Quando Sydney Sweeney e Ethan Hawke si sono seduti per una conversazione nell’ambito di Actors on Actors di Variety, nessuno si aspettava che la chimica sarebbe stata così forte da trasformare un’intervista in qualcosa che somiglia più a una chiacchierata tra padre e figlia. E infatti, alla fine, Sydney ha lasciato tutti senza parole con una frase: “Vorrei che fossi mio padre“. Un momento di sincerità rara che racconta molto su entrambi.
La figlia di Ethan Hawke va al cinema per vedere Sydney Sweeney
L’intervista parte con un aneddoto che è già gold. Ethan Hawke, 55 anni e padre orgoglioso (la sua figlia maggiore è Maya Hawke di Stranger Things), racconta che la sua figlia diciassettenne gli ha scritto chiedendogli cosa facesse quella sera. Lui capisce subito: le amiche l’hanno scaricata. Lei vuole vedere “quel nuovo film di Sydney Sweeney”, cioè Christy, il biopic sulla pugile Christy Martin. Hawke prenota subito i biglietti all’Alamo, ordinano un paio di hamburger vegani e passano “una delle serate migliori degli ultimi tempi”.
Dopo il film, la figlia gli fa un discorso che vale oro: “Papà, devi capire che questa donna era la migliore pugile degli Stati Uniti, eppure era praticamente impossibile per lei uscire da una relazione tossica. È questo che affrontano tante donne”. Ethan chiede a Sydney di dirle che è felice che abbia raccontato questa storia. Un inizio che ti mette subito comodo, come se fossi lì con loro.
Sydney Sweeney ha messo su 35 chili per interpretare Christy Martin
Sydney racconta di aver pianto a dirotto leggendo la sceneggiatura di Christy. Non riusciva a credere di non aver mai sentito parlare di questa donna straordinaria. Appena finito di leggere, si è buttata in una Zoom con il regista David Michôd supplicandolo: “Farò qualsiasi cosa, lascerò che mi perda completamente in questo ruolo”.
E quando dice “qualsiasi cosa”, lo dice sul serio. Sydney, che ha praticato kickboxing da ragazzina, si è allenata due volte al giorno, tutti i giorni, mettendo su 35 chili di muscoli. “Mi sono sentita viva”, confessa. “Stavo pensando di mollare la recitazione e mettermi a fare boxe professionalmente”. Hawke ride e racconta di quando lui ha interpretato Chet Baker e si era convinto di poter diventare un trombettista professionista. Il suo maestro gli disse: “Ci vorrebbe molto più di un anno”. Sydney ride: “Ci convinciamo di essere così bravi in queste cose!”.
Le botte vere e il naso insanguinato
Ma il dettaglio più folle? Sydney ha chiesto alle sue stunt double di colpirla davvero. “Volevo essere colpita per davvero. E loro erano d’accordo anche a farsi colpire da me. Ci siamo proprio date dentro. C’erano nasi insanguinati. Era tutto vero”. E poi aggiunge, con un sorriso che trapela dalle parole: “Ho avuto una commozione cerebrale“. Hawke: “L’hai detto con orgoglio”. Sydney: “Ero orgogliosa”.
Ogni combattimento nel film è stato ricreato dalle vere combinazioni che Christy Martin usava nei suoi incontri reali. Un livello di dettaglio maniacale che ha trasformato Sydney in una vera atleta.
La scena più difficile con Merritt Wever
C’è un momento del film che ha devastato Sydney emotivamente. Era il terzo giorno di riprese, il primo per Merritt Wever (che interpreta la madre di Christy), e dovevano girare la scena in cui Christy va dalla madre a chiederle aiuto e lei la rifiuta. “È stata una delle scene più difficili che abbia mai fatto. Non riuscivo a capire come un genitore potesse non essere lì per il proprio figlio”.
Hawke, che nella vita è padre, risponde con una riflessione profonda: “Purtroppo succede continuamente. Tanti genitori hanno un’agenda su chi tu debba essere, come se riflettessi loro. Non sei un’entità indipendente”. Questo accade spesso anche nel mondo dello spettacolo, dice, dove molti genitori non vogliono che i figli diventino attori.
Maya Hawke sapeva già a 4 anni cosa voleva fare
Sydney chiede a Ethan come ha reagito quando sua figlia Maya ha voluto fare l’attrice. Lui racconta che lo sapeva già quando lei aveva 4 anni. “Sapevo che sarebbe diventata un’artista e che sarebbe stata molto brava. Era il suo posto sicuro: acquerelli, danza, canto”. Dice che ci sono state cose della sua infanzia molto difficili e complicate, cose di cui si pente per lei, ma tutto ciò che riguardava la comunicazione umana la faceva vibrare.
Ricorda un episodio bellissimo. Una maestra chiese a Maya tredicenne: “Sei felice?”. E lei rispose: “Pensi davvero che questa sia la domanda interessante? Ci sono domande molto più interessanti. Sono felice? No. Ma non aspiro a essere felice”. Ethan: “Ho pensato, amo questa ragazza”.
Il vuoto dopo aver finito un grande ruolo
Sydney confessa una cosa che tutti gli attori provano ma pochi ammettono. Quando ha finito le riprese di Christy, si è sentita devastata. “È un vuoto agrodolce. Sei orgogliosa del lavoro, è un ruolo da sogno, hai vissuto sei mesi di tutto ciò che hai sempre voluto. Poi tutti si abbracciano, si baciano e devi dire addio per sempre”. Ricorda di essersi guardata allo specchio ancora con i chili addosso pensando: “Non farò mai più qualcosa del genere”.
Hawke le regala una perla: Paul Newman diceva che parte della sua crescita personale era prendere le qualità che ammirava nei personaggi che interpretava e tenerle, e prendere quelle che non rispettava ma ora vedeva in sé stesso e cercare di eliminarle. “Vedevo la gelosia, l’avidità, la cattiveria. So che sono in me, ma proverò a ridurle”.
Euphoria e la libertà di essere “completamente bonkers”
Quando si parla di Euphoria (Sydney ha appena finito di girare la terza stagione), l’attrice racconta che Cassie è un personaggio così emotivo che doveva essere libera con ogni scelta. “Non dovevo giudicare quello che facevo. Sam Levinson diceva sempre: ‘Facciamo un ciak alla Cassie pazza’. E quelli erano sempre i nostri preferiti perché buttavamo via tutte le regole”.
Hawke conferma: anche Richard Linklater su Blue Moon gli diceva la stessa cosa. “Fanne uno in cui fai tutto quello a cui hai mai pensato ma che temevi fosse brutto”. Nessuno lo vedrà tranne quelli in sala e il montatore, ma potresti trovare qualcosa. E trovi sempre qualcosa.
“Vorrei che fossi mio padre”
Alla fine di questa conversazione straordinaria, Ethan le dice: “È emozionante vedere qualcuno che si butta completamente nel lavoro. Il mondo ama quando accetti una sfida. E tu l’hai accettata. È bello parlare con te in questo momento della tua vita”. E Sydney, con una sincerità disarmante: “Vorrei che fossi mio padre“.
Un momento che dice tutto sull’umanità di entrambi e sulla bellezza di questa intervista di Variety che puoi guardare per intero su CNN o sul canale YouTube di Variety.
E tu, hai visto Christy? Raccontaci nei commenti cosa ne pensi del film e di questa intervista straordinaria!


