Star City, lo spin off di For All Mankind arrivato su Apple TV il 29 maggio con i primi due episodi e conclusosi da pochi giorni con il finale della prima stagione, cambia completamente prospettiva rispetto alla serie madre, e lo fa senza perdere nulla della qualità che ha reso il franchise uno dei più solidi del catalogo della piattaforma.
Se For All Mankind ha sempre raccontato la corsa allo spazio dal punto di vista americano, Star City si sposta dall’altra parte della cortina di ferro, portando lo spettatore dentro il programma spaziale sovietico proprio nel momento in cui, in questa linea temporale alternativa, l’URSS ha già battuto gli Stati Uniti sulla corsa alla Luna. Al centro della storia c’è Sergei Korolev, conosciuto come il Compagno Direttore, interpretato da Rhys Ifans, insieme a una galleria di personaggi tra cosmonauti, ingegneri e agenti della sorveglianza sovietica, con Anna Maxwell Martin nei panni della gelida compagna Colonello Lyudmilla, responsabile del dipartimento di controspionaggio interno al programma spaziale.
A mio avviso il cambio di registro rispetto alla serie originale è la scelta vincente dell’intera operazione. Dove For All Mankind ha sempre mantenuto un fondo di ottimismo anche nei momenti più drammatici, Star City abbraccia senza remore i toni del thriller di spionaggio paranoico, restituendo con grande efficacia il clima di sospetto reciproco e di controllo statale che doveva caratterizzare la vita quotidiana all’interno del programma spaziale sovietico. Non è un caso che gran parte della tensione della stagione nasca più dai silenzi, dagli sguardi e dai sospetti tra colleghi che dalle missioni spaziali vere e proprie, per quanto anche queste ultime, quando arrivano, siano girate con una cura tecnica capace di ricostruire con precisione dettagli reali dell’ingegneria sovietica dell’epoca, dal razzo N1 fino ai suoi complessi sistemi di controllo dei motori.
Il cast regge egregiamente questo cambio di tono. Rhys Ifans costruisce un Compagno Direttore credibile, stretto tra l’ambizione scientifica e la necessità di sopravvivere politicamente in un sistema che non perdona errori, mentre Anna Maxwell Martin restituisce un personaggio capace di incutere timore anche nei momenti apparentemente più calmi, complice una scrittura che lascia intuire più di quanto mostri esplicitamente. Buona parte del cast di supporto, da Alice Englert nei panni della giovane cosmonauta Anastasia fino ad Agnes O’Casey in quelli di Irina, contribuisce a costruire un mosaico di personaggi che, episodio dopo episodio, guadagnano spessore e complessità, anche laddove le prime puntate faticano leggermente a farci affezionare del tutto a loro.
Proprio questo è forse l’unico vero limite della stagione, un avvio che richiede un po’ di pazienza prima di entrare pienamente nel vivo delle dinamiche personali tra i protagonisti. Una volta superato questo scoglio iniziale, però, Star City si trasforma in una delle serie più solidi viste quest’anno su Apple TV, capace di funzionare perfettamente anche per chi non ha mai visto un episodio di For All Mankind, pur regalando soddisfazioni ulteriori a chi conosce già l’universo narrativo di partenza.
Star City è uno spin off riuscito, capace di ritagliarsi un’identità propria rispetto alla serie da cui nasce, sorretto da un cast in stato di grazia e da una tensione costante che compensa ampiamente un avvio leggermente in sordina.
L’hai già vista? Facci sapere nei commenti se anche per te il cambio di prospettiva sovietica funziona meglio del previsto o se preferisci ancora il taglio più ottimista della serie originale.
La Recensione
Star City
Star City è uno spin off riuscito, capace di ritagliarsi un'identità propria rispetto alla serie da cui nasce, sorretto da un cast in stato di grazia e da una tensione costante che compensa ampiamente un avvio leggermente in sordina.
PRO
- Il cambio di registro verso il thriller di spionaggio, che dona freschezza a un franchise già solido
- Le interpretazioni di Rhys Ifans e Anna Maxwell Martin, tra le più convincenti viste quest'anno su Apple TV
- La ricostruzione tecnica delle missioni spaziali sovietiche, curata nei minimi dettagli
CONTRO
- I primi episodi richiedono pazienza prima di far affezionare davvero lo spettatore ai personaggi


