Slow Horses tornerà su Apple TV+ il 16 settembre con la sesta stagione, e per i fan di Jackson Lamb è una di quelle notizie da segnare subito. La serie spy con Gary Oldman non solo prosegue, ma lo fa con un nuovo capitolo che promette fughe, vendette, giochi sporchi dentro l’MI5 e una new entry molto interessante: Lenny Rush, giovane attore britannico già premiato ai BAFTA.
Apple TV+ ha quindi fissato la data: il primo episodio della stagione 6 arriverà il 16 settembre, poi la serie proseguirà con un episodio a settimana fino al 21 ottobre. Formula classica, niente abbuffata in un colpo solo. E forse è meglio così, perché Slow Horses funziona bene anche nell’attesa tra una puntata e l’altra, con quel suo modo molto britannico di lasciarti in sospeso senza urlarti addosso.
La nuova stagione partirà con i “ronzini” di Slough House in fuga. Diana Taverner, interpretata da Kristin Scott Thomas, li trascinerà in una partita pericolosa fatta di ritorsioni e vendette. Detto così sembra il solito intrigo da servizi segreti, ma Slow Horses ha sempre avuto un pregio: prende le storie di spionaggio e le sporca con sarcasmo, fallimenti personali, uffici tristi e agenti che sembrano usciti da una giornata lavorativa andata male.
Al centro resta lui, Jackson Lamb, il capo più scorbutico, maleducato e brillante che si possa immaginare. Gary Oldman lo interpreta con una specie di godimento feroce: capelli spettinati, battute velenose, camminata stanca e quell’aria da uomo che sa tutto prima degli altri, ma preferisce fartelo capire nel modo più sgradevole possibile. Lamb è il motivo principale per cui tanti spettatori sono rimasti agganciati alla serie. Non è l’eroe elegante alla James Bond. È l’opposto. E proprio per questo funziona.
La sesta stagione sarà basata su Joe Country e Slough House, il sesto e il settimo romanzo della serie letteraria di Mick Herron. Questa è una scelta importante, perché la serie adatterà due libri in una sola stagione. Significa che il racconto potrebbe essere più denso, più veloce, forse anche più rischioso. Però Slow Horses ha già dimostrato di saper maneggiare trame piene di doppi giochi senza perdere il suo tono.
La novità più curiosa è l’arrivo di Lenny Rush. Il suo ruolo è ancora tenuto segreto, ma la prima immagine lo mostra accanto a Christopher Chung, cioè Roddy Ho, il genio informatico di Slough House. Rush ha vinto un BAFTA grazie alla serie BBC Am I Being Unreasonable? ed è uno di quei giovani attori capaci di farsi notare anche in mezzo a cast molto forti. Vederlo dentro il mondo di Slow Horses incuriosisce parecchio, soprattutto perché la produzione sta proteggendo i dettagli sul suo personaggio.
Il cast, del resto, resta uno dei punti forti della serie. Oltre a Gary Oldman e Kristin Scott Thomas, ritroveremo Jack Lowden, Saskia Reeves, Rosalind Eleazar, Aimee-Ffion Edwards, Jonathan Pryce, Hugo Weaving, Ruth Bradley, Tom Brooke, Joanna Scanlan e altri volti già entrati nel meccanismo narrativo della serie. È un gruppo enorme, ma Slow Horses riesce quasi sempre a dare a ciascuno un momento, una ferita, una battuta o una scelta sbagliata da ricordare.
La regia della sesta stagione è affidata ad Adam Randall, già coinvolto nella quarta stagione, mentre l’adattamento televisivo è firmato da Gaby Chiappe. Dietro la produzione ci sono See-Saw Films e Apple TV+, con Gary Oldman anche tra i produttori esecutivi. Insomma, il progetto non dà l’idea di una serie tirata avanti per inerzia. Anzi, sembra una macchina ormai ben oliata, una di quelle che Apple non ha nessuna intenzione di spegnere.
E infatti la settima stagione è già in lavorazione. Quella adatterà Bad Actors, l’ottavo libro della saga di Mick Herron. Questo significa che Slow Horses non sta semplicemente tornando per un altro giro: sta costruendo una continuità rara per una serie contemporanea, soprattutto in un periodo in cui molte produzioni vengono cancellate dopo due stagioni, anche quando hanno un pubblico fedele.
Il successo di Slow Horses, secondo me, dipende da una cosa semplice: non prova a sembrare più elegante di quello che è. Racconta spie, complotti e minacce serie, ma lo fa con personaggi stanchi, irritanti, feriti, spesso ridicoli. Gente che ha sbagliato qualcosa e si ritrova in un ufficio considerato una discarica dell’intelligence britannica. Poi, puntualmente, proprio quei falliti finiscono nel mezzo dei casi più pericolosi.
La sesta stagione dovrà alzare la posta senza tradire questa identità. Più azione va bene, più tensione anche. Però Slow Horses deve restare Slow Horses: sporca, sarcastica, intelligente, con Lamb che sembra sempre sul punto di mandare tutti al diavolo e poi, in qualche modo, salva la situazione.
Dal 16 settembre sapremo se questa nuova fuga dei ronzini sarà all’altezza delle stagioni precedenti. Le premesse, almeno, sono ottime.
Tu stai aspettando la sesta stagione di Slow Horses o devi ancora recuperare la serie con Gary Oldman? Scrivilo nei commenti.


