Lo dico subito: se Stephen King ti scrive una mail con oggetto “WOW” in maiuscolo, puoi tranquillamente aprire una bottiglia di vino e festeggiare. È quello che è successo al regista Edgar Wright, che ha appena finito il suo nuovo film The Running Man, tratto dal romanzo del Re dell’horror.
La cosa curiosa? Lo stesso King, che di solito è molto attento (e a volte pure critico) verso le trasposizioni delle sue opere, ha amato questa versione. Ma non solo: ha detto una frase che ogni regista sogna di sentire.
“È fedele abbastanza da rendere felici i fan, ma diversa quanto basta da tenere sulle spine anche me.”
Capito? Neanche King se l’aspettava di apprezzarlo così tanto.
Il ritorno di The Running Man: tra fantascienza e realtà
Forse ti ricordi il primo The Running Man, quello del 1987 con Arnold Schwarzenegger. Un cult d’azione anni ’80, muscoli e tute fluorescenti compresi. Ma la nuova versione di Wright, in arrivo a novembre 2025, è un’altra storia.
Basato sul libro che King firmò con lo pseudonimo Richard Bachman, racconta di un futuro dove la gente si diverte guardando persone lottare fino alla morte in un reality show. Già nel romanzo c’era una critica feroce al potere dei media, e oggi, con i social e la spettacolarizzazione di tutto, l’idea suona più attuale che mai.
Edgar Wright, regista geniale e maniaco del ritmo (quello di Baby Driver, Shaun of the Dead e Hot Fuzz per intenderci), ha voluto fare qualcosa di diverso: “Non un remake, ma un adattamento fedele allo spirito del libro.”
E la verità è che, a giudicare dalle sue parole, questo film è stato un incubo da girare. In senso buono, eh.
“Chi mi ha fatto fare un film così complicato? Ah già, io.”
Durante un’intervista con Collider, Wright ha raccontato che The Running Man è il film più grande e difficile della sua carriera. Budget alto, effetti spettacolari, tantissime comparse e un calendario di riprese infernale: “Lavoravamo sei, a volte sette giorni a settimana, anche sedici ore al giorno.”
Il risultato? Un film enorme, finito in tempi record. “A volte mi chiedevo: di chi è stata l’idea di fare tutto così complicato? Poi mi ricordavo: mia.”
Ma la soddisfazione è arrivata quando ha visto la scena del grande show, con Colman Domingo che incita la folla, fiamme, luci, pubblico che urla, e Glen Powell (il protagonista) in mezzo a tutto quel caos. “Lì ho capito che eravamo dentro lo spettacolo. Era surreale.”
Glen Powell, l’uomo giusto al momento giusto
A proposito di Glen Powell: sì, è proprio il ragazzo che hai visto in Top Gun: Maverick e in Anyone But You. Qui interpreta Ben Richards, il protagonista che deve sopravvivere a un gioco mortale.
Edgar Wright racconta di averlo scelto non perché fosse un supereroe, ma perché non lo è. “Glen non è John Wick. È un tipo normale. Uno che lavora, che ha fatto lavori pericolosi, ma non è un killer. È un uomo qualunque che si ritrova in una situazione assurda.”
E l’attore? Si è buttato a capofitto. Quando ha saputo di essere in lizza per la parte, ha scritto direttamente a Wright:
“Se mi scegli, giuro che lavorerò più duro di chiunque altro con cui hai mai lavorato.”
Promessa mantenuta. Secondo Wright, Powell è stato instancabile: “Ha dato tutto, fisicamente e mentalmente. Ha reso il personaggio umano, credibile. Ti fa tifare per lui.”
Michael Cera, 15 anni dopo Scott Pilgrim
Un’altra chicca del film è il ritorno di Michael Cera, con cui Wright aveva già lavorato in Scott Pilgrim vs. The World. Dopo 15 anni, i due si sono ritrovati, e a quanto pare l’attore ha dato vita a uno dei personaggi più strani e divertenti della pellicola.
“Era perfetto,” ha raccontato Wright. “Volevo qualcuno che potesse sorprendere. Con Michael, succede sempre: appena appare sullo schermo, senti un’energia diversa.”
Durante le proiezioni test, il pubblico lo riconosceva solo dopo qualche secondo. “Quando capivano che era lui, partiva un mormorio in sala: ‘Aspetta, ma quello è Michael Cera!’ È stato fantastico.”
La benedizione del Re
E poi arriva lui, Stephen King. Wright ha raccontato che aspettava la sua reazione con una certa ansia. Quando l’autore gli ha scritto, il messaggio aveva un solo oggetto: “WOW”.
“Non avevo ancora aperto la mail, ma già sapevo che era andata bene,” ha detto il regista ridendo.
King ha poi aggiunto:
“Mi è piaciuto molto. È fedele abbastanza al libro per far felici i fan, ma diverso quel tanto che basta da tenermi in tensione.”
E Wright, emozionato, ha commentato: “Non si può chiedere di meglio. Quando l’autore del libro ti dice una cosa così, puoi chiudere la giornata col sorriso.”
Un progetto nato da un tweet
La cosa più assurda? L’idea di fare questo film è nata da un tweet. Qualche anno fa, Wright aveva scritto sui social che avrebbe voluto adattare The Running Man rispettando il tono cupo del romanzo. Quel post è arrivato alle orecchie di Paramount e… il resto è storia.
Da lì è partito un viaggio pieno di ostacoli, ma anche di soddisfazioni: “È uno di quei progetti che ti cambiano,” ha detto il regista. “Ho conosciuto King, ho lavorato con un cast straordinario, e ho raccontato una storia che, anche a distanza di quarant’anni, parla ancora al presente.”
Perché The Running Man ci riguarda tutti
Alla fine, The Running Man non è solo un film d’azione. È una riflessione sul mondo che ci circonda. Su come l’intrattenimento può trasformarsi in controllo, su quanto la violenza venga normalizzata se serve a far spettacolo.
“Il libro era avanti di decenni,” ha detto Wright. “Oggi viviamo in un’epoca in cui la sofferenza fa audience, e King lo aveva già previsto.”
E forse è proprio per questo che la sua versione del film ha colpito così tanto lo scrittore. Perché, nonostante l’azione e i colori, dentro c’è un messaggio potente: siamo tutti un po’ concorrenti di un grande show chiamato società.
Una corsa che vale la pena guardare
Quando uscirà nei cinema, il 7 novembre 2025, The Running Man promette di essere uno di quei film che ti tengono incollato allo schermo e ti fanno uscire con mille pensieri in testa.
Io, personalmente, non vedo l’ora. Edgar Wright ha dimostrato di poter fare qualunque cosa: dalla commedia inglese al thriller musicale, e ora al dramma fantascientifico. E se Stephen King gli ha scritto “WOW”, beh… io mi fido.
E tu? Hai visto il vecchio film con Schwarzenegger o sei curioso di scoprire la nuova versione? Scrivimelo nei commenti, voglio sapere da che parte stai: nostalgia o novità?


