C’è un filo preciso che collega Le libere donne, la nuova fiction di Rai 1 (ora su Rai Play) con Lino Guanciale, a Il ballo delle pazze, il film disponibile su Amazon Prime Video. Non è una questione di stile o di epoca: è qualcosa di più profondo. Entrambe le storie raccontano la stessa cosa – donne rinchiuse in un manicomio non perché fossero davvero malate, ma perché erano scomode, ribelli, troppo libere per una società che non sapeva come gestirle. Due paesi diversi, due periodi diversi, due lingue diverse. Ma la sostanza è identica, e chi ha guardato la prima non può non sentire l’urgenza di guardare anche la seconda.
Le libere donne: la storia vera che l’Italia non conosceva
Le libere donne è andata in onda su Rai 1 dal 10 marzo 2026 in tre serate evento e ha colpito moltissimi spettatori proprio perché racconta qualcosa di reale, non una storia inventata. La serie è tratta dal romanzo autobiografico Le libere donne di Magliano, scritto nel 1953 dallo psichiatra e poeta Mario Tobino, che in quel manicomio femminile a Maggiano, vicino a Lucca, aveva lavorato davvero per quarant’anni.
Lino Guanciale interpreta Tobino con una precisione che ha convinto sia il pubblico che la critica. L’attore ha raccontato di essere rimasto colpito soprattutto dalla modernità del pensiero di questo medico: già negli anni Quaranta, mentre i colleghi usavano l’elettroshock, le camicie di forza, le docce gelate e l’isolamento come strumenti di cura ordinari, Tobino cercava metodi alternativi. Provava a restituire dignità alle pazienti attraverso laboratori creativi, attraverso l’ascolto, attraverso la scrittura. Era uno scomodo, dentro un sistema che non aveva nessuna intenzione di cambiare.
La serie è ambientata tra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale, e racconta il legame tra Tobino e Margherita Lenzi – interpretata da Grace Kicaj – una giovane donna internata dal marito contro la sua volontà dopo un gesto di ribellione durante la messa di Natale del 1942. Margherita non era pazza. Aveva semplicemente deciso di non sopportare più i soprusi. E quella scelta le era costata la libertà.
C’è un dettaglio di produzione che vale la pena conoscere: la regia è firmata da Michele Soavi, che di Mario Tobino è nipote – non biologico, ma sentimentale. Sua nonna era Paola Levi, la donna che per quarant’anni fu la compagna di Tobino. Nel film Paola Levi è interpretata da Gaia Messerklinger, e la sua presenza nella serie ha un peso emotivo che va ben oltre la finzione.
Il ballo delle pazze: stessa prigione, Parigi, fine Ottocento
Se Le libere donne ti ha colpito per quello che racconta sulle donne e sui manicomi, Il ballo delle pazze ti porterà esattamente nella stessa direzione, con una storia diversa ma un tema speculare. Il film, uscito nel 2021 e disponibile su Amazon Prime Video, è diretto e interpretato dall’attrice e regista francese Mélanie Laurent, resa celebre in Italia soprattutto per il ruolo di Shoshanna in Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
La storia si svolge nella Parigi del 1885 e ha come protagonista Eugénie, una giovane donna di buona famiglia che ha la capacità di sentire e comunicare con i morti. Quando la sua famiglia scopre questo dono – che considera una malattia, una vergogna, qualcosa da nascondere – la porta nell’ospedale psichiatrico della Salpêtrière, affidandola alle cure del dottor Jean-Martin Charcot, uno dei neurologi più famosi dell’epoca, precursore di Sigmund Freud e pioniere degli studi sull’isteria.
Eugénie non è pazza. Ma la parola “pazza” all’epoca era uno strumento di controllo sociale, non una diagnosi medica. Bastava essere troppo indipendenti, troppo curiose, troppo fuori dagli schemi che la famiglia e la società imponevano alle donne. E la Salpêtrière era piena di donne così.
Il ballo che dà il titolo al film: una storia vera
Una delle cose più disturbanti di questo film è che il ballo che dà il titolo alla storia è reale. Il dottor Charcot organizzava ogni anno un grande ballo di primavera all’interno dell’ospedale: le pazienti venivano vestite con costumi di carnevale, truccate e messe in mostra davanti agli ospiti della Parigi bene – medici, intellettuali, persone facoltose venute ad assistere come a uno spettacolo. Nessuno di loro vedeva donne: vedevano casi clinici, curiosità da osservare e commentare.
La cosa ancora più assurda è che dal punto di vista medico quella serata funzionava: le settimane prima e dopo il ballo le pazienti mostravano meno sintomi. Non perché stessero guarendo, ma perché per una volta venivano trattate come esseri umani, le si dava qualcosa da aspettare, qualcosa che assomigliasse a una vita normale. Il film usa questa festa come metafora potente di un sistema che concedeva briciole di dignità per giustificare tutto il resto.
Quello che i due hanno in comune
Guardando Le libere donne e Il ballo delle pazze una dopo l’altra, emergono somiglianze che fanno riflettere. In entrambe le storie c’è un medico che cerca di fare qualcosa di diverso rispetto al sistema in cui lavora – Tobino in Italia negli anni Quaranta, Geneviève in Francia nell’Ottocento. In entrambe c’è una donna internata non per una malattia vera ma per non essersi comportata secondo le aspettative. In entrambe i metodi di cura descritti fanno venire i brividi: bagni gelati, isolamento, pratiche che oggi chiameremmo torture senza esitazione.
La differenza principale è il tono. Le libere donne è un racconto più caldo, legato al personaggio di Tobino e al suo conflitto interiore tra dovere e sentimento. Il ballo delle pazze è più crudo, più freddo, con una regia che non ammorbidisce mai quello che mostra. Entrambi gli approcci funzionano, e insieme danno un quadro molto più completo di quello che per secoli è successo alle donne che osavano essere qualcosa di diverso da quello che si aspettava da loro.
Perché vederli entrambi
C’è una frase che Mélanie Laurent ha detto parlando del suo film e che potrebbe essere scritta anche sopra Le libere donne: “Le donne pazze della Salpêtrière sono semplicemente le madri di quelle reiette di oggi.” Stessa cosa vale per le donne di Maggiano. La distanza storica tra quelle storie e il presente è più corta di quanto ci piaccia credere, e guardare queste due opere una dopo l’altra aiuta a capirlo meglio.
Le libere donne va in onda su Rai 1 ogni martedì in prima serata – terza e ultima puntata il 24 marzo. È disponibile anche su RaiPlay. Il ballo delle pazze è disponibile su Amazon Prime Video. Due ore e dieci minuti di film francese che, se hai amato la fiction di Guanciale, ti sembrerà di aver visto già prima.
Hai già guardato uno dei due? Raccontaci nei commenti quale ti ha colpito di più e perché.


