Ci vogliono sei anni, a volte, per trovare le parole giuste. Serena Brancale – cantautrice barese, classe 1989, diploma in canto jazz al Conservatorio, un’anima profondamente soul che conosce il palcoscenico da quando era bambina – arriva alla prima serata di Sanremo 2026 con un brano che ha tenuto dentro di sé dal 2020. “Qui con me” è la sua terza partecipazione all’Ariston, la prima da solista tra i Big dopo il successo estivo di Anema e core nel 2025. Ma questa volta è tutto diverso: niente ritmo travolgente, niente dialetto, niente ironia. Solo una voce, una storia, e una dedica a sua madre Maria De Filippis, musicista e insegnante italo-venezuelana, scomparsa improvvisamente nell’ottobre 2020.
I bookmaker la quotano come favorita alla vittoria con distacco – quota 2,85, davanti a tutti gli altri artisti in gara. E il Premio Lunezia l’ha già assegnato a lei ancor prima dell’inizio del Festival, con questa motivazione: “Madre e figlia hanno le stesse cellule. Due universi, il qui e l’altrove, che si cercano e si trovano.” Dopo la sua esibizione stasera, Serena si è commossa sul palco. È difficile non capire perché.
Sei anni di silenzio, poi la canzone
Brancale ha raccontato più volte come la perdita della madre sia stata il dolore più grande della sua vita – e come per anni non sia riuscita a trasformarlo in musica. “Per sei anni ho tenuto dentro di me un’emozione che non sentivo di poter condividere”, ha detto. Poi, durante l’ultimo tour, qualcosa è cambiato. L’esigenza di parlarne è diventata più forte della paura di farlo. “Qui con me nasce dall’esigenza di mettermi a nudo e finalmente raccontare qualcosa che ho tenuto nascosto a lungo.”
Ha scritto anche una lettera vera, cartacea, distribuita ai giornalisti alla vigilia del Festival: “Dopo più di cinque anni, mamma, mi sono decisa a scriverti questa lettera. Volevo solo dirti che ti penso sempre e di stare serena. Lo so, e lo so con quella certezza che non ha bisogno di prove, che tu sei ancora qui con me.” La canzone e la lettera sono la stessa cosa – solo che una viaggia nell’aria, e l’altra su carta.
Il significato del testo: la presenza nell’assenza
“Qui con me” costruisce il suo argomento su un paradosso emotivo: la persona a cui il brano è dedicato non c’è più fisicamente, eppure è ovunque. Una canzone alla radio che parla di loro. Un brivido che attraversa il cuore quando il pensiero la raggiunge. Nel silenzio, la voce della madre che si sente ancora – calma, capace di placare la rabbia, la sete, la fame.
Questa complicità cercata da bambina – quella che si trova negli occhi di una madre – è il filo conduttore del testo. Non è nostalgia generica: è il racconto preciso di un legame che ha formato il carattere, che ha insegnato come guardare il mondo, come stare nelle cose. E che continua a formare, anche adesso che quella persona non c’è più fisicamente.
Il ritornello porta il desiderio al suo massimo grado: scalare la terra, il cielo, l’universo intero per cancellare il dolore dell’addio, per avere ancora quella presenza. È un’iperbole che però suona vera – chiunque abbia perso qualcuno sa che questo impulso esiste, quel momento in cui si farebbe davvero qualsiasi cosa pur di avere ancora un momento.
La somiglianza come continuità
Il secondo blocco del brano porta una delle immagini più potenti e precise: “due gocce d’acqua non si perdono nel mare mai”. La figlia che guarda le proprie mani e vede quelle della madre. L’amore che si metteva in ogni piccola cosa quotidiana – ogni giorno era sempre da festeggiare. Quella capacità di trovare senso e celebrazione nel presente ordinario è qualcosa che si impara da chi ci cresce accanto, e poi continua a vivere in noi anche quando quella persona se n’è andata.
“Noi così simili” – la somiglianza non è solo fisica, è un modo di essere nel mondo. È una delle forme più concrete di continuità dopo la perdita: riconoscersi nell’altra, sapere che qualcosa di lei sopravvive dentro di sé. Non è consolazione facile, è una constatazione che porta con sé sia la gioia del riconoscimento sia il dolore del ricordo.
Il finale sposta il registro verso qualcosa di più spirituale: “quanta vita ruba il tempo / oltre i limiti ti sento / so che sei ancora qui con me”. Non è la promessa di una vita dopo la morte nel senso religioso – è qualcosa di più personale e meno definibile: la certezza interiore che un legame così forte non si spezza con la morte fisica. È la stessa certezza che Serena aveva scritto su Instagram il giorno della perdita: “Sarò la tua voce. Le tue mani, il tuo orgoglio.”
Analisi sonora: una ballata cinematografica che non perdona
Dall’ascolto del brano emerge immediatamente la scelta di un arrangiamento orchestrale di ampio respiro, con archi che costruiscono tensione emotiva graduale e un’elettronica discreta che modernizza il tessuto sonoro senza spostarlo dal suo registro intimo. La struttura dinamica della canzone è calibrata con cura: parte raccolta, quasi sussurrata, e cresce verso il ritornello con una progressione che permette alla voce di Brancale di aprirsi progressivamente su tutta la sua estensione.
E la voce è il vero punto di forza tecnico del brano. Brancale ha una gamma vocale notevole, che spazia da registri bassi caldi e profondi fino ad acuti luminosi, con una capacità di colorare il fraseggio che viene chiaramente dagli anni di studio jazz – quel controllo del vibrato, quella gestione del fiato, quella precisione nell’intonazione anche nei momenti di massima intensità emotiva. Non fa mai la voce grossa per impressionare: lascia che il testo parli e lo sostiene con la tecnica giusta.
La produzione di Carlo Avarello, Fabio Barnaba e Fiat131 sceglie la sobrietà al servizio dell’emozione – nessun elemento è ridondante, nessun arrangiamento fuori posto. È una canzone che non ha bisogno di effetti: ha la storia.
Una lettera affidata all’aria
“Qui con me” è il tipo di canzone che arriva direttamente – senza mediazioni, senza costruzioni, senza distanza di sicurezza. Serena Brancale ha scelto il palco più grande d’Italia per cantare la cosa più privata della sua vita. E stasera, dopo averla cantata, si è commossa. Non c’è altro da aggiungere a quello.
Hai sentito il brano stasera? Ti ha colpito? Scrivilo nei commenti – “Qui con me” è una di quelle canzoni che meritano di essere condivise.
Il testo di Qui con me
C’è una canzone alla radio che suona
E che parla di noi
Di quell’amore che resterà sempre, non passerà mai
E quando ti penso lo sento arrivare
Quel brivido dentro che attraversa il cuore
In questo silenzio sento la tua voce
Calma la rabbia, la sete, la fame e non cambierà
Quella complicità che da bambina cercavo nei tuoi occhi
E che per sempre mi accompagnerà
E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
E ti parlo come se mi stessi accanto
Due gocce d’acqua non si perdono nel mare mai
E poi guardami, ma quanto ti assomiglio
Nelle mani, nell’amore che mettevi ogni volta nelle cose
Ed ogni giorno era sempre da festeggiare
Sono anch’io così
Noi così simili
Noi così simili
E se ti portassi via da quelle stelle
Per cancellare il tuo addio dalla mia pelle
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
E se ti portassi via da quelle stelle
Ti stringerei forte anch’io ora e per sempre
Scalerei la terra e il cielo
Anche l’universo intero
Per averti ancora qui con me
Quanta vita ruba il tempo
Oltre i limiti ti sento
So che sei ancora qui con me
Con me, con me


