Su Disney+ potete recuperare L’alba del pianeta delle scimmie, e se non lo vedete da qualche anno vale la pena tornarci sopra. Il film del 2011 diretto da Rupert Wyatt riuscì in una cosa che sulla carta sembrava parecchio rischiosa: riportare in vita una saga iniziata nel 1968 senza limitarsi a rifare ancora una volta Il pianeta delle scimmie. Scelse invece di raccontare come si era arrivati a quel futuro e soprattutto di farci stare dalla parte di Cesare.
Il risultato funzionò talmente bene da aprire una nuova saga, continuata poi con Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie, The War – Il pianeta delle scimmie e, anni dopo, Il regno del pianeta delle scimmie.
Il dettaglio migliore è che L’alba del pianeta delle scimmie non tratta mai Cesare come il mostro da cui dobbiamo avere paura.
Fa praticamente l’opposto.
Per salvare un uomo, Will finisce per cambiare il pianeta
James Franco interpreta Will Rodman, ricercatore impegnato nello sviluppo di un farmaco capace di aiutare il cervello a ripararsi. La sua ricerca non nasce soltanto dall’ambizione professionale: suo padre Charles, interpretato da John Lithgow, soffre di Alzheimer.
Durante gli esperimenti, una scimpanzé sottoposta al trattamento sviluppa capacità cognitive eccezionali. Dopo la sua morte, Will scopre che aveva appena avuto un cucciolo.
Quel cucciolo è Cesare.
Will decide di crescerlo in casa e scopre presto che l’effetto del farmaco è stato trasmesso dalla madre. Cesare impara velocemente, comunica, osserva le persone e comprende il mondo attorno a lui molto più di quanto gli esseri umani siano disposti ad accettare.
Già questa scelta cambia completamente la prospettiva.
Noi sappiamo dove porterà quella storia.
Conosciamo il futuro del pianeta.
Eppure vogliamo bene a Cesare.
Il colpo di genio è farci capire perché le scimmie si ribellano
Il primo Il pianeta delle scimmie del 1968 presentava Charlton Heston in un mondo dominato da primati intelligenti. Lo spettatore condivideva il suo spaesamento e, almeno inizialmente, vedeva le scimmie come una minaccia.
Il film del 2011 prende quella stessa idea e la capovolge.
Cesare cresce accanto agli esseri umani. Conosce l’affetto attraverso Will e Charles, ma conosce anche la crudeltà.
Dopo un incidente viene portato in una struttura per primati e scopre cosa significhi essere trattato semplicemente come un animale pericoloso. Le umiliazioni e le violenze subite cambiano gradualmente il suo rapporto con l’umanità.
La ribellione non arriva quindi perché Cesare diventa improvvisamente cattivo.
Arriva perché comprende che la propria intelligenza non gli garantisce alcun diritto.
È una differenza enorme.
Lo spettatore sa che la crescita delle scimmie avrà conseguenze terribili per gli esseri umani, ma al tempo stesso capisce perfettamente perché Cesare voglia liberare gli altri primati.
Andy Serkis trasforma Cesare nel vero protagonista
Sulla locandina c’era James Franco, ma il personaggio che ha segnato il film è senza dubbio quello interpretato da Andy Serkis.
Dopo Gollum ne Il Signore degli Anelli e King Kong, Serkis spinse ancora più avanti il lavoro con la performance capture.
Per L’alba del pianeta delle scimmie, Weta Digital riuscì a utilizzare la tecnologia anche in ambienti reali ed esterni, permettendo agli interpreti di recitare insieme senza confinare continuamente le performance digitali dentro uno studio. All’epoca fu un passaggio tecnico importantissimo per questo tipo di cinema.
Ma ridurre Cesare agli effetti speciali sarebbe un errore.
Serkis gli costruisce una personalità riconoscibile prima ancora che inizi a parlare.
Lo sguardo cambia.
La postura cambia.
Il rapporto con Will cambia.
Vediamo un cucciolo curioso diventare adolescente, poi prigioniero e infine leader.
Molte delle scene più forti funzionano proprio perché Cesare non ha bisogno di spiegare quello che sente.
Una parola bastò per cambiare il film
Chi lo ha visto probabilmente ricorda ancora una scena precisa.
Cesare viene provocato dal guardiano Dodge, interpretato da Tom Felton, e improvvisamente fa qualcosa che nessuno degli esseri umani pensava possibile: parla.
