Se hai appena finito di divorare The Gilded Age e ti ritrovi con la sindrome da astinenza da serie in costume, sappi che non sei solo. L’ultima creazione di Julian Fellowes, ambientata nella sfarzosa New York degli anni ’80 dell’Ottocento, ha riacceso in moltissimi di noi quella passione irresistibile per i drammi d’epoca che ci fa sognare di vivere in epoche passate, tra balli in maschera, intrighi di corte e vestiti che oggi ci costerebbero uno stipendio intero.
Ma cosa rende così magnetici questi drammi storici? È la stessa fascinazione che ci spinge a rileggere Jane Austen o a fantasticare su come sarebbe stata la nostra vita in un’altra epoca. Nel gergo televisivo, questo fenomeno si chiama “fuga temporale” – la capacità di una narrazione di trasportarci completamente in un’altra dimensione temporale, facendoci dimenticare smartphone, problemi di connessione wifi e bollette da pagare.
The Gilded Age, con il suo cast stellare guidato da Carrie Coon, Christine Baranski e Cynthia Nixon, ha saputo costruire un universo narrativo che funziona su più livelli: lo scontro generazionale tra “vecchio” e “nuovo” denaro, le dinamiche familiari complesse, l’ascesa sociale della famiglia Russell che cerca di infiltrarsi nell’alta società newyorkese. È quello che chiamiamo “racconto a più strati” – quando una serie riesce a intrecciare trame personali, politiche e sociali senza perdere mai il filo conduttore.
Ma se hai già consumato tutte e tre le stagioni disponibili su Sky e NOW (l’ultima uscita nel giugno 2025), e stai disperatamente cercando qualcosa che possa colmare quel vuoto, abbiamo la soluzione perfetta. Esistono altre sette serie tv che condividono con The Gilded Age non solo l’ambientazione d’epoca, ma anche quella capacità di mescolare dramma, commedia e intrighi che rende irresistibili questi prodotti.
The Crown
Se il fascino del potere e dei conflitti familiari di The Gilded Age ti ha conquistato, The Crown rappresenta l’evoluzione naturale del tuo percorso televisivo. Questa monumentale produzione Netflix, che ha concluso la sua corsa nel dicembre 2023 dopo sei stagioni, ha ridefinito completamente gli standard del dramma d’epoca moderno.
La serie segue sessant’anni di regno di Elisabetta II, dal 1947 al 2005, attraverso un cambio di attori geniale che ha visto alternarsi Claire Foy, Olivia Colman e Imelda Staunton nel ruolo della sovrana. È una strategia narrativa che nel mondo televisivo chiamiamo “casting temporale” – quando il cambio di interpreti diventa parte integrante del racconto, permettendo di seguire l’evoluzione dei personaggi attraverso i decenni.
Quello che rende The Crown particolarmente affascinante per i fan di The Gilded Age è l’approccio alla rappresentazione del potere. Se nella serie di Fellowes vediamo l’ascesa di nuove élite americane, in The Crown assistiamo alla trasformazione di una monarchia antica che deve adattarsi al mondo moderno. Entrambe le serie condividono quella capacità di rendere universali conflitti che potrebbero sembrare distanti dalla nostra esperienza quotidiana.
Downton Abbey
Non si può parlare di drammi d’epoca moderni senza citare Downton Abbey, l’opera magna di Julian Fellowes che ha letteralmente rivoluzionato il genere. Se ami The Gilded Age, è praticamente impossibile che tu non cada sotto l’incantesimo della saga dei Crawley, ambientata nell’Inghilterra del primo Novecento.
Downton Abbey ha introdotto quello che oggi è diventato lo standard narrativo del dramma d’epoca contemporaneo: l’intreccio costante tra le vite “del piano di sopra” (la famiglia aristocratica) e quelle “del piano di sotto” (la servitù). È una formula che crea un microcosmo sociale perfetto, dove ogni personaggio ha la sua dignità narrativa e le sue storie personali.
La serie, che ha prodotto sei stagioni, due film e un terzo in arrivo a settembre 2025, ha lanciato carriere e consolidato reputazioni. Dame Maggie Smith nei panni della Contessa Vedova Dowager è diventata un’icona del piccolo schermo, con le sue battute taglienti che sono entrate nell’immaginario collettivo. Lo stile di scrittura di Fellowes, che mescola humor britannico e dramma familiare, raggiunge qui la sua massima espressione.
Bridgerton
Bridgerton rappresenta la rivoluzione pop del dramma d’epoca. Prodotta da Shonda Rhimes per Netflix, questa serie ha dimostrato che il genere storico può parlare anche alle nuove generazioni, a patto di modernizzarne l’approccio narrativo e visivo.
Ambientata nella Londra dell’epoca della Reggenza, Bridgerton segue le vicende amorose degli otto figli della famiglia protagonista, con ogni stagione dedicata a un diverso membro della famiglia. È quello che chiamiamo “approccio antologico” – una strategia che permette di rinnovare continuamente la narrazione mantenendo l’universo narrativo coerente.
