Manca esattamente un mese all’arrivo di Stuart Fails to Save the Universe su HBO Max Italia, e la piattaforma ha pubblicato la cover ufficiale della serie. La data è quella da segnare: 24 luglio. Dal mondo di The Big Bang Theory arriva uno spin-off che mette al comando Stuart Bloom, il proprietario del negozio di fumetti più sfortunato, tenero e socialmente disastrato della sitcom originale.
La frase scelta per la campagna italiana dice già molto: “Ogni universo ha bisogno di un eroe. Noi abbiamo Stuart.”
Ecco, difficile riassumere meglio la premessa. Perché se pensi a chi potrebbe salvare il multiverso, probabilmente ti vengono in mente Sheldon, Leonard, magari Howard con qualche aggeggio assurdo, o perfino Penny con la sua capacità di riportare tutti alla realtà con due frasi secche. Stuart no. Stuart è quello che di solito fatica a salvare la propria giornata lavorativa.
Proprio per questo l’idea può funzionare.
Stuart passa da personaggio secondario a improbabile salvatore
Stuart Fails to Save the Universe riprende Kevin Sussman nel ruolo di Stuart Bloom, il proprietario del negozio di fumetti frequentato dai protagonisti di The Big Bang Theory. Nella serie originale era uno di quei personaggi che entravano in scena e portavano subito una malinconia buffa, quasi involontaria. Stuart era fragile, insicuro, spesso messo ai margini, ma aveva anche una comicità molto riconoscibile: quella dell’uomo che perde ancora prima di cominciare, però continua a provarci.
Ora HBO Max gli affida una missione enorme. Secondo la premessa ufficiale, Stuart provoca per errore un disastro nel multiverso dopo aver danneggiato un dispositivo creato da Sheldon e Leonard. Da lì parte una corsa per rimettere insieme la realtà prima che tutto collassi.
A dargli una mano ci saranno Denise, interpretata da Lauren Lapkus, Bert Kibbler, interpretato da Brian Posehn, e Barry Kripke, interpretato da John Ross Bowie. Già solo immaginare questo gruppo alle prese con un Armageddon multiversale fa sorridere. Non sono gli Avengers. Sono una squadra che, sulla carta, sembra pronta a litigare sul manuale di istruzioni prima ancora di accendere il primo strumento.
Il multiverso di The Big Bang Theory può essere una scelta furba
La cosa più curiosa è che questo spin-off non prova a rifare The Big Bang Theory con un nuovo appartamento, un nuovo divano e nuove battute sulle relazioni. Sembra voler prendere una strada più assurda: fantascienza, realtà alternative, effetti visivi, versioni diverse dei personaggi e comicità da nerd portata alle estreme conseguenze.
È una mossa rischiosa, sì. Però anche sensata. The Big Bang Theory ha sempre parlato di fumetti, supereroi, Star Trek, universi paralleli, paradossi temporali e discussioni infinite su dettagli che per chiunque altro sarebbero irrilevanti. Questa volta, però, tutte quelle ossessioni diventano trama vera. Non più solo citazioni sul divano, ma avventura.
Il risultato potrebbe essere molto divertente se la serie avrà il coraggio di non prendersi troppo sul serio. Stuart non deve diventare un eroe classico. Sarebbe un errore. Deve restare Stuart: impacciato, ansioso, pieno di dubbi, magari anche un po’ triste, ma con quella capacità di sopravvivere all’imbarazzo che lo ha reso memorabile.
La cover ufficiale punta sul tono giusto
La cover italiana pubblicata da HBO Max va proprio in questa direzione. Colori spaziali, atmosfera da grande avventura, titolo enorme e dorato, pose da film epico, ma al posto del classico eroe muscolare trovi Stuart con lo sguardo di chi sembra pensare: “Perché proprio io?”.
Accanto a lui vediamo il gruppo che dovrà affrontare il caos. L’immagine gioca sul contrasto tra ambizione visiva e inadeguatezza dei protagonisti. Sembra quasi una parodia affettuosa dei grandi poster fantasy e sci-fi, quelli in cui tutti guardano l’orizzonte come se sapessero esattamente cosa fare. Solo che loro, probabilmente, non lo sanno.
Ed è proprio questa la parte simpatica. The Big Bang Theory ha sempre funzionato meglio quando prendeva personaggi molto intelligenti e li faceva inciampare nelle cose più semplici: parlare con qualcuno, dichiararsi, gestire una cena, accettare un cambiamento. Stuart Fails to Save the Universe alza la posta: ora devono gestire il multiverso. Auguri.
Può piacere anche a chi non ama gli spin-off?
Il rischio nostalgia esiste. Ogni volta che un franchise famoso torna con un nuovo spin-off, la domanda è sempre la stessa: serve davvero o è solo un modo per tenere vivo un marchio? In questo caso, però, la premessa ha almeno un pregio: non sceglie la strada più ovvia.
Dopo Young Sheldon e Georgie & Mandy’s First Marriage, questa serie sembra molto più strana. Non racconta il passato, non segue la famiglia, non resta nella comfort zone della sitcom tradizionale. Prende un personaggio laterale e lo butta dentro un disastro cosmico. Una scelta quasi folle. Ma a volte le idee più strane sono quelle che danno nuova energia a un universo narrativo.
In più, il fatto che siano coinvolti Chuck Lorre, Bill Prady e Zak Penn dà al progetto una base interessante. Lorre e Prady conoscono bene il DNA di The Big Bang Theory, mentre Penn ha esperienza con storie più legate alla fantascienza e alla cultura pop. Se l’equilibrio regge, la serie può diventare una commedia d’avventura leggera, piena di citazioni, ma non schiacciata solo sui ricordi.
Perché potrebbe essere divertente
Stuart Fails to Save the Universe potrebbe funzionare perché parte da un’idea comica molto semplice: dare il compito più grande possibile alla persona meno adatta. Stuart è l’anti-prescelto perfetto. Non ha il carisma dell’eroe, non ha la sicurezza del leader, non ha nemmeno quella presunzione geniale che salvava Sheldon nei momenti peggiori. Ha insicurezze, fallimenti, una storia di piccole sconfitte e forse proprio per questo può diventare un protagonista diverso.
C’è anche una possibilità più tenera: vedere Stuart finalmente al centro della storia senza trasformarlo in una barzelletta continua. Il suo personaggio ha sempre avuto una vena malinconica. Farlo diventare il perno di una serie può permettere di usarla meglio, senza perdere la comicità.
Poi certo, bisognerà vedere se gli episodi manterranno il ritmo. Il multiverso è una parola che ormai viene usata ovunque, e non basta tirarla fuori per creare qualcosa di fresco. Però l’idea di applicarla a The Big Bang Theory, con Stuart come disastro ambulante chiamato a sistemare ciò che ha rotto, ha un potenziale comico notevole.
Dal 24 luglio capiremo se HBO Max ha trovato il modo giusto per allargare ancora il mondo di The Big Bang Theory o se Stuart fallirà anche stavolta. Solo che, in questo caso, il fallimento potrebbe essere proprio la parte più divertente.
Tu cosa ne pensi? Stuart Fails to Save the Universe ti incuriosisce o preferivi uno spin-off più classico su altri personaggi di The Big Bang Theory? Scrivilo nei commenti.


