi. Un film onesto, che intrattiene senza lasciare molto, adatto a chi ama Verdone e vuole ritrovarlo senza aspettarsi una sorpresa.
PRO
- Carlo Verdone è in forma e il suo personaggio - un uomo di mezza età che non capisce più le regole dell'amore moderno - è quello più riuscito del film, con alcune gag che funzionano nel modo classico e preciso che gli appartiene.
CONTRO
- La struttura corale disperde troppo l'attenzione e nessuno dei sei personaggi oltre a Clemente riesce ad avere uno spazio sufficiente per diventare davvero memorabile.
- La sceneggiatura tocca temi potenti - tradimento, solitudine, inadeguatezza affettiva nell'era moderna - ma li sfiora senza mai affondare, e questa prudenza toglie profondità al film.
- Il personaggio della Gascón è costruito come funzione narrativa più che come persona, e questa è la principale occasione mancata del film.


