Lorenzo Fragola ha rilasciato “Storte”, un brano che esplora il territorio complesso delle relazioni che finiscono non per colpa di qualcuno ma semplicemente perché storte, non allineate, destinate a non funzionare nonostante l’amore. Il pezzo rappresenta una riflessione matura su come certe storie d’amore siano condannate fin dall’inizio non per mancanza di sentimento ma per incompatibilità strutturale, per quelle distanze emotive che nessuno sforzo riesce a colmare.
Dal punto di vista sonoro, “Storte” presenta una produzione pop contemporanea con influenze elettroniche che mescola elementi organici e sintetici con equilibrio notevole. Il beat elettronico fornisce una base ritmica ipnotica che sostiene la narrazione senza mai diventare invasivo, mentre gli elementi melodici costruiti su synth pad atmosferici creano quella sensazione di sospensione emotiva perfetta per un testo che parla di distanze e incomprensioni.
La voce di Lorenzo Fragola, riconoscibile e caratteristica, mantiene quella cifra interpretativa che l’ha reso uno degli artisti più interessanti emersi da X Factor. Il timbro leggermente nasale ma caldo viaggia tra momenti più contenuti nelle strofe e aperture emotive nei ritornelli. Il mix è pulito e moderno, con frequenze ben bilanciate che rendono ogni elemento intellegibile senza sacrificare la densità emotiva.
La produzione brilla per coerenza stilistica: ogni scelta sonora sembra funzionale al messaggio del testo, creando un’atmosfera malinconica ma mai pesante. Gli archi sintetici che entrano progressivamente aggiungono drammaticità senza scivolare nel melodrammatico. Tuttavia, l’arrangiamento segue schemi piuttosto prevedibili per il genere pop italiano contemporaneo: la struttura strofa-ritornello-bridge non presenta particolari sorprese, e la progressione dinamica dal contenuto al pieno segue percorsi consolidati. È una produzione professionale e curata che fa bene il suo lavoro senza osare particolarmente.
Nessun colpevole, solo incompatibilità
Il brano si apre con un’affermazione importante: “Non ho ragione io, non hai torto tu”. Lorenzo stabilisce immediatamente che questa non è una storia di torti e ragioni, di colpe da attribuire. Non c’è un cattivo e un buono, ci sono solo due persone che non riescono a incastrarsi. “Non c’è tempo per stare a guardare mentre un cinema vuoto scompare” – l’immagine del cinema vuoto che scompare è potente: rappresenta forse i ricordi condivisi, le esperienze comuni che stanno sbiadendo, quel mondo costruito insieme che sta crollando.
“Tra la gente tutta uguale mi hai tenuto ad un metro” – c’è stata una distanza mantenuta volontariamente, quella sensazione di essere tenuti a braccio teso anche quando fisicamente vicini. “Ma è strana la mente, fa dei giri che tornano sempre” – nonostante si cerchi di andare avanti, i pensieri continuano a tornare alla stessa persona, allo stesso punto.
Cieli immensi nelle pupille
“E la verità è che sfioriamo da sempre cieli immensi nelle tue pupille che di viaggi ne hanno fatti mille”. È un’immagine bellissima: quegli occhi hanno visto tanto, hanno vissuto esperienze che Lorenzo può solo sfiorare ma mai davvero comprendere o condividere. C’è una profondità nell’altro che rimane inaccessibile, mondi interi che si possono solo intuire ma non abitare.
L’amore per qualcun altro e la richiesta di cura
Il ritornello introduce una situazione complessa: “Se mi innamoro di un altro ti prego, tu abbracciami e prenditi cura di me”. È una richiesta che sembra contraddittoria: se mi innamoro di qualcun altro, non lasciarmi andare con rabbia ma continua a prenderti cura di me. C’è maturità nell’idea che l’amore possa trasformarsi in qualcosa di diverso, che due persone possano continuare a volersi bene anche quando la relazione romantica finisce.
“Se non rimango qui dentro le nostre maledette storte” – ecco il titolo che prende forma. Le loro storie sono maledettamente storte, non dritte, non lineari, complicate e destinate a non funzionare. “Ti darò un bacio, solo un bacio in fronte” – il bacio sulla fronte è quello dell’addio affettuoso, della tenerezza senza passione, del voler bene senza essere più innamorati.
Il tardi che arriva sempre
“Non provare ora a svegliarti, ti ho dato tanto tanto tanto, ora si è fatto tardi” – c’è un rimpianto misto a rassegnazione. Ha dato tutto quello che poteva dare, ma ormai è troppo tardi per cambiare le cose. La richiesta di non svegliarsi ora suggerisce che forse l’altro si sta rendendo conto troppo tardi di quello che sta perdendo, ma ormai il processo è irreversibile.
