Sterling Point – L’isola dei segreti è in questo momento uno dei titoli più forti di Prime Video e, dopo averla vista, capisco abbastanza bene perché. Parte con tutti gli elementi che potrebbero farmi alzare gli occhi al cielo: adolescenti bellissimi, estate canadese da cartolina, un’isola ereditata, segreti di famiglia, primi amori e la solita promessa che nessuno sia davvero ciò che sembra.
La sorpresa è che funziona molto meglio di quanto lasci immaginare la premessa.
Non inventa il teen drama e qualche meccanismo lo abbiamo già visto parecchie volte, ma gli otto episodi riescono a costruire personaggi credibili, rapporti familiari interessanti e soprattutto dialoghi che, nella maggior parte dei casi, sembrano pronunciati da persone vere e non da quarantenni convinti di sapere come parlano i diciassettenni.
Creata da Megan Park e sviluppata insieme a Josh Schwartz e Stephanie Savage, due nomi inevitabilmente legati a The O.C. e Gossip Girl, la serie segue Annie e il fratello gemello Connor, cresciuti a New York dal padre. Dopo la morte del nonno materno scoprono di aver ricevuto in eredità Sterling Point, un’isola nella regione canadese di Muskoka. Da quel momento iniziano a emergere informazioni sulla madre, sul passato della famiglia e su persone delle quali i due non conoscevano nemmeno l’esistenza. La prima stagione è composta da otto episodi.
Niente spoiler importanti da questo momento.
Il primo episodio mi aveva fatto temere il peggio
Devo ammetterlo: all’inizio non ero convintissimo.
Il primo episodio mette sul tavolo parecchie cose, forse persino troppe, e in alcuni momenti sembra avere una voglia disperata di farti capire che quella sarà “la grande estate che cambierà ogni cosa”.
Ragazzi, respiriamo.
Abbiamo otto episodi.
Per fortuna Sterling Point trova rapidamente il proprio ritmo. Dal secondo episodio i personaggi cominciano a funzionare meglio insieme e l’isola smette di sembrare semplicemente una bella location per diventare parte integrante della storia.
Il Canada aiuta parecchio. Laghi, pontili, boschi e cottage restituiscono quella sensazione di estate sospesa che ricorda certi teen drama di vent’anni fa, ma senza trasformare la serie in una copia nostalgica. Anche il fatto che sia ambientata realmente in Canada, invece di usare il Paese per fingere di trovarsi altrove, le dà una personalità più precisa.
Annie è il personaggio che tiene insieme la serie
Ella Rubin è probabilmente la sorpresa migliore.
Annie avrebbe potuto essere facilmente insopportabile. È molto concentrata sui propri obiettivi, tende a voler controllare ciò che le succede e arriva sull’isola portandosi dietro una quantità considerevole di questioni irrisolte.
Rubin riesce però a renderla simpatica anche nei momenti in cui vorresti dirle di smettere di prendere una decisione per almeno cinque minuti.
Funziona soprattutto perché la serie non riduce Annie a una protagonista in attesa di scegliere con quale ragazzo stare.
Il romanticismo c’è.
Naturalmente c’è.
Prime Video sembra avere costruito una piccola industria nazionale basata sui triangoli amorosi estivi e qualcuno doveva pur rispettare il contratto.
Ma la storia più interessante riguarda la famiglia, il lutto e il rapporto che Annie costruisce con Ramona, interpretata da Amélie Hoeferle. È proprio questa relazione a dare alla stagione un peso emotivo maggiore rispetto alla classica serie da guardare sotto l’ombrellone.
Il mistero funziona perché non divora i personaggi
Dal titolo italiano potrebbe sembrare quasi un thriller.
Non lo è.
Sterling Point è prima di tutto un coming of age con un mistero familiare, non una serie nella quale ogni episodio termina con qualcuno incappucciato che osserva i protagonisti da dietro un albero.
E meno male.
I segreti vengono distribuiti con calma. Alcuni sono abbastanza facili da intuire, altri funzionano meglio, ma la serie non sacrifica continuamente i personaggi per costruire il prossimo colpo di scena.