Il vero colpo di genio della serie è stato il “casting inclusivo alternativo”, che ha inserito attori di diverse etnie in ruoli storicamente “bianchi”, creando una versione inclusiva della storia che ha funzionato perfettamente. La colonna sonora, che riarrangia successi pop contemporanei in versione orchestrale d’epoca, è diventata un fenomeno virale a sé stante.
The Buccaneers
Se cerchi qualcosa che sia letteralmente a metà strada tra The Gilded Age e gli altri drammi d’epoca, The Buccaneers su Apple TV+ è la scelta perfetta. Basata sull’ultimo romanzo incompiuto di Edith Wharton, la serie segue cinque giovani donne americane di famiglie neoricche che si trasferiscono a Londra per conquistare l’aristocrazia britannica.
È praticamente l’inverso di The Gilded Age: invece di seguire l’alta società newyorkese, seguiamo le americane che cercano di integrarsi nell’establishment britannico. Il cast include Kristine Froseth, Alisha Boe e Mia Threapleton (figlia di Kate Winslet), con Christina Hendricks nel ruolo di una delle madri più ambiziose.
La serie, composta da due stagioni da otto episodi ciascuna, esplora gli stessi temi di scontro culturale e mobilità sociale che rendono affascinante The Gilded Age, ma da una prospettiva completamente diversa. È interessante notare come nel cast ci sia anche Grace Ambrose, conosciuta dal pubblico italiano per il ruolo di Stefania Colombo ne Il Paradiso delle Signore.
Belgravia
Belgravia rappresenta un’altra incursione di Julian Fellowes nel dramma d’epoca, questa volta ambientata nella Londra di metà Ottocento. Basata sul suo stesso romanzo del 2016, la serie originale di sei episodi è stata seguita nel 2024 da Belgravia: The Next Chapter, un sequel che continua la saga nel 1871.
Quello che rende interessante Belgravia per i fan di The Gilded Age è l’ambientazione nel quartiere più esclusivo di Londra, abitato dalla nuova borghesia arricchita che cerca di guadagnarsi il rispetto dell’aristocrazia tradizionale. È lo stesso conflitto sociale che anima la serie americana, ma trasportato nel contesto britannico.
La produzione, curata dallo stesso team di Downton Abbey, mantiene gli standard qualitativi altissimi che ci aspettiamo da Fellowes, con particolare attenzione ai dettagli storici e ai costumi d’epoca.
La saga dei Forsyte
La saga dei Forsyte (The Forsyte Saga) del 2002-2003 rimane uno dei punti di riferimento assoluti del dramma d’epoca britannico. Basata sui romanzi di John Galsworthy (Premio Nobel per la Letteratura nel 1932), questa serie ITV di due stagioni e dieci episodi ha definito molti degli standard qualitativi del genere.
Con un cast guidato da Damian Lewis, prima della sua fama internazionale, la serie esplora le dinamiche di una famiglia borghese nell’Inghilterra vittoriana. È uno studio dei personaggi profondo che ha influenzato molte produzioni successive, incluse quelle di Fellowes.
Nonostante sia composta da soli dieci episodi, La saga dei Forsyte è considerata un cult assoluto tra gli appassionati del genere, spesso usata come termine di paragone per valutare la qualità delle nuove produzioni.
The Knick
The Knick rappresenta una delle interpretazioni più audaci del dramma d’epoca contemporaneo. Ambientata nel 1900 in un ospedale di New York, la serie esplora l’evoluzione della medicina moderna attraverso le vicende del dottor John Thackery e del suo team.
Quello che rende The Knick unico è il suo tono più cupo rispetto a The Gilded Age. Mentre la serie di Fellowes mantiene un approccio relativamente leggero agli intrighi sociali, The Knick non esita ad affrontare temi pesanti come il razzismo, la tossicodipendenza e le pratiche mediche spesso brutali dell’epoca.
La serie, prodotta da Steven Soderbergh, ha ricevuto lodi dalla critica per la sua capacità di modernizzare visivamente il racconto storico, utilizzando tecniche cinematografiche contemporanee per raccontare una storia d’epoca.
Il futuro del dramma d’epoca
Quello che emerge da questa panoramica è come il dramma d’epoca sia diventato uno dei generi più vitali della televisione contemporanea. Da The Gilded Age a The Crown, da Bridgerton a Downton Abbey, ogni serie ha trovato il suo modo di reinterpretare il passato per parlare al presente.
Il successo di questi prodotti dimostra che esiste un pubblico affamato di narrazioni di qualità, che non si accontenta di effetti speciali e colpi di scena, ma cerca personaggi complessi, dialoghi brillanti e universi narrativi credibili. È quello che nel mondo televisivo chiamiamo “intrattenimento di comfort elevato” – intrattenimento che rassicura ma non rinuncia alla sofisticazione.
Se The Gilded Age ti ha appassionato, è perché hai riconosciuto in quella serie la stessa qualità che caratterizza tutti i grandi drammi d’epoca: la capacità di farci sentire parte di un mondo che non esiste più, ma che continua a vivere attraverso le storie che scegliamo di raccontare.
E tu, quale di queste serie hai già visto? Qual è il dramma d’epoca che ti ha conquistato di più? Raccontaci la tua esperienza nei commenti e aiutaci a scoprire quali sono i titoli che non possiamo assolutamente perdere!


