Sanremo 2027 potrebbe cambiare parecchio: secondo un’indiscrezione, il Festival condotto da Stefano De Martino starebbe valutando una serata dedicata all’Eurovision Song Contest, con la possibilità di avere due vincitori distinti. Uno sarebbe quello tradizionale, proclamato nella finale del sabato. L’altro, invece, verrebbe scelto in una gara parallela pensata apposta per decidere chi rappresenterà l’Italia all’Eurovision.
Sì, hai letto bene: due vincitori a Sanremo. Perché evidentemente il Festival non era già abbastanza lungo, discusso, sezionato, commentato, analizzato e trasformato in materia viva per tre mesi prima e sei mesi dopo. Ora potrebbe anche sdoppiarsi.
L’indiscrezione arriva mentre mancano ancora molti mesi alla prossima edizione, ma Sanremo è Sanremo: basta una voce di corridoio e il dibattito parte subito. Secondo quanto riportato, il mondo discografico starebbe spingendo per modificare il meccanismo con cui viene scelto il brano italiano destinato all’Eurovision Song Contest. E qui si apre una questione interessante, perché il legame tra Sanremo ed Eurovision negli ultimi anni è diventato sempre più forte, ma anche più complicato.
Il venerdì potrebbe diventare la serata Eurovision
La novità più pesante riguarderebbe la serata del venerdì. Tradizionalmente, quello è lo spazio delle cover, dei duetti, delle riletture, dei momenti più da varietà musicale. Una serata spesso lunghissima, certo, ma anche molto amata perché permette agli artisti di uscire per un attimo dalla gara principale e giocare con il repertorio italiano e internazionale.
Secondo il rumor, però, il venerdì potrebbe cambiare pelle e diventare una serata Eurovision. In pratica, gli artisti riproporrebbero i brani già ascoltati nei giorni precedenti, ma in una versione pensata per il pubblico europeo. Nuovi arrangiamenti, scenografie più spettacolari, coreografie, effetti visivi e una messa in scena più vicina allo stile dell’Eurovision.
L’idea, sulla carta, ha una sua logica. Sanremo e Eurovision non sono la stessa cosa. Una canzone che funziona benissimo all’Ariston non è detto che sia la più adatta a un palco europeo, dove contano molto anche immagine, impatto immediato, costruzione televisiva e riconoscibilità in pochi secondi. Una “prova europea” potrebbe quindi aiutare a capire quale artista sia davvero più competitivo fuori dall’Italia.
Però c’è anche l’altro lato. Sanremo rischierebbe di diventare ancora più macchinoso. Un Festival dentro il Festival. Una gara nella gara. Un doppio binario che potrebbe creare più confusione che entusiasmo.
Due vincitori: una buona idea o un pasticcio annunciato?
La possibilità di avere due vincitori distinti è la parte che fa più discutere. Perché Sanremo, nel bene e nel male, vive anche di una liturgia precisa: una settimana di gara, una classifica, un vincitore finale. Può piacere o no, ma il meccanismo è chiaro.
Se invece introduci un secondo vincitore, quello dell’Eurovision, cambi il peso simbolico del Festival. Il vincitore del sabato resta il vincitore “vero” di Sanremo? E quello del venerdì cosa diventa? Il vincitore europeo? Il prescelto dalle case discografiche? Il più adatto alla televisione internazionale? E se il brano che vince Sanremo non va all’Eurovision, il pubblico come la prende?
Perché attenzione: in teoria la distinzione può sembrare utile. In pratica può trasformarsi in un caso mediatico gigante. Immagina un artista che vince il Festival ma non rappresenta l’Italia all’Eurovision. Oppure il contrario: un cantante che perde Sanremo ma viene scelto per l’Europa. Apriti cielo. Talk, social, fanbase in guerra, accuse di favoritismi, polemiche sui criteri di voto. Praticamente una stagione intera di contenuti già pronta.
E forse anche questo fa parte del gioco.
Le case discografiche vogliono più controllo?
Secondo l’indiscrezione, dietro questa possibile rivoluzione ci sarebbe anche una spinta della discografia. La Federazione Industria Musicale Italiana avrebbe chiesto una revisione profonda del sistema con cui viene assegnato il pass per l’Eurovision.
La fonte parla anche di un possibile scambio molto concreto: «In cambio della “rivoluzione” Eurovision, le case discografiche, dopo aver “sabotato” l’ultima edizione di Carlo Conti, sarebbero disposte a riportare alcuni big sul palco dell’Ariston».
