Il veterano del rap italiano Neffa (Giovanni Pellino) torna sulla scena con “Show”, l’undicesima traccia del nuovo album “Canerandagio” in uscita il 29 agosto 2025. Il brano, completamente autoprodotto dall’artista bolognese, rappresenta un ritorno alle radici hip-hop più pure, dove il flow, la metrica e l’originalità artistica diventano protagonisti assoluti di una dichiarazione d’intenti senza compromessi.
La traccia si inserisce nel contesto di un album di 20 brani che promette di essere uno dei progetti più ambiziosi della carriera di Neffa, un artista che ha saputo attraversare decenni di evoluzione musicale mantenendo sempre la propria identità distintiva. “Show” emerge come una delle punte di diamante di questo lavoro, un pezzo che celebra la maestria tecnica e la consapevolezza artistica di chi ha contribuito a scrivere la storia del rap italiano.
L’invito al proprio universo artistico
Il ritornello di “Show” si apre con un invito diretto: “Benvenuta a ‘sto show”, stabilendo immediatamente una relazione intima tra artista e ascoltatore. Questa formula non è casuale: Neffa trasforma ogni sua performance in uno spettacolo personalizzato, dove l’ascoltatore diventa ospite privilegiato del suo mondo creativo.
La frase “Mo c’ho ‘sto modo e un po’ ti tira in slow-mo” rivela la consapevolezza dell’artista riguardo al proprio stile unico e all’effetto ipnotico che le sue rime possono avere. Il riferimento al “slow-mo” suggerisce come la sua musica abbia il potere di rallentare il tempo, creando una dimensione sospesa dove ogni parola acquisisce peso specifico.
L’artigianato delle parole come haute couture
La metafora “Te la cucio come un sarto fiorentino” rappresenta una delle immagini più efficaci del brano. Neffa equipara la sua scrittura rap all’artigianato tradizionale italiano, suggerendo che ogni sua rima sia cucita su misura con la stessa precisione e cura di un sarto di alta moda. È una rivendicazione della qualità artistica contro la produzione in serie che caratterizza molto del rap contemporaneo.
Il riferimento a Quentin Tarantino non è accidentale: entrambi gli artisti sono noti per la loro capacità di mescolare generi, giocare con i tempi narrativi e creare opere che diventano cult. Neffa si posiziona consapevolmente in questa tradizione autoriale.
La critica al conformismo musicale
La prima strofa introduce una critica sottile ma pungente al panorama musicale contemporaneo. Il verso “L’hai visto a chi l’ha visto, no? / Se esistono in un disco e poi spariscono” denuncia la fugacità di molti artisti attuali, che emergono rapidamente ma scompaiono altrettanto velocemente senza lasciare tracce significative.
La sequenza “Distinguilo, si estinguono / Capisci, no? / Sbiadiscono, svaniscono” utilizza una progressione semantica che enfatizza il concetto di impermanenza artistica, contrapponendola implicitamente alla propria longevità e consistenza creativa.
L’autostoricizzazione consapevole
Il verso “Sono in onda, quindi seguimi di nuovo” rivela una consapevolezza storica del proprio ruolo nella musica italiana. Neffa non si presenta come un emergente, ma come un maestro che torna a insegnare, invitando le nuove generazioni a seguirlo in un percorso di riscoperta della vera essenza del rap.
L’immagine “Tutti andranno a fare un po’ lo stesso sogno” suggerisce il potere unificante della sua musica, capace di creare visioni condivise e esperienze collettive che vanno oltre il semplice intrattenimento.
La seconda strofa: tra sperimentazione e tradizione
La seconda parte del brano introduce elementi più sperimentali: “Ciò sto funk a palla” e “Metrica equatoriali samba” mostrano come Neffa continui a innovare attingendo a influenze globali. Il riferimento al samba e alle metriche equatoriali rivela un artista che non si accontenta dei canoni tradizionali ma cerca costantemente nuove forme espressive.
Il verso “Rime fino a Kingston, manco fossi un rasta” stabilisce un collegamento con la cultura reggae giamaicana, sottolineando come la musica nera internazionale sia sempre stata una fonte di ispirazione per il suo lavoro.