Anzi, in certi momenti succede quasi il contrario: vorresti che il mistero avanzasse un po’ più velocemente.
Il ritmo rimane infatti uno dei suoi limiti. La parte centrale rallenta, alcune sottotrame potevano essere ridotte e non tutti i rapporti sentimentali hanno la stessa forza.
Per qualche episodio il triangolo romantico di Annie rischia seriamente di diventare la parte meno interessante della serie.
Considerando che dovrebbe essere uno degli elementi più facili da vendere, fa anche abbastanza ridere.
I ragazzi parlano finalmente come persone
Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è la scrittura dei personaggi giovani.
Non sono perfetti e qualche dialogo continua ad avere quella patina da teen drama in cui tutti sembrano sorprendentemente bravi ad analizzare le proprie emozioni.
Però il livello medio è alto.
Connor, Ramona, Oona, Ellis e gli altri non sembrano semplici satelliti intorno alla protagonista. Hanno personalità distinte, rapporti differenti e una chimica molto naturale.
Keen Ruffalo funziona bene nei panni di Connor, anche perché il suo personaggio segue un percorso diverso da quello della sorella. Bo Bragason, nei panni di Oona, è un’altra presenza che avrei voluto vedere ancora di più.
Il cast giovane è probabilmente uno dei motivi per cui si finisce per guardare gli episodi uno dietro l’altro. Anche le impressioni più entusiaste emerse nei primi giorni insistono proprio sulla chimica del gruppo e sulla capacità della serie di migliorare dopo l’inizio.
Non è The O.C. e forse è meglio così
I nomi di Josh Schwartz e Stephanie Savage potrebbero far pensare immediatamente a The O.C. e Gossip Girl.
Qualcosa di quel DNA c’è.
I ragazzi belli, il luogo estivo quasi perfetto, le differenze economiche, le relazioni e soprattutto le famiglie piene di cose che nessuno ha avuto la brillante idea di raccontare prima.
Sterling Point è però molto meno cinica.
Non cerca continuamente la frase cattiva o lo scandalo.
Megan Park sembra interessata soprattutto alla maniera in cui i ragazzi affrontano dolore, identità e famiglia. La serie rimane leggera, ma non tratta i protagonisti come stupidi soltanto perché sono adolescenti. È anche uno dei motivi per cui riesce a distinguersi da molti prodotti young adult costruiti interamente attorno a chi bacerà chi.
Il problema è che otto episodi finiscono proprio mentre stava diventando più interessante
La stagione cresce progressivamente.
Questo è sia un pregio sia un difetto.
Gli ultimi episodi sono nettamente più coinvolgenti dei primi e alcuni personaggi acquistano profondità proprio nel momento in cui iniziano i titoli di coda della stagione.
Una seconda stagione non è stata ancora ufficialmente confermata, ma Megan Park ha già spiegato di avere diverse idee per continuare e il finale lascia chiaramente materiale da sviluppare.
Spero arrivi.
Perché Sterling Point non è una serie perfetta, ma appartiene a quella categoria pericolosissima di prodotti che inizi pensando di vedere un episodio e qualche ora dopo stai controllando quanti ne mancano.
Verdetto
Sterling Point – L’isola dei segreti parte come un teen drama estivo abbastanza prevedibile e diventa progressivamente una serie molto più interessante. I personaggi funzionano, Ella Rubin è ottima, il rapporto tra Annie e Ramona è più riuscito delle storie romantiche e l’ambientazione canadese è splendida. Peccato per qualche rallentamento e per un triangolo sentimentale del quale, personalmente, avrei potuto tranquillamente fare a meno.
La Recensione
Sterling Point – L’isola dei segreti
Non rivoluziona il genere, ma lo tratta con più intelligenza della media. Dopo un primo episodio un po’ incerto, cresce parecchio e riesce a dare peso ai rapporti familiari senza rinunciare alla leggerezza estiva.
PRO
- Ella Rubin è molto brava e regge senza problemi il ruolo principale.
- Il rapporto tra Annie e Ramona è la parte più riuscita della serie.
- L’ambientazione di Muskoka è bellissima.
CONTRO
- Il primo episodio non è il migliore e bisogna darle un po’ di tempo.


