Partiamo da una premessa: questa non è una domanda retorica. O meglio, lo è un po’, perché se ci siamo presi la briga di scrivere un articolo con questo titolo è perché una risposta ce la siamo già data. Ma ci interessa sapere la vostra, perché il cinema funziona così: c’è quello che pensi tu, quello che pensa la critica, quello che dicono i numeri, e spesso le tre cose non coincidono affatto. Nel caso di Matilda De Angelis, però, le tre cose convergono in modo abbastanza raro, il che merita una discussione seria, o almeno una discussione.
Matilda De Angelis ha trent’anni, è nata a Bologna l’11 settembre 1995, ha iniziato suonando chitarra e violino a undici anni, è diventata cantante di una band a sedici, e si è ritrovata a recitare quasi per caso quando Matteo Rovere la scritturò per Veloce come il vento nel 2014. Curriculum da persona che non aveva bisogno di pianificare niente perché le cose le arrivavano comunque, il che è insieme affascinante e leggermente irritante per chi invece ha pianificato tutto e sta ancora aspettando che qualcosa arrivi.
Da Bologna a Nicole Kidman, passando per Hugh Grant
Il salto vero arriva nel 2020 con The Undoing, miniserie HBO in cui recita accanto a Nicole Kidman e Hugh Grant. Non un cammeo, non una parte secondaria: un ruolo centrale in una produzione internazionale di primo livello, con due attori che da soli basterebbero a rendere nervoso chiunque debba condividere il set. Matilda De Angelis non sembrava nervosa, o almeno non lo sembrava sullo schermo, che è l’unico posto in cui conta.
Nello stesso anno arriva L’incredibile storia dell’Isola delle Rose di Sydney Sibilia, che le vale il David di Donatello come migliore attrice non protagonista nel 2021. David di Donatello a venticinque anni, per chi stesse tenendo il conto. Poi due Nastri d’Argento, un Premio Flaiano, e una carriera che inizia ad avere il peso specifico di qualcuno che non è lì per caso.
Lidia Poët e i 85 milioni di ore viste: quando il successo è anche internazionale
Nel 2023 arriva La legge di Lidia Poët su Netflix, e qui la storia cambia scala. La serie racconta la prima avvocata italiana, ambientata nella Torino di fine Ottocento, e nei primi sei mesi raccoglie 85 milioni di ore viste sulla piattaforma. Non milioni italiani, milioni globali. Il che significa che da qualche parte nel mondo c’è qualcuno che non sa niente dell’Italia del 1883 e si è comunque appassionato a questa storia, e in buona parte questo si deve a come Matilda De Angelis porta quel personaggio sullo schermo.
La terza e ultima stagione è uscita il 15 aprile 2026, e anche questa ha confermato i numeri delle precedenti. Chiudere una serie al terzo capitolo quando è ancora seguita è una scelta che pochi farebbero, e che dice qualcosa sulla consapevolezza con cui questa produzione è stata gestita. Il fatto che Matilda De Angelis sia rimasta al centro per tutte e tre le stagioni senza che il pubblico si stancasse di lei è un dato che non si improvvisa.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: quando la cultura chiama un nome preciso
A febbraio 2026 succede qualcosa che merita attenzione separata. La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina allo Stadio Giuseppe Meazza ha bisogno di un volto che rappresenti la creatività e la cultura italiana davanti al mondo. Il volto scelto è quello di Matilda De Angelis, che sul palco olimpico dirige simbolicamente un’orchestra in un omaggio alla tradizione musicale italiana.
Quando per una cerimonia seguita da miliardi di persone in tutto il mondo si sceglie un’attrice di trent’anni invece di affidarsi a qualcuno di consolidato e rassicurante, vuol dire che quella scelta è stata ponderata e che la risposta era abbastanza ovvia da non richiedere troppa discussione. Non è un caso che sia stata chiamata lei.
Il 2026 in cinema: Luc Besson, Stefano Accorsi e un thriller psicologico
Sul fronte cinematografico, il 2026 è l’anno in cui Matilda De Angelis consolida quello che la serie Netflix aveva costruito. A marzo è uscito al cinema La Lezione di Stefano Mordini, thriller psicologico in cui ritrova Stefano Accorsi a dieci anni esatti dal debutto in Veloce come il vento. Il cerchio che si chiude narrativamente è quasi troppo preciso per essere casuale, e il film ha ricevuto attenzione alla Festa del Cinema di Roma.
Ma il dato forse più significativo è il ruolo nel Dracula di Luc Besson, produzione internazionale in cui recita accanto a Caleb Landry Jones e Christoph Waltz. Essere scelta da Besson per un film con quel cast significa che il suo nome ha superato i confini del mercato italiano in modo abbastanza solido da essere spendibile in una produzione francese di quel livello. Non è una cosa che succede a molti attori italiani, e non succede per simpatia.
Quello che rende la sua carriera diversa dalle altre
Ci sono attori che fanno molte cose e ci sono attori che fanno le cose giuste. La differenza non è sempre visibile nell’immediato, ma nel tempo si sente. Matilda De Angelis ha fatto The Undoing quando aveva ventiquattro anni, Lidia Poët quando ne aveva ventisette, le Olimpiadi a trenta. Ogni passaggio ha allargato il perimetro, non solo confermato quello precedente.
Ha parlato pubblicamente della sua battaglia con l’anoressia durante l’adolescenza e ha pubblicato una foto senza filtri sull’acne nel 2020, in un momento in cui i social erano ancora abbastanza ipnocriti da rendere quel gesto non scontato. Non è un dettaglio marginale: dice qualcosa sul tipo di persona che è, e quella persona si vede sullo schermo in modo abbastanza diretto da rendere il suo lavoro credibile anche quando i personaggi che interpreta sono lontani dalla sua vita.
Ha anche un fratello, Tobia De Angelis, a sua volta attore, il che significa che a casa De Angelis le cene di famiglia devono avere una certa intensità drammatica, nel senso migliore del termine.
Siete d’accordo con noi, o pensate che ci sia un’altra attrice italiana che in questo momento stia facendo meglio? Fatecelo sapere nei commenti, perché questa è esattamente il tipo di discussione che vale la pena fare.


