George Lucas ha ignorato per anni le lamentele dei fan sulle modifiche a Star Wars per una ragione molto semplice: non considerava definitivo il film uscito nel 1977. Per il pubblico era già un classico. Per lui, invece, era ancora qualcosa di incompleto.
È questo il punto da cui bisogna partire se si vuole capire davvero la questione. Da una parte ci sono i fan, che per decenni hanno chiesto di poter vedere in modo ufficiale la trilogia originale senza ritocchi. Dall’altra c’è Lucas, che quelle versioni le ha sempre guardate con l’occhio del regista insoddisfatto, non con quello dello spettatore innamorato. E la differenza, alla fine, è tutta lì.
Le modifiche più famose arrivano nel 1997, quando la trilogia originale torna al cinema con le Special Edition per il ventennale del primo film. È in quel momento che Una nuova speranza, L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi vengono ritoccati in modo evidente, con nuovi effetti visivi, scene aggiunte e diversi cambiamenti diventati poi materia di discussione infinita tra appassionati.
Il caso più famoso, ovviamente, è quello di Han Solo e Greedo. Nella versione originale Han spara per primo sotto il tavolo. Nella versione del 1997, invece, Greedo spara per primo e manca il bersaglio. Poi la scena viene ancora modificata nel 2004 e di nuovo nel 2011 e nel 2019. Non è un dettaglio da maniaci che si fissano su nulla: per molti fan quel momento definisce il personaggio di Han. Se spara per primo, è più ambiguo, più sporco, più da canaglia. Se risponde a un colpo, diventa meno ruvido. E infatti “Han shot first” è diventato uno slogan vero, non una battuta da convention.
Ma non c’è solo quello. Nel 1997 viene anche reinserita la scena tra Han e Jabba the Hutt in Una nuova speranza, stavolta con Jabba creato in CGI. In Il ritorno dello Jedi arriva la discussa sequenza musicale “Jedi Rocks” al palazzo di Jabba, che sostituisce la performance originale e continua ancora oggi a dividere parecchio. Sempre nello stesso film, il vecchio “Yub Nub” dei festeggiamenti finali viene rimpiazzato da “Victory Celebration”, con una chiusura più ampia e più “galattica”.
Ora, la domanda vera è: perché Lucas non ha mai fatto un passo indietro?
La risposta più netta l’ha data nel 2004, quando parlò delle versioni originali in termini molto duri. Disse che la Special Edition era la versione che voleva in circolazione e che il vecchio film, per lui, “non esisteva più”. Aggiunse anche una frase rimasta famosa: disse in sostanza di essere dispiaciuto se il pubblico si era innamorato di “un film a metà”, ma che lui voleva che fosse come lo voleva lui, perché era lui a doversene assumere la responsabilità. Questa posizione è stata riportata all’epoca da più testate e continua a essere citata ancora oggi quando si riapre il dibattito.
E qui, secondo me, si capisce bene il nodo della questione. Lucas non ragionava come un custode della memoria del pubblico. Ragionava come un autore che, grazie alla tecnologia arrivata dopo, finalmente poteva correggere ciò che negli anni Settanta non era riuscito a fare come voleva. In pratica, guardava Star Wars non come un’opera chiusa, ma come un lavoro rimasto in sospeso per vent’anni.
Che poi questa idea piaccia o no è un altro discorso.
Perché dal punto di vista dei fan il problema non è mai stato solo l’esistenza delle versioni modificate. Il punto è che per anni le due versioni non hanno davvero convissuto in modo equo. Le versioni originali non sono state rese facilmente disponibili in alta qualità. Nel 2006 uscirono sì delle edizioni DVD con i tagli cinematografici non alterati come contenuto bonus, ma si trattava di versioni molto discusse e non certo trattate come riferimento principale.
Per questo, col tempo, la faccenda è diventata quasi simbolica. Non era più solo una questione di effetti digitali o di una scena nella cantina di Mos Eisley. Era anche una questione di controllo sull’opera. Chi decide quale versione sopravvive? L’autore? Il pubblico? La storia del cinema? Bella domanda, no?
C’è anche un paradosso interessante. Le Special Edition del 1997, al botteghino, andarono molto bene. Quindi Lucas, da un lato, si è preso una valanga di critiche, ma dall’altro ha dimostrato che il pubblico continuava a esserci eccome. E negli anni ha mantenuto la sua linea: i film erano suoi e, se dovevano esistere in una forma ufficiale, sarebbero esistiti nel modo che riteneva corretto lui.
La parte nuova, oggi, è che qualcosa si sta muovendo. Nel 2025 il British Film Institute ha annunciato una rara proiezione della versione originale del 1977, e soprattutto il sito ufficiale di Star Wars ha confermato che il 19 febbraio 2027 tornerà in sala una versione restaurata della release teatrale del 1977 per il cinquantenario. Questa non è una voce da forum o un rumor da social: è un annuncio pubblicato da StarWars.com.
Quindi sì, il testo di partenza coglieva il punto generale: Lucas ha ignorato le proteste perché era convinto di star completando la sua visione. Però andava scritto meglio e con più attenzione. Soprattutto bisognava distinguere tra fatti verificati e interpretazioni. Il fatto verificato è che Lucas ha sempre difeso le versioni riviste. L’interpretazione è che le nuove mosse della Disney o di Lucasfilm siano “contro” di lui: può anche essere plausibile, ma senza una dichiarazione esplicita resta un’ipotesi.
Alla fine, questa storia continua a far discutere perché tocca una cosa più grande di Star Wars. Cioè il rapporto tra chi crea un’opera e chi la ama. Un regista può riscrivere il suo passato? Può far sparire la versione che il pubblico ha conosciuto per prima? Oppure, una volta che un film entra nella vita delle persone, non è più solo suo?
Io, sinceramente, capisco Lucas ma capisco anche i fan. E forse è proprio per questo che se ne parla ancora.
Se ti va, dimmi da che parte stai tu: con il diritto dell’autore di ritoccare la sua opera oppure con il diritto del pubblico di conservare la versione che ha amato per prima?


