ATTENZIONE SPOILER: da questo punto raccontiamo nel dettaglio l’episodio 3 di Stuart Fails to Save the Universe. Se non lo avete ancora visto, fermatevi prima di proseguire.
Il terzo episodio di Stuart Fails to Save the Universe conferma definitivamente una cosa: Chuck Lorre, Bill Prady e Zak Penn non stanno usando il multiverso soltanto come scusa per riportare qualche vecchio personaggio di The Big Bang Theory. Ogni nuova realtà permette alla serie di cambiare genere, regole e perfino il ruolo dei personaggi che conoscevamo.
Dopo il mondo dominato dall’intelligenza artificiale, Stuart, Denise, Bert e Barry Kripke finiscono in una realtà completamente diversa, dove la magia esiste realmente e la scienza viene considerata qualcosa di pericoloso. Il titolo dell’episodio è Spoiler: Bert Is Magic e, come ormai abbiamo capito, il titolo stesso anticipa con una certa faccia tosta uno degli sviluppi principali.
Se The Big Bang Theory aveva passato dodici stagioni con personaggi convinti che qualsiasi fenomeno dovesse essere spiegato attraverso la scienza, lo spinoff decide di metterli in un universo dove provare a fare il fisico potrebbe letteralmente costarti la vita.
Una discreta inversione di prospettiva.
Bert rischia di finire arrostito perché in questo mondo la scienza è un crimine
L’episodio riparte dal nuovo universo raggiunto dal gruppo.
La situazione appare immediatamente poco rassicurante: gli scienziati vengono perseguitati e bruciati sul rogo, mentre la magia è una forza reale e regolamentata. Bert, che nella sua vita normale è un geologo, si ritrova quindi nella categoria meno consigliabile possibile.
Il bello è che proprio Bert, probabilmente il membro del gruppo che meno avremmo immaginato come protagonista di una storia fantasy, scopre di possedere capacità magiche fuori dal comune.
Non qualche trucchetto utile per accendere una candela senza fiammiferi.
Bert è straordinariamente potente.
La serie continua così a divertirsi ribaltando le gerarchie dei personaggi originali. In The Big Bang Theory Bert era spesso relegato ai margini delle storie, il geologo enorme e socialmente impacciato che compariva per qualche battuta. Nel multiverso diventa improvvisamente uno dei personaggi più pericolosi della stanza.
E stavolta serve parecchio.
Stuart incontra qualcuno che crede possa aiutarli
Il problema principale rimane sempre lo stesso: il gruppo deve sistemare il dispositivo quantistico legato a Sheldon, Leonard e Howard e trovare un modo per rimettere ordine nel multiverso.
In questa nuova realtà entra in scena una donna dall’aspetto familiare.
È Bernadette.
Melissa Rauch torna quindi per la prima volta nello spinoff, ma naturalmente non interpreta esattamente la Bernadette che Howard aveva sposato in The Big Bang Theory.
Questa versione è decisamente più complicata.
Stuart inizialmente pensa di aver trovato qualcuno che possa aiutarli. Il problema è che la Bernadette di questa realtà è un demone bandito dall’organizzazione dei maghi.
Sì, siamo passati dalla microbiologa con la vocina acuta di Pasadena a un’entità demoniaca.
La transizione è stata sorprendentemente rapida.
Stuart commette un errore abbastanza importante
Ignaro della vera natura della donna che ha davanti, Stuart finisce per darle del proprio sangue.
Non è una grande idea.
Il sangue permette a questa Bernadette demoniaca di aumentare enormemente le proprie dimensioni fino a trasformarsi praticamente in una creatura gigantesca. Da quel momento comincia a devastare le strade, schiacciando persone e cercando il dispositivo costruito dagli scienziati di The Big Bang Theory.
È una delle immagini che rende meglio l’approccio dello spinoff.
Gli autori prendono personaggi conosciuti per anni dentro appartamenti, laboratori e fumetterie e li trattano come action figure che possono essere completamente reinventate.
Bernadette può diventare un demone gigante.
Penny può guidare una resistenza.
Raj può trasformarsi in un prigioniero di un mondo post-apocalittico.
La domanda non sembra più essere “come continuiamo The Big Bang Theory?”, ma piuttosto “quanto possiamo deformare The Big Bang Theory senza perdere ciò che rende riconoscibili questi personaggi?”.
Per ora, sorprendentemente, il gioco regge.
Bernadette non riconosce Howard
C’è anche un dettaglio particolarmente efficace per chi conosce bene la serie originale.
Il gruppo spera che il legame con Howard Wolowitz possa in qualche modo essere utile per gestire Bernadette.
Peccato che questa versione del personaggio non riconosca Howard.
È un momento piccolo rispetto al caos che sta succedendo intorno, ma ricorda una regola fondamentale del multiverso della serie: incontrare una persona con il volto di qualcuno che conosciamo non significa aver ritrovato quella persona.
