Stephen King ha trovato un’altra serie horror da consigliare, e stavolta è appena arrivata su Netflix. Lo scrittore ha segnalato Mis muertos tristes, miniserie di quattro episodi diretta da Pablo Larraín e tratta dai racconti dell’autrice argentina Mariana Enriquez. Il dettaglio che ha attirato subito King è soprattutto l’idea di partenza: una donna capace di vedere i morti e un fenomeno che finisce per trasmettere quella capacità a un intero quartiere.
Non proprio il modo migliore per rendere l’acqua del rubinetto più invitante.
King ha commentato la serie sui social definendo la premessa una “bella idea” e ricordando anche il suo rapporto professionale con Larraín, che nel 2021 aveva diretto Lisey’s Story, adattamento Apple TV del suo romanzo La storia di Lisey.
Mis muertos tristes è disponibile su Netflix dal 24 settembre 2026 e dura complessivamente poco più di tre ore. Gli episodi sono quattro, tra i 47 e i 56 minuti ciascuno.
La protagonista è Ema, interpretata da Mercedes Morán, una dottoressa appena andata in pensione che possiede da tempo una capacità difficile da gestire: può vedere e sentire i morti.
Lei li chiama “presenze” e ha imparato a convivere con loro cercando di non farsi coinvolgere troppo. Le cose cambiano con l’arrivo della nipote Julie, anche lei in grado di entrare in contatto con i defunti, ma in maniera molto più intensa e imprevedibile.
Da quel momento la situazione degenera.
Senza entrare troppo nei dettagli, perché gran parte del fascino della serie nasce proprio dallo scoprire fino a dove arriverà questa idea, ciò che prima apparteneva soltanto a Ema comincia a coinvolgere altre persone. I morti diventano sempre più presenti e il confine tra chi è ancora vivo e chi non lo è comincia a farsi piuttosto confuso.
Netflix definisce la serie inquietante e sobria, più interessata a creare disagio lentamente che a riempire lo schermo di spaventi improvvisi.
Ed è anche questo che sembra aver incuriosito Stephen King.
Non siamo davanti al classico horror con una casa infestata, qualche porta che sbatte e qualcuno che prende pessime decisioni nel corridoio più buio possibile. La componente soprannaturale serve anche a parlare di memoria, violenza e persone dimenticate.
Pablo Larraín ha spiegato che la storia mostra una città attraversata dalla povertà e da classi sociali spesso ignorate. Mariana Enriquez ha invece descritto i fantasmi come una forma di memoria che continua a tornare, soprattutto davanti alle ingiustizie che non sono mai state risolte.
È quindi un horror che usa i morti per parlare soprattutto dei vivi.
La serie prende il titolo dal racconto Mis muertos tristes, ma non adatta soltanto quello. La sceneggiatura mescola infatti personaggi e situazioni provenienti anche da altri testi di Enriquez, tra cui Julie, Un luogo soleggiato per gente ombrosa e Quando parlavamo con i morti. Alla scrittura hanno lavorato la stessa Enriquez, Guillermo Calderón, Anastasia Ayazi e Pablo Larraín.
Nel cast troviamo inoltre Dolores Fonzi, Alejandra Flechner, Carolina Álvarez, Carlos Portaluppi, Luz Jiménez e Germán de Silva. La produzione è stata girata tra Buenos Aires e Santiago del Cile.
C’è anche un altro particolare curioso. Prima di arrivare su Netflix, Mis muertos tristes è stata presentata al Festival di San Sebastián in una versione montata come lungometraggio, pur essendo stata pensata per lo streaming come miniserie in quattro parti.
Stephen King, naturalmente, non è una garanzia matematica. Negli anni ha consigliato film e serie molto diversi tra loro e non sempre il pubblico ha condiviso il suo entusiasmo.
Però quando l’autore di It, Shining e Pet Sematary segnala una nuova storia di fantasmi il giorno stesso in cui arriva su Netflix, almeno un’occhiata viene voglia di darla.
E quattro episodi sono anche un impegno piuttosto ragionevole.
Voi proverete Mis muertos tristes dopo il consiglio di Stephen King? E preferite gli horror lenti e inquietanti oppure quelli che puntano maggiormente sugli spaventi? Scrivetecelo nei commenti.


