C’è un film su Netflix che molti hanno saltato e che invece meriterebbe molto più attenzione di quanta ne abbia ricevuta. Si chiama La scoperta, è del 2017, e parte da una domanda che nessuno è davvero pronto ad affrontare: cosa succederebbe al mondo se uno scienziato riuscisse a dimostrare scientificamente l’esistenza dell’aldilà? Non come ipotesi teologica, non come fede religiosa – come fatto verificabile, provato, pubblicato. Una certezza.
La risposta che dà il film è agghiacciante nella sua logica: i suicidi esplodono in tutto il mondo. Se c’è qualcosa dopo la morte, e lo si sa con certezza, allora molte persone decidono di andarci senza aspettare. Non per disperazione, ma quasi per scelta razionale. È una delle premesse più disturbanti e originali che la fantascienza abbia prodotto negli ultimi anni, e il fatto che pochissimi ne parlino ancora oggi è uno di quei misteri del passaparola cinematografico che è difficile spiegare.
Robert Redford – uno dei più grandi attori americani del Novecento, il Sundance Kid, l’uomo che ha vinto l’Oscar come regista con Gente comune – interpreta Thomas Harbor, lo scienziato che ha fatto questa scoperta e che ora deve fare i conti con le conseguenze di quello che ha messo in moto. Il suo è un personaggio costruito per sembrare allo stesso tempo un genio e un folle, qualcuno che ha aperto una porta senza chiedersi cosa ci fosse dall’altra parte.
Accanto a lui c’è Jason Segel nel ruolo del figlio Will, che di questo padre non sa cosa fare e che porta con sé un peso personale – è morto per un minuto in passato e non riesce a smettere di pensarci. E c’è Rooney Mara nei panni di Isla, una donna con un passato difficile che Will incontra su un traghetto e con cui comincia a costruire qualcosa mentre il mondo attorno a loro continua a sgretolarsi. Il cast comprende anche Jesse Plemons e Riley Keough, due attori che non deludono mai.
Il film fu presentato al Sundance Film Festival del 2017 – il festival che Redford stesso aveva fondato decenni prima – e arrivò su Netflix lo stesso anno. La critica fu tiepida: il 48% su Rotten Tomatoes dice tutto. Il consensus generale fu che la premessa era straordinaria ma che il film non riusciva a svilupparla fino in fondo, scivolando troppo presto verso la storia d’amore tra Will e Isla e perdendo di vista le implicazioni sociali e filosofiche più grandi di quella scoperta.
Ed è una critica fondata. La scoperta è un film che soffre di una certa timidezza narrativa – ha tutte le carte per diventare qualcosa di davvero memorabile e in certi momenti si accontenta di meno. Le domande che pone sono enormi: se l’aldilà esiste e non dipende dalla religione che hai professato in vita, il mondo non diventerebbe un posto ancora più pericoloso? I peggiori tra noi non avrebbero ancora meno motivi per comportarsi bene?
Queste domande vengono sollevate ma non sempre approfondite quanto meriterebbero. Il film preferisce restare su scala piccola – due persone, una famiglia, una villa isolata – quando la premessa chiedeva qualcosa di più vasto. È un limite reale, ma non è un motivo sufficiente per ignorare un’opera che ha il coraggio di partire da un’idea così originale e che in certi momenti – specialmente nel finale – riesce a sorprendere davvero.
Vale la pena vederlo per la premessa, per Redford, e per quella sensazione rara di guardare un film che pone domande a cui non si riesce a smettere di pensare anche dopo che è finito.
Se uno scienziato dimostrasse domani l’esistenza dell’aldilà, pensi che il mondo diventerebbe un posto migliore o peggiore di quello che è adesso? Scrivilo nei commenti – La scoperta è su Netflix proprio per far venire voglia di discuterne.