Non c’è alcuna garanzia che le relazioni siano rimaste uguali.
E la nostalgia, quindi, viene continuamente sabotata.
Appena pensi: “Ecco Bernadette, finalmente qualcosa di familiare”, lei diventa un demone gigantesco.
Messaggio ricevuto.
Poi arriva Wil Wheaton
La seconda grande sorpresa dell’episodio era stata in parte anticipata dalla promozione della serie.
Wil Wheaton torna interpretando ancora una volta una versione di Wil Wheaton, ma adattata alle regole di questo universo. Nell’originale era stato prima il nemico dichiarato di Sheldon e successivamente uno degli amici del gruppo; nello spinoff diventa una sorta di esecutore legato alla comunità dei maghi.
Arriva per affrontare Stuart dopo ciò che è successo con Bernadette.
E non sembra particolarmente interessato ad ascoltare spiegazioni.
A un certo punto scaglia addirittura una palla di fuoco contro Stuart, trasformando un cameo nostalgico in uno scontro fantasy che nessuno avrebbe potuto immaginare guardando The Big Bang Theory quindici anni fa.
Stuart, come spesso accade, sembra essere a pochi secondi dall’ennesima morte poco dignitosa.
Interviene Bert.
Bert contro Wil Wheaton è lo scontro che non sapevamo di volere
La rivelazione sui poteri di Bert acquista finalmente senso.
Bert affronta Wheaton in un vero duello magico e dimostra di possedere una quantità di potere impressionante. Il geologo riesce addirittura ad avere la meglio su di lui.
Scritta così, la frase “Bert Kibbler sconfigge Wil Wheaton in un duello tra maghi” sembra il risultato di una serata particolarmente complicata degli sceneggiatori.
Eppure dentro la logica di Stuart Fails to Save the Universe funziona.
Brian Posehn continua inoltre a essere uno degli elementi più divertenti della serie. Bert mantiene quel suo modo lento e quasi innocente di affrontare le cose anche mentre intorno a lui la realtà decide di perdere completamente la testa.
La sua trasformazione non cancella il Bert originale.
Lo rende semplicemente un Bert con poteri che nessun Bert dovrebbe probabilmente possedere.
Il finale rimette improvvisamente in discussione ogni cosa
Dopo demoni, magie e versioni alternative dei personaggi, l’episodio potrebbe tranquillamente terminare con il gruppo pronto a saltare nel prossimo universo.
Invece arriva un’ultima scena che cambia ancora le carte.
Stuart si risveglia in una struttura di salute comportamentale.
Improvvisamente tutto ciò che abbiamo visto può essere interpretato in un altro modo.
Il multiverso esiste realmente?
Stuart ha attraversato quelle realtà?
Oppure l’intera avventura potrebbe essere una costruzione della sua mente?
La serie non offre una risposta definitiva, e sarebbe anche abbastanza strano pensare che dopo tre episodi cancelli semplicemente la propria premessa con un “era tutto nella sua testa”.
Ma il dubbio viene piantato.
E soprattutto arriva nel momento giusto.
Finora avevamo accettato il multiverso come una regola della storia. Il finale dell’episodio 3 ci costringe per la prima volta a chiederci quanto possiamo fidarci di ciò che Stuart sta vivendo.
La serie sta diventando più strana a ogni episodio
Tre episodi sono sufficienti per capire il meccanismo.
Una realtà nuova.
Regole completamente differenti.
Qualche personaggio di The Big Bang Theory trasformato in qualcosa di assurdo.
Stuart che prova disperatamente a non morire.
Poi avanti con il prossimo universo.
Anche gli autori hanno spiegato che la serie vuole sfruttare proprio questa libertà, permettendo ai personaggi conosciuti di assumere ruoli che nella sitcom originale sarebbero stati impensabili.
L’episodio 3 lo fa forse meglio dei precedenti perché non si limita ai cameo.
Il ritorno di Melissa Rauch è divertente perché Bernadette viene completamente stravolta. Wil Wheaton funziona perché viene adattato alla realtà fantasy. Bert, però, è quello che beneficia maggiormente della storia perché finalmente diventa centrale invece di limitarsi ad accompagnare Stuart.
E poi resta quel finale.
Se la serie continuerà a mettere in discussione perfino la realtà del proprio multiverso, i prossimi episodi potrebbero diventare ancora più imprevedibili.
Considerando che abbiamo appena visto Bernadette trasformata in un demone gigante e Bert impegnato in uno scontro tra maghi con Wil Wheaton, non sarà semplicissimo superarsi.
Ma questa serie sembra intenzionata a provarci.
Voi cosa avete pensato dell’episodio 3 di Stuart Fails to Save the Universe? Vi sta convincendo questa versione completamente folle dell’universo di The Big Bang Theory? Scrivetecelo nei commenti.