L’outro filosofico: il viaggio verso l’infinito
L’outro di “Show” introduce una dimensione più filosofica con i versi “Fino al cielo pronti a salire / Un punto ai tuoi piedi / Nemmeno lo vedi”. Questa sezione trasforma la canzone in una metafora esistenziale dove l’arte diventa veicolo di elevazione spirituale e intellettuale.
Confronto con l’evoluzione artistica di Neffa
“Show” rappresenta una sintesi perfetta dell’evoluzione artistica di Neffa, che dagli esordi con Sangue Misto negli anni ’90 ha saputo mantenere la purezza hip-hop pur sperimentando con sonorità diverse. Rispetto ai suoi lavori più melodici come “Aspettando il sole”, questo brano segna un ritorno alle radici rappistiche più aggressive e tecnicamente sofisticate.
La produzione minimalista e self-made sottolinea la volontà dell’artista di controllare ogni aspetto del processo creativo, riaffermando la propria indipendenza artistica in un’epoca di major discografiche e produttori esterni.
“Show” si configura come un manifesto generazionale, dove un pioniere del rap italiano rivendica il proprio territorio artistico e invita le nuove leve a rispettare la tradizione pur innovando. È un brano che celebra l’artigianato musicale contro l’industrializzazione della creatività.
Cosa ne pensi di questo ritorno alle radici di Neffa? Credi che il rap italiano abbia bisogno di figure storiche che rivendichino la qualità artistica contro il commercialismo dilagante? Condividi la tua opinione nei commenti e raccontaci quale evoluzione vorresti per il rap italiano!
Il testo di Show
[Ritornello]
Benvenuta a ‘sto show
Mo c’ho ‘sto modo e un po’ ti tira
[?] in slow-mo
Te la cucio come un sarto fiorentino
Dammi [?], Quentin Tarantino
[Post-Ritornello]
Benvenuta a ‘sto show
Mo c’ho ‘sta rima
Arriva come un treno e ti porta dove sono
Te la cucio come un sarto fiorentino
Dammi [?], Quentin Tarantino
[Strofa 1]
Pulp Fiction, oro in una valigetta
[?]
Non è flow, è surrealismo
Un mocubismo
C’ho ste frasi sulle basi
Ci dipingono
L’hai visto a chi l’ha visto, no?
Se esistono in un disco e poi spariscono
Distinguilo, si estinguono
Capisci, no?
Sbiadiscono, svaniscono
Sono in onda, quindi seguimi di nuovo
Scopro il campo, suoni come me quando torno
Tutti andranno a fare un po’ lo stesso sogno
Suona già la sveglia, Italia, buongiorno
[Ritornello]
Benvenuta a ‘sto show
Mo c’ho ‘sto modo e un po’ ti tira
[?] in slow-mo
Te la cucio come un sarto fiorentino
Dammi [?], Quentin Tarantino
[Strofa 2]
Ciò sto funk a palla
Non è la sindrome di panqua
Ritmo che si balla
Metrica equatoriali samba
Posta in arrivo е non ne spamma
Sorpresa, caramba
Brandy smoking solo sulla carta
Sai che c’è una tasca
Buona pеr la ganja (Ganja)
Col profumo dentro questa stanza
Niente notte bianca
Botte di arroganza
Santi in paradiso, ma Giovangi qua sta
Come ha detto il tipo
“Con le mani in pasta”
Come Tarantino, un altro inglorious bastard
Rime fino a Kingston, manco fossi un rasta
(Oh ma’)
[Ritornello]
Benvenuta a ‘sto show
Mo c’ho ‘sto modo e un po’ ti tira
[?] in slow-mo
Te la cucio come un sarto fiorentino
Dammi [?], Quentin Tarantino
[Post-Ritornello]
Benvenuta a sto show, mo’
C’ho sta rima arriva come un treno
Ti porta dove sono
Te la cucio come un sarto fiorentino
Dammi [?], Quentin Tarantino
[Outro]
Qui c’è un treno pronto a partire
Dimmi come procedi
You got to be ready
Poi fai come credi
Fino al cielo pronti a salire
Un punto ai tuoi piedi (Ah-ah)
Nemmeno lo vedi