È una frase forte, perché racconta un clima non proprio serenissimo tra Festival, discografia e gestione dei nomi in gara. Sanremo vive anche di questo: gli artisti devono volerci andare. Le etichette devono crederci. I big devono sentire che l’Ariston conviene ancora, non solo per vendere dischi o aumentare gli stream, ma anche per posizionarsi in modo internazionale.
Da questo punto di vista, una serata Eurovision potrebbe diventare un incentivo. Vai a Sanremo e non hai solo la possibilità di vincere il Festival. Hai anche una seconda corsa, quella per l’Europa. Per alcuni artisti potrebbe essere allettante. Per altri, invece, potrebbe sembrare un carico ulteriore di pressione.
Stefano De Martino si troverebbe un Festival già carico di aspettative
Sanremo 2027 dovrebbe essere affidato a Stefano De Martino, e già questa scelta basta per accendere curiosità. De Martino arriverebbe all’Ariston con un’eredità enorme sulle spalle, perché condurre Sanremo non significa solo presentare canzoni. Significa reggere una macchina televisiva gigantesca, gestire tempi, polemiche, ospiti, classifiche, imprevisti, gag, emozioni e quella strana ansia collettiva che ogni anno prende il Paese per una settimana.
Se a tutto questo aggiungiamo anche la possibile serata Eurovision, il carico diventa ancora più pesante. Non sarebbe solo il Sanremo del cambio di conduzione. Sarebbe il Sanremo del nuovo formato, del doppio vincitore, della serata “europea”, della domanda: funziona o abbiamo complicato troppo una cosa già enorme?
Per De Martino potrebbe essere un’occasione importante, ma anche una trappola. Se il meccanismo funziona, diventerebbe il volto di una svolta storica. Se invece il pubblico percepisce confusione, il rischio è che la novità gli esploda addosso.
Sanremo ed Eurovision: legame naturale, ma attenzione a non snaturare il Festival
È vero: oggi Eurovision conta molto più di qualche anno fa. L’Italia lo segue di più, lo commenta, lo vive sui social. Dopo le ultime edizioni, è chiaro che mandare una canzone competitiva non è più un dettaglio secondario. L’Eurovision è una vetrina enorme, e Sanremo è il bacino naturale da cui pescare.
Però Sanremo non dovrebbe diventare solo una selezione per l’Eurovision. Il Festival ha una storia sua, un pubblico suo, una liturgia tutta italiana. Ha difetti enormi, certo. Durate folli, classifiche infinite, votazioni che a volte sembrano uscire da una riunione di condominio alle 23:40. Però è anche questo il suo fascino.
Trasformare il venerdì in una serata Eurovision potrebbe dare freschezza, ma toglierebbe spazio alle cover, che negli ultimi anni sono state spesso uno dei momenti più discussi e seguiti. E poi c’è il rischio di inseguire troppo l’estetica europea: luci, coreografie, effettoni, performance pensate per il colpo d’occhio. Tutto bello, se serve alla canzone. Meno bello se la canzone diventa solo la scusa per fare scena.
Una rivoluzione che può funzionare solo se resta chiara
Per ora parliamo di indiscrezioni, quindi serve prudenza. Non c’è un annuncio ufficiale, non c’è un regolamento, non sappiamo davvero come verrebbe organizzata questa doppia gara. Però l’idea è abbastanza forte da far discutere già adesso.
Se Sanremo 2027 introdurrà davvero una serata Eurovision, dovrà farlo con regole chiarissime. Chi vota? Con quali criteri? Il vincitore Eurovision può essere diverso dal vincitore del Festival? Gli artisti possono rifiutare? Le esibizioni saranno completamente ripensate? La serata cover sparirà del tutto?
Sono domande pratiche, ma decisive. Perché una rivoluzione televisiva può essere anche interessante, ma se non viene spiegata bene diventa un pasticcio.
Sanremo ha bisogno di novità? Sì, probabilmente sì. Ha bisogno di diventare ancora più lungo e complicato? Qui la risposta è meno scontata.
La serata Eurovision potrebbe essere una buona intuizione, soprattutto se aiuta a scegliere un brano davvero forte per l’Europa. Ma il Festival deve stare attento a non perdere se stesso mentre prova a conquistare il pubblico internazionale. Perché Sanremo funziona quando è Sanremo. Strano, esagerato, italianissimo, pieno di difetti, ma riconoscibile.
Tu cosa ne pensi? Ti piacerebbe un Sanremo 2027 con una serata Eurovision e due vincitori, o sarebbe l’ennesima complicazione inutile? Scrivilo nei commenti.