Cercarsi e dimenticarsi
“No, non è mica un crimine cercarsi poi dimenticarsi, a volte è solo coincidenza come i treni coi ritardi”. C’è qui un tentativo di normalizzare la fine, di toglierle il peso del dramma. Le relazioni che finiscono non sono crimini, sono parte naturale della vita. La metafora dei treni in ritardo è perfetta: a volte semplicemente i tempi non coincidono, due persone si incontrano nel momento sbagliato e questo basta a far fallire tutto.
“Continui a trascinarmi nei cieli immensi delle tue pupille che di viaggi ne hanno visti mille” – viene trascinato in quei mondi che può solo sfiorare, continua a essere attratto da quella profondità che però rimane fondamentalmente estranea.
Maturità emotiva
“Storte” è un brano che racconta una maturità relazionale non comune nel pop italiano. Non c’è vittimismo, non c’è rabbia distruttiva, non c’è bisogno di trovare un colpevole. C’è invece il riconoscimento onesto che alcune storie sono destinate a finire non per cattiveria o mancanza d’amore ma semplicemente perché strutturalmente incompatibili.
L’idea di chiedere all’altro di continuare a prendersi cura anche quando ci si innamora di qualcun altro è profonda: riconosce che l’affetto può sopravvivere alla passione, che si può voler bene senza essere insieme. È una visione delle relazioni che supera la dicotomia tutto o niente, che ammette sfumature e gradazioni.
Sound che accompagna senza sorprendere
Dal punto di vista della produzione, “Storte” fa esattamente quello che deve fare: crea un’atmosfera emotivamente coerente con il testo, sostiene la voce di Fragola senza sovrastarla, mantiene un equilibrio tra elementi pop e momenti più intimi. Il limite sta proprio in questa natura funzionale ma prevedibile: è un sound che abbiamo già sentito, una produzione che non aggiunge nulla di nuovo al panorama pop italiano contemporaneo.
La voce di Lorenzo Fragola rimane il punto di forza, con quella capacità di trasmettere emozione attraverso inflessioni e fraseggio più che attraverso virtuosismi tecnici. Ma ci si chiede se un arrangiamento più coraggioso, meno legato agli schemi radiofonici, non avrebbe potuto dare al brano quella identità distintiva che lo renderebbe memorabile oltre la prima settimana di ascolto.
“Storte” è un brano onesto che racconta relazioni complicate con lucidità e senza melodramma. Funziona bene come pezzo da playlist, come colonna sonora di riflessioni su amori finiti, ma difficilmente diventerà un classico del repertorio di Fragola.
E tu hai mai vissuto una relazione “storta”, destinata a finire non per colpa ma per incompatibilità? Ti sei mai ritrovato a chiedere all’altro di continuare a volerti bene anche mentre ti innamori di qualcun altro? Raccontaci nei commenti la tua esperienza con quelle storie che finiscono perché semplicemente non potevano funzionare.
Il testo di Storte
Non ho ragione io,
Non hai torto tu
Non c’è tempo per stare a guardare
Mentre un cinema vuoto scompare
Tra la gente tutta uguale
Mi hai tenuto ad un metro
Ma è strana la mente
Fa dei giri che tornano sempre
E la verità
È che sfioriamo da sempre
Cieli immensi nelle tue pupille
Che di viaggi ne hanno fatti mille
Se mi innamoro di un altro
Ti prego, tu abbracciami
E prenditi cura di me
Se non rimango qui
Dentro le nostre maledette storte
Ti darò un bacio, solo un bacio
In fronte
Non provare ora a svegliarti
Ti ho dato tanto, tanto, tanto
Ora si è fatto tardi
No, non è mica un crimine
Cercarsi poi dimenticarsi
A volte è solo coincidenza
come i treni coi ritardi
Continui a trascinarmi
Nei cieli immensi delle tue pupille
Che di viaggi ne hanno visti mille
Se mi innamoro di un altro
Ti prego, tu abbracciami
E prenditi cura di me
Se non rimango qui
Dentro le nostre maledette storte
Ti darò un bacio, solo un bacio
In fronte
Non provare ora a svegliarti
Ti ho dato tanto, tanto, tanto
Ora si è fatto tardi
Dentro le nostre maledette storte
Ti darò un bacio, solo un bacio
In fronte
Non provare ora svegliarti
Ti ho dato tanto,tanto,tanto
Ti ho dato tanto, tanto, tanto
Ora si è fatto tardi.


