Attenzione: da questo punto in poi ci sono spoiler importanti su Silo 3, episodio 8, “Gray Goo”.
Dopo tre stagioni di domande, mezze risposte e misteri lasciati lì a fermentare, Silo ha finalmente spiegato perché esistono i silos e quale fosse il piano originario dietro la loro costruzione.
L’episodio 8 della terza stagione mette insieme molti pezzi che fino a questo momento sembravano viaggiare su binari separati: il passato di Daniel Keene, l’indagine di Helen Drew, la missione di Charlotte e naturalmente il futuro distopico in cui vive Juliette Nichols.
La risposta, però, è più inquietante di quanto si potesse immaginare.
I silos non sono stati costruiti per sopravvivere a una guerra nucleare
Per molto tempo la serie ha lasciato aperta la possibilità che il mondo esterno fosse stato distrutto da una guerra, da un attacco su larga scala o da qualche altra catastrofe tradizionale.
L’episodio 8 cambia prospettiva.
Per Stensen e la senatrice Rosalind Thurman spiegano che la vera minaccia non sarebbe una guerra nucleare, ma lo sviluppo fuori controllo delle nanotecnologie.
La competizione internazionale in questo campo avrebbe raggiunto un livello tale da rendere la fine della civiltà praticamente inevitabile. Non si parla quindi di bombe atomiche che spazzano via le città in pochi minuti, ma di qualcosa di molto più difficile da controllare: sistemi microscopici capaci di diffondersi e trasformarsi in un’arma.
Anche il titolo dell’episodio, Gray Goo, richiama direttamente questa paura.
L’espressione viene utilizzata da tempo in relazione a uno scenario teorico in cui nanomacchine autoreplicanti finiscono per moltiplicarsi senza controllo, consumando progressivamente le risorse disponibili.
Cinquanta silos per ricominciare da zero
Il progetto nasce quindi come una sorta di assicurazione sulla sopravvivenza umana.
Stensen e Thurman hanno organizzato la costruzione di 50 silos, pensati come vere e proprie “sementi” da conservare fino al momento in cui il mondo esterno sarebbe tornato abitabile.
Dentro questi bunker non devono sopravvivere soltanto persone.
Devono essere preservati conoscenze, risorse, tecnologie e individui considerati abbastanza importanti da poter ricostruire la civiltà dopo il collasso.
Il piano, almeno nelle intenzioni iniziali, sembra quindi quasi razionale: se l’umanità è destinata a distruggersi, bisogna preparare in anticipo una comunità capace di ripartire.
Naturalmente sappiamo già che qualcosa, nei decenni successivi, deve essere andato terribilmente storto.
La serie potrebbe averci mostrato anche i Fondatori
Un’altra rivelazione importante riguarda proprio i misteriosi Fondatori, venerati dagli abitanti dei silos quasi come figure mitologiche.
Per generazioni nessuno ha saputo chi fossero veramente, perché avessero costruito quelle strutture o cosa fosse accaduto al mondo precedente.
Adesso il dubbio diventa inevitabile: Per Stensen e Rosalind Thurman potrebbero essere proprio alcune delle persone che in futuro verranno ricordate come i Fondatori.
Accanto a loro ci sono inoltre Henry e il dottor Viktor Crnkovich.
Quest’ultimo è particolarmente importante perché il suo lavoro sulla memoria sembra collegarsi direttamente ai farmaci che, molti anni dopo, verranno utilizzati dentro i silos per alterare o cancellare i ricordi della popolazione.
Questo elemento cambia anche il modo in cui guardiamo all’intera società di Silo 18.
La gente non ha semplicemente dimenticato il passato col trascorrere del tempo.
Qualcuno ha lavorato attivamente affinché quel passato venisse cancellato.
Anche la storia della bomba sporca cambia completamente
L’episodio chiarisce inoltre un altro elemento importante.
La presunta “dirty bomb” esplosa negli Stati Uniti, che sembrava confermare l’inizio di un attacco o di un conflitto, sarebbe stata invece parte di una copertura.
La vera guerra si starebbe già combattendo nel campo delle nanotecnologie, con Stati Uniti e Iran coinvolti in una corsa sempre più pericolosa.
Questo rende la terza stagione molto più politica delle precedenti.
Silo non sta più raccontando soltanto una società autoritaria nascosta sottoterra. Sta iniziando a mostrare anche come decisioni prese da politici, miliardari e scienziati possano aver costruito il mondo in cui Juliette vive secoli dopo.
I flashback finalmente iniziano ad avere un senso preciso
Per diversi episodi la parte ambientata nel passato con Daniel e Helen poteva sembrare quasi una serie dentro la serie.
Adesso diventa evidente perché fosse necessaria.
Daniel sta cercando di capire cosa sia successo alla missione di sua sorella Charlotte, mentre Helen continua a scavare nelle informazioni che qualcuno preferirebbe tenere nascoste.
Le loro indagini li conducono direttamente ad Atlanta, dove scoprono la costruzione dei silos e vengono messi davanti al vero progetto.
Da quel momento il collegamento con Juliette è completo.
Quello che per lei è un mondo antico, quasi incomprensibile, per Daniel ed Helen è ancora un progetto in costruzione.
Restano però altre domande enormi
La spiegazione dello scopo dei silos non significa che Silo abbia improvvisamente risposto a ogni domanda.
Anzi, ne apre parecchie altre.
Chi ha deciso esattamente quali persone dovessero entrare nei 50 bunker?
Perché i silos sono diventati società così rigidamente controllate?
Chi ha introdotto i farmaci per cancellare la memoria e quante volte sono stati utilizzati?
Soprattutto: la catastrofe nanotecnologica è avvenuta davvero oppure qualcuno ha accelerato volontariamente gli eventi per mettere in funzione il progetto?
Con due episodi ancora da vedere, la terza stagione ha parecchio materiale da affrontare.
Dopo anni trascorsi a chiederci perché esistessero quei giganteschi bunker, però, almeno una risposta finalmente l’abbiamo.
E probabilmente è soltanto l’inizio della parte più inquietante della storia.
Tu cosa ne pensi della spiegazione sul vero scopo dei silos? Ti ha convinto oppure ti aspettavi qualcosa di completamente diverso? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