Non serve ricordare qui la battuta per intero. La forza della scena deriva dal fatto che il film ha aspettato a lungo prima di concedergli quella possibilità.
Fino a quel momento tutti continuavano a classificare Cesare come un animale.
Da quel momento diventa impossibile continuare a farlo.
È uno dei motivi per cui L’alba del pianeta delle scimmie riesce a costruire tensione senza trasformarsi immediatamente in un film d’azione.
La grande battaglia arriva soltanto dopo aver costruito il personaggio.
Anche John Lithgow rende la storia molto più triste
Il rapporto tra Cesare e Charles viene qualche volta dimenticato, ma è uno degli elementi più riusciti.
John Lithgow interpreta un uomo progressivamente consumato dall’Alzheimer e Cesare cresce considerandolo parte della propria famiglia.
Per lui gli esseri umani non sono quindi una categoria astratta.
Sono Will.
Sono Charles.
Sono persone che ama.
La sua successiva ribellione diventa più dolorosa proprio perché Cesare ha conosciuto anche la bontà umana.
Non odia automaticamente tutti.
Impara però che l’affetto ricevuto dentro una casa non rappresenta necessariamente il modo in cui il resto del mondo lo tratterà.
Il film riuscì anche al botteghino
La scommessa fu premiata.
Uscito negli Stati Uniti il 5 agosto 2011, Rise of the Planet of the Apes costò circa 93 milioni di dollari e ne incassò oltre 481,8 milioni nel mondo, secondo Box Office Mojo.
Numeri sufficienti non solo a garantire un seguito, ma a convincere lo studio che quella nuova interpretazione della saga poteva reggersi sulle proprie gambe.
Il film ottenne inoltre una candidatura all’Oscar per i migliori effetti visivi. La vera eredità, però, arrivò con i capitoli successivi.
Matt Reeves prese la regia con Apes Revolution nel 2014 e continuò con The War nel 2017, spingendo ulteriormente verso un racconto più cupo, politico e concentrato su Cesare. Nel 2024 Il regno del pianeta delle scimmie ha poi dimostrato che quel mondo poteva proseguire anche oltre la sua storia personale.
Il vero nemico non erano le scimmie
Forse la scelta più riuscita del film resta quella che diventa evidente soltanto guardando l’intera storia.
L’umanità non viene semplicemente sconfitta da una specie diventata improvvisamente più intelligente.
Contribuisce direttamente alla propria rovina.
È un esperimento umano a creare le condizioni per l’evoluzione di Cesare.
Sono gli uomini a maltrattare gli animali che finiranno per ribellarsi.
E mentre Cesare conquista la libertà, un altro elemento della ricerca scientifica comincia a diffondersi con conseguenze che diventeranno fondamentali nei film successivi.
Il futuro mostrato nel film del 1968 smette così di essere soltanto uno scenario misterioso.
Diventa il risultato di una lunga serie di decisioni umane.
È questo che rende L’alba del pianeta delle scimmie molto più di un semplice prequel.
Non passa quasi due ore a spiegarci dettagli che conoscevamo già.
Ci convince invece a guardare una vecchia storia da una prospettiva completamente diversa.
Vale ancora la pena recuperarlo su Disney+
A quindici anni dall’uscita, alcune tecnologie utilizzate nel film sono state inevitabilmente superate. Il lavoro su Cesare, però, continua a reggere molto bene soprattutto perché dietro l’immagine digitale c’è una vera interpretazione.
E il film resta sorprendentemente contenuto.
Non corre subito verso esplosioni, eserciti e distruzione.
Prima ci presenta un personaggio.
Ce lo fa conoscere.
Ce lo fa amare.
Poi ci mette nella scomoda posizione di sapere che la sua liberazione rappresenterà probabilmente l’inizio della nostra fine.
È una scelta narrativa molto più intelligente di quanto ci si aspettasse da un reboot estivo nato da una saga vecchia di oltre quarant’anni.
Se volete recuperarlo, in Italia L’alba del pianeta delle scimmie è disponibile su Disney+.
E se conoscete soltanto i capitoli più recenti, partire da Cesare bambino rende l’intera saga molto più potente.
Voi avete visto L’alba del pianeta delle scimmie? Pensate che sia ancora il miglior capitolo della saga moderna oppure preferite uno dei film successivi? Scrivetecelo nei commenti.


