Stasera, 6 maggio 2026, il cinema italiano si prende la prima serata di Rai 1 con la 71ª edizione dei David di Donatello, in diretta dagli Studi di Cinecittà. A condurre saranno Flavio Insinna e Bianca Balti, con Nino Frassica chiamato a portare quella dose di imprevedibilità che in una cerimonia lunga può salvare più di un momento. La serata partirà alle 21.30, sarà disponibile anche su RaiPlay, su Rai Radio2 e in 4K su Rai4K, canale 210 di Tivùsat.
Questa edizione arriva in un clima particolare. Da una parte c’è la festa, con candidati, red carpet, premi speciali e ospiti musicali come Arisa, Tommaso Paradiso e Annalisa. Dall’altra c’è un cinema italiano che si presenta alla sua notte più importante con qualche domanda scomoda addosso: come si sostengono i film? Chi merita davvero i fondi pubblici? E perché a volte sembrano passare progetti poco rilevanti mentre opere con un peso culturale o civile restano indietro? È una discussione che non può sparire solo perché si accendono le luci del palco.
Il film da battere è Le città di pianura di Francesco Sossai, che guida le candidature con 16 nomination. Non è il classico titolo nato per dominare una cerimonia televisiva. È un outsider, un film lontano dalla zona più comoda del mainstream, e proprio per questo la sua presenza così forte rende questa edizione più interessante. In gara per la miglior regia ci sono anche Paolo Sorrentino, Mario Martone, Gabriele Mainetti e Silvio Soldini, mentre per il miglior film concorrono Cinque secondi, Fuori, La grazia, Le assaggiatrici e appunto Le città di pianura.
Subito dietro c’è La grazia di Paolo Sorrentino, con 14 candidature. E qui siamo su un terreno diverso: un autore ormai centrale, riconoscibile, molto atteso ogni volta che torna con un nuovo film. Toni Servillo e Anna Ferzetti sono tra i nomi forti della serata, insieme a Milvia Marigliano tra le non protagoniste. Insomma, Sorrentino arriva con il peso del maestro, Sossai con la forza della sorpresa. Ed è una bella sfida, perché mette uno di fronte all’altro due modi diversi di farsi notare.
La categoria degli attori è molto affollata. Tra i protagonisti troviamo Pierpaolo Capovilla, Sergio Romano, Valerio Mastandrea, Claudio Santamaria e altri nomi che raccontano un’annata piena di facce diverse. Tra i non protagonisti spuntano Roberto Citran, Andrea Pennacchi, Vinicio Marchioni, Fausto Russo Alesi, Lino Musella e Francesco Gheghi, candidato per 40 secondi, film che ripercorre le ore precedenti l’omicidio di Willy Monteiro Duarte. È uno di quei titoli che ricordano una cosa semplice: il cinema può anche essere intrattenimento, certo, ma quando tocca ferite reali deve farlo con rispetto e responsabilità.
Molto interessante anche la corsa delle attrici, con diverse doppie candidature. Valeria Bruni Tedeschi è nominata come protagonista per Duse e non protagonista per Cinque secondi. Barbara Ronchi corre come protagonista per Elisa e non protagonista per Diva futura. Valeria Golino è protagonista con Fuori e non protagonista con Breve storia d’amore. Sul tappeto rosso sono attese anche Aurora Quattrocchi, candidata per Gioia mia, e Silvia D’Amico per Tre ciotole.
C’è però un dato che fa discutere: nessuna donna è candidata nella categoria miglior regia. Arriva appena un anno dopo la vittoria storica di Maura Delpero con Vermiglio, prima donna a conquistare quel David. La risposta più forte arriva dalla categoria miglior esordio alla regia, dove quattro candidature su cinque sono femminili: Ludovica Rampoldi con Breve storia d’amore, Margherita Spampinato con Gioia mia, Greta Scarano con La vita da grandi e Alissa Jung con Paternal Leave. L’unico uomo in cinquina è Alberto Palmiero con Tienimi presente.
Questa è forse una delle fotografie più interessanti dell’edizione: il presente della regia resta molto maschile nelle categorie principali, ma il futuro sembra già spingere da un’altra parte. E meno male, verrebbe da dire. Perché il cinema italiano ha bisogno di voci nuove, non solo di nomi già protetti dal sistema. Ha bisogno di registe, autrici, sguardi meno prevedibili. E se i fondi pubblici devono esistere, dovrebbero servire anche a questo: non a tenere in piedi film senza peso culturale, ma a far crescere opere che portano qualcosa al nostro cinema.
Tra i premi già annunciati ci sono il Premio alla Carriera a Gianni Amelio, il Premio Speciale Cinecittà David 71 a Vittorio Storaro, il David Speciale a Bruno Bozzetto e quello a Ornella Muti. Ci sarà spazio anche per Checco Zalone, perché Buen Camino riceverà il David dello Spettatore dopo aver superato i 9,5 milioni di spettatori, e sarà in gara per la miglior canzone originale con La prostata enflamada. Il David al miglior film internazionale è già andato a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson.
Insomma, la serata ha dentro molte anime: l’autore affermato, l’outsider, i maestri premiati, il successo popolare, le nuove registe, la musica, la tv generalista e la voglia di riportare il cinema al centro della conversazione. Non sarà solo una gara di statuette. Sarà anche una prova di racconto: il cinema italiano riuscirà a sembrare vivo, necessario, capace di parlare al pubblico senza chiudersi nel solito recinto?
La risposta arriverà stasera, tra premi meritati, sorprese possibili e qualche inevitabile polemica del giorno dopo.
Tu seguirai i David di Donatello su Rai 1? Scrivilo nei commenti e dimmi quale film vorresti vedere premiato questa sera.


