L’Italia del giornalismo televisivo perde oggi uno dei suoi protagonisti più controversi e indimenticabili. Emilio Fede si è spento all’età di 94 anni nella Residenza San Felice di Segrate, assistito fino all’ultimo dalle figlie Simona e Sveva che hanno confermato la notizia con un commovente “Papà ci ha lasciato”. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime ore dopo un lungo periodo di ricovero nella struttura assistenziale milanese.
Il volto storico del Tg4, che per vent’anni ha rappresentato l’informazione Mediaset con il suo inconfondibile “Ed eccoci qua…”, se ne va portando con sé un’epoca irripetibile della televisione italiana. Fede non era semplicemente un giornalista: era un fenomeno mediatico che divideva l’opinione pubblica come pochi altri, capace di scatenare passioni e polemiche con la stessa intensità.
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 24 giugno 1931, figlio di un maresciallo dei Carabinieri e di una cantante d’opera, Fede ha attraversato oltre mezzo secolo di televisione italiana lasciando un’impronta indelebile. Dal Tg1 al Tg4, passando per Studio Aperto, ha incarnato un modo di fare informazione che oggi appare anacronistico ma che per decenni ha definito gli standard del giornalismo televisivo commerciale.
Per il pubblico italiano, Emilio Fede rappresentava molto più di un semplice conduttore di telegiornale: era l’uomo che ogni sera alle 20 entrava nelle case degli italiani con la sua personalità travolgente, le sue gaffe leggendarie e quella fedeltà incrollabile a Silvio Berlusconi che ne ha fatto un’icona pop del berlusconismo televisivo.
L’amicizia con Berlusconi che ha cambiato la televisione
Il sodalizio tra Emilio Fede e Silvio Berlusconi rappresenta uno dei capitoli più significativi della storia televisiva italiana. La loro collaborazione iniziò nel 1989, quando il Cavaliere volle portare a Mediaset il volto più autorevole del servizio pubblico. “Prende un pezzettino di carta, segna una serie di cifre, telefona al direttore del personale e gli dice: ‘Verrà da lei Emilio Fede, lo assumiamo e gli dia quello che vuole'”, raccontava il giornalista ricordando il primo incontro.
Ma quello che colpiva di più era il rapporto personale tra i due uomini, fatto di telefonate notturne per dettagli apparentemente insignificanti. “Una notte, circa alle 3, mi chiama. ‘Senti, Emilio, devi cambiare l’evidenziatore della rassegna stampa perché il giallo non sta bene'”, aveva rivelato Fede in una delle sue ultime interviste, dipingendo un Berlusconi meticoloso fino all’ossessione.
La fedeltà di Fede verso Berlusconi è diventata leggendaria, trasformandolo nel simbolo dell’informazione schierata. Critics e sostenitori si dividevano sulla sua figura: per alcuni era un servitore del potere, per altri un professionista che aveva scelto da che parte stare senza nascondersi dietro false neutralità.
Il prezzo della lealtà assoluta
La carriera di Fede si interruppe bruscamente nel 2012 con il coinvolgimento nell’inchiesta Ruby, che segnò la fine della sua direzione del Tg4 dopo vent’anni di regno incontrastato. “Sono caduto, ma non ho mai smesso di essere Emilio Fede”, disse allora, dimostrando una dignità che anche i suoi detrattori dovettero riconoscere.
Il dolore più grande arrivò nel giugno 2021 con la morte della moglie Diana De Feo, giornalista e parlamentare di Forza Italia sposata nel 1963. “Ci sentiamo dieci volte al giorno”, raccontavano della loro relazione quotidiana pur vivendo in città diverse. Fede definì la perdita di Diana “il dolore più grande” della sua vita, e da allora aveva spesso espresso il desiderio di “arrivare al più presto accanto a mia moglie”.
L’icona pop del giornalismo italiano
Emilio Fede è stato molto più di un direttore di telegiornale: era un personaggio televisivo completo, capace di generare cult involontari che hanno alimentato la satira italiana per decenni. Le sue gaffe, i fuori-onda finiti nel mirino di “Striscia la notizia”, le celeberrime “meteorine” hanno contribuito a creare un’immagine che andava ben oltre la professione giornalistica.
Il suo stile comunicativo sopra le righe, l’enfasi nelle notizie di politica, la gestualità teatrale lo avevano trasformato in un’icona pop riconoscibile anche da chi non seguiva abitualmente i telegiornali. Era impossibile rimanere indifferenti a Emilio Fede: o lo si amava o lo si detestava, ma di certo non passava inosservato.
La televisione italiana perde oggi un protagonista che ha contribuito a definire un’epoca, quella del berlusconismo televisivo che ha cambiato per sempre il panorama mediatico del paese. Fede rappresentava l’incarnazione di un modo di fare informazione che privilegiava la personalità del conduttore rispetto alla neutralità giornalistica.
Gli ultimi anni di serenità
Negli ultimi anni della sua vita, Fede aveva trovato una dimensione più serena nella residenza assistenziale di Segrate. “La vecchiaia è brutta, ma la rispetto. Ho appena compiuto 94 anni, sono vicino ai 100: un bel traguardo”, dichiarava di recente con quella lucidità che lo aveva sempre contraddistinto.
La popolarità non lo aveva mai abbandonato: ancora qualche mese fa un suo video su TikTok aveva totalizzato 1,4 milioni di visualizzazioni, dimostrando come anche le nuove generazioni lo riconoscessero come un personaggio iconico della televisione italiana.
Il rispetto che si era guadagnato negli anni, anche da parte di chi non condivideva le sue posizioni, testimoniava come alla fine fosse riuscito a trasformare la controversia in stima professionale. Era “il direttore” per tutti, come raccontava lui stesso parlando del trattamento che riceveva nella sua residenza.
Con la morte di Emilio Fede si chiude definitivamente un capitolo fondamentale della storia televisiva italiana. Il suo “Ed eccoci qua…” non risuonerà più nelle case degli italiani, ma il segno che ha lasciato nel panorama dell’informazione televisiva rimarrà indelebile.
E tu che ricordo hai di Emilio Fede? Pensi che sia stato più un innovatore o un controverso protagonista del giornalismo televisivo? Credi che la sua fedeltà a Berlusconi abbia compromesso la sua credibilità professionale o rappresentasse semplicemente una scelta di campo trasparente? Raccontaci nei commenti come ricorderai il direttore più longevo nella storia del Tg4.


