Sydney Sweeney è finita al centro di una nuova polemica per Euphoria 3, ma stavolta il problema non è solo la solita provocazione della serie HBO. A criticare la storyline di Cassie sono soprattutto alcune creator e modelle che lavorano davvero su OnlyFans, secondo cui il personaggio interpretato da Sweeney offre un’immagine caricaturale, irrispettosa e poco realistica del loro lavoro.
Nella terza stagione, Cassie apre un profilo OnlyFans e viene mostrata mentre realizza contenuti molto spinti, tra travestimenti da cagnolina, collare, guinzaglio e altri outfit pensati per scioccare lo spettatore. Una scelta narrativa che magari, nelle intenzioni della serie, doveva raccontare la discesa del personaggio in una nuova forma di dipendenza dall’approvazione altrui. Solo che molte creator non l’hanno presa così.
Per loro, il messaggio che passa è molto più fastidioso: chi lavora su OnlyFans viene dipinto come una persona pronta a fare qualsiasi cosa, senza criterio, senza limiti e senza una vera professionalità. Insomma, non una rappresentazione complessa, ma una specie di caricatura.
Ed è proprio qui che la polemica si è accesa.
Sydney Leathers, creator attiva su OnlyFans dal 2017, ha criticato apertamente la serie parlando di scene ridicole e poco credibili. Secondo lei, alcuni contenuti mostrati in Euphoria 3 non sarebbero nemmeno consentiti sulla piattaforma reale, anche per via delle regole imposte dai gestori dei pagamenti. Quindi il problema non sarebbe solo morale o di sensibilità: sarebbe anche pratico. La serie, secondo questa critica, racconta OnlyFans senza conoscere davvero come funziona.
Anche Maitland Ward, attrice ed ex volto televisivo oggi molto attiva nel settore dei contenuti per adulti, ha usato parole dure. In particolare, ha contestato la scena in cui Cassie viene mostrata con un outfit infantile, definendola dannosa per l’immagine delle sex worker. Il timore è che una rappresentazione del genere rafforzi gli stereotipi più vecchi: l’idea che chi lavora su piattaforme per adulti sia automaticamente senza una bussola morale, sfruttato, degradato o disposto a qualunque cosa per denaro.
E questa è una questione più seria della semplice polemica social.
Perché OnlyFans, piaccia o no, è diventato un pezzo enorme della cultura digitale. C’è chi lo considera una forma di autonomia economica, chi lo vede in modo molto critico, chi lo vive semplicemente come un lavoro. Ma dietro quei profili ci sono persone vere, con regole, strategie, limiti, contratti, pagamenti, contenuti da pianificare e una reputazione da gestire. Non è solo “mettersi davanti a una fotocamera e fare cose strane”, anche se Hollywood spesso sembra raccontarlo così.
Ecco perché alcune creator si sono sentite prese in giro.
Il punto non è che Euphoria debba diventare un documentario su OnlyFans. Nessuno pretende questo. La serie di Sam Levinson ha sempre scelto l’eccesso, l’estetica sparata, le immagini disturbanti, i personaggi che sembrano vivere ogni emozione a volume massimo. Però quando usi un lavoro reale, già pieno di stigma, per costruire una scena volutamente grottesca, è abbastanza prevedibile che chi quel lavoro lo fa ogni giorno possa rispondere male.
Cassie, poi, è un personaggio complicato da sempre. Fragile, insicura, affamata di attenzioni, spesso incapace di distinguere il desiderio dall’amore. Dentro questo percorso, la scelta di portarla su OnlyFans potrebbe anche avere una logica narrativa. Il problema è come viene mostrata. Perché se l’unica immagine che dai è quella della ragazza bionda e sexy trasformata in fantasia estrema, allora il rischio è che la critica abbia un fondo di verità.
La domanda diventa semplice: Euphoria sta raccontando Cassie o sta usando OnlyFans come scorciatoia per scioccare il pubblico?
Le creator che hanno criticato la serie sembrano puntare proprio su questo. Non contestano solo la presenza di OnlyFans nella trama. Contestano il modo. Contestano il fatto che la piattaforma venga usata come contenitore di fantasie assurde, senza far capire che per molte persone quel mondo è molto più organizzato, regolato e meno “cartoon” di quanto appaia nella serie.
E forse questa polemica dice anche qualcosa sul momento di Euphoria 3. La serie, nata come uno dei prodotti più discussi e stilosi degli ultimi anni, oggi sembra camminare su un filo sempre più sottile. Da una parte c’è chi continua a difenderla perché la considera provocatoria, libera e disturbante nel modo giusto. Dall’altra c’è chi pensa che stia confondendo la provocazione con il rumore.
Sydney Sweeney, come spesso accade, si trova nel mezzo. La sua Cassie è sempre stata uno dei personaggi più esposti alle discussioni, anche perché l’attrice ha una presenza scenica fortissima e ogni sua scena diventa materiale da commento. Però stavolta la polemica non riguarda solo lei. Riguarda gli autori, la scrittura e il modo in cui una serie popolarissima decide di rappresentare un’intera categoria.
Alla fine, la questione non è nemmeno stabilire se OnlyFans sia giusto o sbagliato. Ognuno avrà la sua opinione, ci mancherebbe. Il tema è un altro: quando racconti un mondo reale, anche dentro una serie estrema come Euphoria, puoi permetterti di trasformarlo in una barzelletta visiva senza aspettarti reazioni?
Le creator di OnlyFans hanno risposto di no. E questa volta la polemica sembra meno superficiale del solito.
Tu cosa ne pensi: Euphoria 3 ha solo esagerato per raccontare meglio Cassie oppure le creator di OnlyFans hanno ragione a sentirsi ridicolizzate? Scrivilo nei commenti.


